Giustizia, Sarti: “Chi ha fatto politica abbandoni magistratura”/ M5s, “tutela della reale indipendenza”

Giustizia, Sarti: “Chi ha fatto politica abbandoni magistratura”. M5s, l’analisi del presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

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Giulia Sarti si autosospende (Foto: da Facebook)

Giustizia, Sarti: “Chi ha fatto politica abbandoni magistratura”. Il Movimento 5 Stelle, con il ministro Alfonso Bonafede, è pronto a passare all’azione La presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Giulia Sarti, tra gli esponenti di spicco del M5s, ha diramato una nota a tal proposito: “Un magistrato che ha ricoperto incarichi politici non dovrebbe tornare a vestire la toga”. Un messaggio chiaro e che intende imprimere una svolta: “E’ necessaria una legge che impedisca che l’ambito giudiziario e quello politico elettivo continuino a contaminarsi a vicenda, e lavoreremo per realizzare l’effettiva separazione delle due funzioni. Come ha sottolineato il ministro Bonafede si tratta di una misura che realizzeremo a garanzia assoluta del principio di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura stessa”.

SARTI: “CHI HA FATTO POLITICA ABBANDONI MAGISTRATURA”

Nel comunicato, Giulia Sarti ha poi sottolineato che questa linea “è uno dei punti decisivi del contratto di Governo nel quadro della giustizia, e siamo intenzionati a portare un cambiamento sostanziale anche in questo contesto, fino ad oggi pericolosamente trascurato. Il magistrato che intende intraprendere una carriera politica deve essere consapevole del fatto che, se eletto, non avrà più la possibilità di tornare agli uffici giudiziari come togato. Passa anche da questa nostra proposta la tutela della reale indipendenza della magistratura”. Lo stesso ministro Alfonso Bonafede, nel suo intervento alla seduta straordinaria dell’Assemblea plenaria del Coniglio Superiore della Magistratura, ha sottolineato: “Ciò garantisce un maggiore consolidamento dei principi di autonomia, imparzialità e terzietà della magistratura: un magistrato ha un bagaglio di esperienza e competenza molto importante che può decidere, dedicandosi alla politica, di mettere al servizio della collettività; ciò detto, è evidente che l’assunzione di un ruolo politico compromette irrimediabilmente la sua immagine di giudice terzo”, riportano i colleghi di Aska.



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