IL CASO/ Cosa c’è dietro lo stop della Germania a Conte-Macron (e al Papa)

- Nicola Berti

Domani comincia il Consiglio europeo più difficile. Intanto Macron vede il Papa e la nave Lifeline forse trova un porto. Sui media si gioca una partita parallela. NICOLA BERTI

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Emmanuel Macron (LaPresse)

Poteva un presidente francese tener chiusi i suoi porti ai migranti di Lifeline e “suggerire” invece a Malta di accoglierli, il giorno in cui piombava davanti al portone di Papa Francesco, a due giorni dal Consiglio Ue? Sfrecciando in auto per le vie di Roma ma sdegnando il Quirinale e Palazzo Chigi dell’Italia “vomitevole”? Il giorno in cui il “ministro nero” italiano autorizzava invece uno sbarco in Sicilia? Fino alla metà della giornata di ieri sono state domande reali, lecite. E, molto in filigrana, anche un commentatore come Stefano Folli — solitamente benevolo nei confronti di Emmanuel Macron — ha finito per porlo sullo stesso piano del vicepremier italiano Matteo Salvini. Chi avrebbe detto, uno o due mesi fa, che il leader della Lega sarebbe stato determinante alla vigilia di un Consiglio Ue di capi di Stato e di governo?

Quando comunque la giornata ha inanellato tutti i suoi eventi, compresa la rivelazione di un pranzo fra Macron e il premier italiano Conte, tutte le domande sono rimaste — anzi: se ne sono aggiunte di nuove. Anzitutto: la risposta positiva che Macron e Conte si attendevano da Malta (nell’apparente silenzio-assenso di Salvini, avvalorato dall’autorizzazione di uno sbarco in Sicilia) non è giunta. Neppure l’Eliseo è riuscito a forzare la “Tortuga” britannica al centro del Mediterraneo. Peggio (per Macron): lo stop effettivo al tentativo Macron-Conte-(Papa Francesco) è giunto dalla Germania. Il ministro dell’Interno Horst Seehofer (cristiano-sociale bavarese) ha iniziato ad imitare il collega italiano, interpretando il suo ruolo di co-leader del partito di maggioranza della coalizione e mantenendo il pressing sulla “sua” cancelliera Angela Merkel. Non sappiamo se Salvini ne sarà davvero felice, ma la crisi-migranti — da lui aperta in termini geopolitici — ha creato sommovimenti conseguenti: l’escalation di una crisi latente nell’establishment tedesco e la reazione scomposta di Macron, anche a difesa del cancelliere tedesco. Ma a poche ore dal summit decisivo di Bruxelles, “contenere” e neutralizzare l’iniziativa del vicepremier italiano è ormai un’illusione da parte di tutti i “poteri costituiti” in Europa.

Mentre i giornali italiani si sono attardati sulla tragicomica  proposta franco-tedesca di riportare in Italia i migranti non identificati usciti verso altri Paesi Ue, il Financial Times ha fornito dettagli di prima mano sulla piattaforma della nuova presidenza austriaca della Ue, che inizia lunedì. Il governo di Sebastian Kurz premette un condizione di “forte debolezza corrente nella protezione delle frontiere esterne dell’Europa” e avanza subito una proposta operativa: tutte le richieste di asilo nell’Unione Europea devono essere presentate prima che il richiedente varchi in ingresso le frontiere dell’Unione. Particolare preoccupazione viene espressa per l’arrivo indiscriminato “di giovani soli e senza istruzione, da paesi caratterizzati da società patriarcali, non liberali e con specifiche arretratezze di tipo religioso”.  

La “caduta della dea Merkel” — ipotesi ormai tutt’altro che irrealistica — e la presenza all’Eliseo di un presidente che non ha nulla né di un Giscard d’Estaing né di un Mitterrand aprirebbe scenari inediti: probabilmente senza rete anche per l’Italia. Fatte le debite proporzioni, se Merkel sopravviverà alle Calende di luglio, avrà comunque bisogno di ciò che Matteo Renzi ha sempre imperdonabilmente rifiutato di fare: una revisione critica delle sue aspirazioni di “cancelliere d’Europa”; l’eliminazione rapida dal suo cerchio magico di figure come il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker; una corretta valutazione del lavoro fatto dal presidente (italiano) della Bce, Mario Draghi. Anche in vista della sua successione.

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