CONTE A DI MAIO: “POSSO DIRE CHE..”/ Ministro M5s ‘gela’ il premier: Delrio (Pd) “sconcertante”

- Niccolò Magnani

Le gaffe del Premier Conte: chiede a Di Maio con microfono acceso, “questo lo posso dire?”, e la secca replica di Luigi “no”. Poi non trova gli appunti del discorso

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Le gaffe del Premier Conte (Foto: YouTube)

La politica, il giorno dopo il discorso delle gaffe, non perdona nulla al premier Giuseppe Conte: o meglio, non perdona il fatto che questo Presidente del Consiglio dia sempre più l’impressione di essere “commissariato” dai due azionisti di maggioranza. Dopo che ieri dai banchi del Pd, il capogruppo Delrio invitava Conte a non essere «il pupazzo di Salvini e Di Maio», oggi lo stesso ex ministro dei Trasporti ha rincarato la dose in una intervista a Radio Capital con Massimo Giannini. Riferendosi alla gaffe sul fratello di Mattarella fatta ieri dal premier Conte, Delrio affonda «Noi siamo debitori alle vittime della mafia a chi ha fatto la Resistenza e ha scritto la Costituzione, essere generici per delle scuse generiche è sembrato un gesto intollerabile. Ma deve far riflettere: s e dimentichiamo le persone e le cose che ci hanno preceduto forse non abbiamo un grande futuro». «Le cose che ha detto«, ha concluso il deputato Pd, «hanno sconcertato tutti, al di là delle tifoserie». 

GASPARRI: “SCENA MAI VISTA”

La gaffe del Premier Giuseppe Conte con il vice presidente Luigi Di Maio sta facendo il giro del web e si sono accese le polemiche. Il giurista alla guida dell’esecutivo M5s-Lega, nel corso del suo discorso, ha chiesto al leader politico pentastellato: “Questo lo posso direi?”. Il professore è stato gelato dal secco no di Di Maio e l’opposizione è partita all’attacco: “La scena di ieri in cui #Conte dice a #DiMaio : “lo posso dire”, È una scena che non ho mai visto” il commento del parlamentare di Forza Italia Maurizio Gasparri. Duro anche Graziano Del Rio del Partito Democratico: “Il nostro augurio è che non faccia il pupazzo in mano a partiti, si faccia sentire””. Tranchant anche il commento della dem Anna Ascani: “Conte non trova i fogli della replica e @luigidimaio glieli cerca mentre lui balbetta cose a caso. Una scena tra il ridicolo e l’inquietante. Qualcuno è ancora convinto che questo presidente del consiglio sarà autonomo? #opencamera #fiduciaConte”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

DA DOSTOEVSKIJ A MATTARELLA..

Se da un lato le gaffe sono all’ordine del giorno per i politici – non solo italiani – la temporalità delle stesse è alle volte alquanto importante: compierne in 24 ore diverse e sullo stesso “campo di battaglia” – in questo caso il Parlamento – è qualcosa da vero guinness e il buon premier Conte ne sa qualcosa. Qui sotto trovate l’intero capitolo “appuntiµfono” ma occorre fare anche qualche precisazione su quanto detto dal Presidente del Consiglio sulla ormai famosa “citazione di Dostoevskij” utilizzata nel discorso al Senato quando intendeva parlare di populismo “buono” per esemplificare il proprio Governo Lega-M5s. «Prendo spunto dalle riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puškin.. […] Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni’». Ecco, peccato che il buon romanziere russo non avesse detto proprio queste esatte parole: come annota un esperta in materia come la collega Anna Zafesova su Rolling Stones questa mattina, «Conte disturba i grandi della letteratura russa per definire il populismo: “l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente”. Una frase che Dostoevskij non aveva mai detto né scritto, e con la quale non sarebbe d’accordo. Monarchico, nazionalista, conservatore, convinto sostenitore della sacralità del governo, intriso di misticismo ortodosso e pieno di odio verso qualunque rivoluzione e rivoluzionario, Fiodor Mikhailovich non poteva essere una scelta peggiore di testimonial della rivolta antikasta pentastellata». Ma non solo, nel discorso su Puskin Dostoevskij non aveva mai parlato di populismo e nemmeno di sistemi di governo, intendendo tutt’altro di quanto invece sostenuto dal Premier Conte. 

“QUESTO LO POSSO DIRE?”

«Luigi questo lo posso dire?», «No, continua..»: i giornalisti si sa sono impietosi e senza cuore, eppure quanto andato in scena ieri alla Camera tra il Premier Giuseppe Conte e il Ministro del Lavoro (e azionista di maggioranza del Governo) Luigi Di Maio ha qualcosa di realmente imbarazzante, nel senso più profondo del termine. Vedere il professore e avvocato lì in mezzo alle due “guardie del corpo” Di Maio e Salvini fa ancora impressione, specie se poi in un piccolo fuorionda pizzicato dal Corriere della Sera il Presidente del Consiglio – che ai suoi ministri dovrebbe dare degli ordini – chiede intimorito se “quella cosa lì” potesse dirla. Non è chiaro di cosa parlasse, ma è chiara la risposta perentoria del grillino, quasi scocciato dalla richiesta: Conte a quel punto si ritrae, non dice quello che avrebbe voluto, anzi osato, chiedere e il discorso poi prosegue con altri punti tutti “segnati doverosamente negli appunti”, quelli stessi che qualche attimo dopo non trovava e sembrava perciò perso. Come un bambino che si è scritto tutto prima di una verifica e poi non trova il “bigino”: così si spiega anche meglio la reazione di cui vi documentiamo qui sotto, con tanto di video, davanti all’imbarazzo di non trovare i propri appunti.

LA GAFFE DEGLI APPUNTI

Per chi solo una settimana fa era ancora un professore e avvocato “normalissimo” trovarsi catapultato nel palazzo della politica non deve essere facile e per questo deve avere la più profonda comprensione e appoggio da tutto il popolo italiano: ma qui il problema imbarazzante non è tanto quello, ma il fatto che sembra davvero che Di Maio (più di Salvini) lo tratti come un mero “esecutore contrattuale” e non come invece il Presidente del Consiglio con una sua testa e le sue proposte. Di certo avrà modo Conte di imparare e formarsi strada facendo, ma quanto visto ieri alla Camera non è certo un buonissimo viatico in questo senso. Il Presidente della Camera Roberto Fico invita il Premier a parlare e rispondere alle domande sul voto di fiducia e lì scatta il panico: «non li trovo, non li trovo», dice Conte indaffarato e rivoltare le sue carte davanti. Salvini fa “lo gnorri” mentre Di Maio replica secco, «eccoli qui, questi sono i tuoi appunti», ma Conte risponde subito, «no, no, me li devi trovare». L’aula guarda imbarazzata l’intera scena, con qualche fischio che arriva dai banchi del Pd: a quel punto Di Maio per provare a tranquillizzarlo si rivolge al prof e lo intima di parlare, «hai il microfono aperto, te li cerco io, tu inizia a parlare». Se a questo ci aggiungiamo la gaffe sulla “presunzione di colpevolezza” o le citazioni di Dostoevskij alquanto “modificate” o ancora il non ricordarsi che Mattarella aveva un fratello, Piersanti, ucciso dalla mafia e non un mero “congiunto ammazzato” ecco che il piatto delle gaffe è servito. In soli tre giorni, mica male..



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