TRADITORI A SINISTRA/ Damiano: Renzi è un liberista e i compagni se ne fregano dei poveri

- int. Cesare Damiano

Che cosa è oggi il Partito democratico? Cosa opporre a Renzi per far rinascere la sinistra? Ne abbiamo parlato con l’ex ministro del Lavoro CESARE DAMIANO (Pd)

Damiano_Cesare_Lapresse
Cesare Damiano (Lapresse)

“Un partito congelato” dove sono “tutti contro tutti”: è il quadro del Pd che esce dall’assemblea plenaria di qualche giorno fa, con un Matteo Renzi sempre più solo ma deciso a portare avanti la sua linea. Ne abbiamo parlato con l’ex ministro Cesare Damiano (risultato non eletto alle politiche del 4 marzo nel collegio di Terni), che ha definito le parole di Renzi “una minestra riscaldata e non da uomo di sinistra”. Ecco cosa ci ha detto.

Damiano, quale è oggi la sua visione del Pd? Pochi giorni fa ad esempio lei ha detto che la legge Fornero va assolutamente cambiata, l’esatto opposto di quanto ha detto Renzi all’assemblea del partito.

L’assemblea ha evidenziato ancora una volta posizioni divergenti. Per quanto riguarda il discorso di Renzi, non l’ho apprezzato anzi l’ho trovato obsoleto, una minestra riscaldata propinata fuori tempo massimo che non ha approfondito autocriticamente la situazione.

Renzi si lamenta che il partito dia a lui le colpe di tutto, è davvero così?

Non ho mai pensato che si tratti di gettare solo sulle spalle di Renzi la colpa della situazione: il problema della sinistra non è solo nazionale o europeo ma addirittura mondiale. Ha origine lontana quando alla fine degli anni 70 nella sinistra ha trionfato e dominato fino a oggi il liberismo.

Luciano Violante ha detto più o meno la stessa cosa in un suo intervento sul Corriere della Sera: “La sinistra ha manifestato disattenzione per i più poveri e una rispettosa condiscenda per la finanza globale”. E’ vero che le battaglie dei ceti sociali più poveri oggi sono rappresentante da altre forze politiche?

Ce lo aveva spiegato molto bene anche Joseph Stiglitz (premio Nobel per l’economia, ndr): la sinistra a livello globale è stata complice di politiche che hanno favorito le classi più abbienti e non quelle popolari. Dobbiamo dunque parlare di una origine antica del fenomeno.

In questo quadro quali sono le responsabilità di Renzi?

Penso che Renzi non abbia fermato questa deriva, se mai l’ha accelerata. Ha avuto la responsabilità di aver condotto maldestramente la battaglia sul referendum, al quale io ho votato sì. Una battaglia che abbiamo perso per un eccesso di personalizzazione. Abbiamo condotto male anche le due recenti battaglie elettorali in cui abbiamo toccato il fondo in alcune situazioni. Non rendersi conto da parte sua di questa situazione è grave.

Nel Pd si sta facendo autentica autocritica o è davvero un tutti contro tutti?

Sono contento che Martina sia stato eletto segretario, mi aspetto un segno di discontinuità nel metodo e nei contenuti.

Basterà Martina per questo o c’è un gruppo preciso di lavoro insieme a lui?

Martina ha il compito di traghettarci fino al congresso e sarà lì che si metteranno in evidenza progetti, politiche e programmi, che, le dico, saranno sicuramente alternativi.

Ci dica in che senso.

Sentire Renzi che dice che è per difendere la legge Fornero e il Jobs Act lo trovo curioso, detto da un politico di sinistra. Io sono radicalmente all’opposto, sono per il superamento della legge Fornero, non considero il Jobs Act un tabù, penso ci sia bisogno di una nuova disciplina sui licenziamenti. Mi stupisce che Renzi non rivendichi le stesse cose, pensando che in passato abbiamo fatto otto salvaguardie sul Jobs Act come commissione lavoro alla Camera, con una battaglia furibonda, con interventi di correzione come l’Ape sociale e volontaria, che tra l’altro adesso rischia di essere abolita mentre invece andrebbe integrata.

(Paolo Vites) 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori