DIETRO LE QUINTE/ Governo Conte, occhio alla lezione di Dini e Monti

- Mara Maldo

Così è stato ieri per Prodi, Dini, Monti: forse lo sarà domani per i ministri Tria e Moavero, dopo Boeri? Ecco spiegato il nervosismo di Salvini e Di Maio. MARA MALDO

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Luigi Di Maio (Lapresse)

Rinnovamento italiano è stato un partito politico fondato e guidato dall’ex presidente del Consiglio dei ministri Lamberto Dini, attivo tra il 1996 e il 2002. Lamberto Dini veniva dai vertici di Bankitalia. Inserito nel primo governo Berlusconi, era uno dei tecnici a cui la metamorfosi da burocrate a politico aveva provocato vertigini e la consapevolezza del fatto che anche il più neutrale tra i tecnici è tifoso di una squadra, ha opinioni, si schiera. E soprattutto anche per i “civil servant” vale il detto siciliano: “comandare è meglio che fottere”.

Non diversamente era andata per Romano Prodi, supertecnicissimo “professore” capo dell’Iri degli anni Ottanta. E poi fondatore di un partito — I democratici — e capo di due coalizioni, Ulivo ed Unione.

E che dire dell’algido e asettico Mario Monti? Pochi mesi al governo, tecnico si intende, e si butta nella mischia con Scelta civica ottenendo più o meno il 10 per cento.

Questi esempi sono più che sufficienti per capire il nervosismo di Salvini e Di Maio contro i tecnici disseminati tra governo ed istituzioni chiave come l’Inps. Da una parte carisma politico e conclamata incompetenza di due diplomati, dall’altro i titoli accademici e lo standing internazionale dei Boeri, Tria, Moavero che pur ribadendo di fare “solo il loro dovere” e di voler “servire le istituzioni” tradiscono in più di una dichiarazione quella postura convinta delle proprie idee ed un po’ piena di sé che solo il potere può dare. 

Provate ad immaginare se al tecnico ma liberale Tria, o al tecnico e cattolico Moavero ed infine al tecnico ma progressista Boeri venisse la tentazione di dire che le incomprensioni con i “capi politici” dipendono in realtà non da problemi burocratici ma dalle loro idee. Già, le idee. Quelle che ti qualificano di destra o di sinistra. Quelle per cui ti senti di rappresentare, o sei rappresentato. Quelle per cui a volte ti viene la tentazione di fare un partito. E se di Salvini e Di Maio si può immaginare che possano laurearsi, perché ai “burocrati” non potrebbe capitare di scoprirsi leader?

O forse aveva ragione il vecchio Talleyrand, rimasto al potere con qualsivoglia governo in anni in cui il vento del giacobinismo faceva cadere teste e miti con una frequenza anche maggiore delle dichiarazioni degli esponenti del governo gialloverde: “È meglio avere un leone a capo di un esercito di pecore che una pecora a capo di un esercito di leoni”. Chissà se i leoni hanno la laurea…

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