Conte e Di Maio contro Confindustria: “toni allarmistici”/ Decreto Dignità, le critiche degli imprenditori

- Davide Giancristofaro Alberti

Decreto Dignità, Confindustria: “Effetti peggiori delle stime” Contestate le novità sui contratti a termine, nonché il divieto assoluto di pubblicità dei giochi d’azzardo. Replica di Di Maio

boccia_vincenzo_confindustria_lapresse
Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria (LaPresse)

In serata anche il premier Giuseppe Conte “entra” nella querelle tra Di Maio e Confindustria dopo il botta e risposta sul Decreto Dignità: «Confindustria fa la sua parte ma secondo me fraintende. A leggere con attenzione il decreto dignità si accorgerà che non ha nulla da temere», spiega il Presidente del Consiglio uscendo da Palazzo Chigi. Non solo, secondo Conte l’utilizzo di «toni allarmistici sarebbe assolutamente improprio» nel parlare del Decreto Dignità: «con questo provvedimento limitiamo la possibilità di utilizzare i contratti a tempo determinato è un obiettivo politico e Confindustria dovrebbe condividerlo. Noi dobbiamo contrastare il precariato. L’abuso dei contratti a tempo determinato non può essere obiettivo neppure di Confindustria». In conclusione, Conte lancia un “appello” a Confindustria: «devono chiederci n sede di conversione qualche incentivo perche il contratto a tempo determinato possa trasformarsi in tempo indeterminato e già ci abbiamo pensato».  

FRACCARO: “CONFINDUSTRIA AGISCE COME LOBBY”

I deputati del MoVimento 5 Stelle della commissione Lavoro hanno commentato la relazione di Confindustria sul decreto Dignità. Il direttore generale Marcella Panucci «ha considerato solo elementi parziali di un piano più ampi. Gli effetti che il dl dignità avrà sul mercato del lavoro li vedremo solamente dopo che il quadro di riforma del governo sarà completo, e cioè dopo la Legge di Stabilità in autunno». Inoltre, hanno precisato che M5s non ha nulla contro le imprese, anzi pensa alla loro crescita. L’obiettivo del governo è «orientare il mondo imprenditoriale all’utilizzo di contratti a tempo indeterminato, con l’introduzione di sgravi, contestualmente all’abbandono di forme di contrattualizzazione precarie che contribuiscono alla frustrazione di chi vede un futuro lavorativo incerto». Infine, in riferimento alle parole della Panucci sulla delocalizzazione, le cui regole sarebbero poco chiare, M5s replica chiedendo la «posizione di Confindustria anche su tutti quei progetti industriali “poco chiari” che vedono multinazionali e imprese intente a delocalizzare depauperando così le nostre risorse umane e di know-how». Più duro l’intervento di Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta: «Il decreto Dignità contiene misure strategiche per la crescita del Paese, a partire dalle norme contro il precariato. Parlare di effetti negativi e di retromarce significa semplicemente falsare la realtà. Confindustria fa l’attività tipica della lobby che cerca di esercitare pressione sulle istituzioni, ma il periodo della politica al servizio dei poteri forti è finito grazie al Governo del Cambiamento». (agg. di Silvana Palazzo)

NUOVO ROUND DOPO IL CONFRONTO SU LA7 CON BOCCIA

Dopo quello con l’INPS di Tito Boeri, contro il quale si era già scagliato Matteo Salvini, e le banche italiane (tirando in ballo dunque l’ABI), Luigi Di Maio ha ufficialmente aperto un nuovo fronte polemico: dopo che nei giorni scorsi il Governo e Confindustria si erano confrontati a mezzo stampa con alcune precisazioni in merito al varo del cosiddetto Decreto Dignitò, nella giornata di oggi il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha rotto gli indugi e, senza mezzi termini, ha spiegato che, a suo dire, l’associazione che riunisce gli industriali e guidata dal suo conterraneo Vincenzo Boccia fa “terrorismo psicologico”, aggiungendo che da ora in avanti non ci si potrà più fidare. Parole pesanti se lette all’indomani del confronto, pacato nei toni ma “acceso” nei contenuti, che il leader pentastellato aveva avuto proprio con Boccia nel salotto di “Bersaglio Mobile”, condotto da Enrico Mentana su La7. Ma l’intervento di Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, nel corso di una audizione presso la Commissione Finanze e Lavoro della Camera ha tolto la stura alla polemica (“Misure inefficaci e che limitano la crescita”). Insomma, pare esaurita la luna di miele tra esecutivo e Confindustria come pure la linea di credito concessa da quest’ultima al neonato Governo e si potrebbe andare verso lo scontro frontale: in un post apparso successivamente su Facebook e Instagram, infatti, Di Maio ha scritto che non ci saranno passi indietro e ha chiosato con uno “Stateci vicino!” rivolto agli attivisti. (Agg. di R. G. Flore)

IL VICEPREMIER, “NESSUN PASSO INDIETRO SUL DECRETO”

Un altro scontro si consuma tra governo e Confindustria, stavolta sul decreto Dignità. Dopo le polemiche per il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo, è l’audizione alla Camera del direttore generale Marcella Panucci a innescare uno scambio pesante di accuse. «Così si disincentivano gli investimenti e si limita la crescita». E Luigi Di Maio replica: «Fa terrorismo psicologico». Secondo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico il decreto Dignità combatte il precariato e permette di creare quelle condizioni che sono la base per fare impresa, per rilanciare i consumi e per creare un circolo virtuoso. Per questo il vicepremier ritiene «gli effetti del decreto Dignità porteranno anche Confindustria a questa conclusione. Siamo dalla parte dei cittadini, e non faremo nessun passo indietro». Tutto il MoVimento 5 Stelle è compatto contro Confindustria: «Gli attacchi che sta facendo al Decreto dignità sono inaccettabili. Sui presunti effetti negativi sull’occupazione di cui parla Confindustria per la limitazione dei contratti a termine è bene chiarire che non si basano su dati scientifici e che perdono di vista il reale problema dei contratti a tempo rinnovati senza criterio: non assicurare alcuna stabilità ai lavoratori solo per non vincolare gli imprenditori», ha dichiarato Davide Tripiedi, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera. (agg. di Silvana Palazzo)

DI MAIO CONTRO CONFINDUSTRIA: “TERRORISMO PSICOLOGICO”

Non ci sta il Ministro del Lavoro e su Facebook anticipa i contenuti che esporrà a breve in audizione alla Camera con le commissioni riunite di Finanze e Lavoro: la critica di Confindustria contro il Decreto Dignità scatena Di Maio che attacca, «Confindustria oggi dice che con il Decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso». Un parallelo con i proclami sul referendum renziano che ovviamente Di Maio tenta di mostrare per screditare la critica forte lanciata dagli imprenditori italiani, sempre più distanti dal neo-Governo Conte sul piano di mercato del lavoro e pensioni. «Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Il Decreto Dignità combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani, di iniziare a programmare un futuro. Cioè permette di creare quelle condizioni che sono la base per fare impresa, per rilanciare i consumi e per creare un circolo virtuoso», rilancia ancora il Ministro Di Maio che ritiene invece un successo, dopo anni di precariato, poter dare una legge che possa aiutare «a differenza delle riforme del recente passato», conclude il leader M5s. (agg. di Niccolò Magnani)

“I POSTI PERSI SARANNO PiÙ DI 8 MILA”

Sempre secondo il giudizio del direttore generale Panucci, l’affondo di Confindustria sulle ipotetiche riforme del Governo gialloverde rischiano di “rovinare” quanto di buono fatto negli ultimi anni in tema di contratti e politiche del lavoro. «Le riforme degli anni scorsi – ha ricordato Marcella Panucci – avevano contribuito ad abbattere le cause di lavoro sui contratti a termine, passate da oltre 8000 nel 2012 a 1250 nel 2016)». Con il ritorno delle “causali” come previsto dal Dl Dignità si rischia di esporre le imprese ad un imprevedibile contenzioso che nei fatti rischia di «limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella relazione tecnica al decreto (in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)». Sul fronte delle delocalizzazioni inserito nel Decreto – nella parte dove si prevedono sanzioni a tutte quelle aziende italiane che si trasferiscono all’estero dopo aver goduto e avuto finanziamenti pubblici – secondo Confindustria bisognerebbe «evitare atteggiamenti pregiudizievoli e punitivi verso le scelte imprenditoriali; alla delocalizzazione in sé «non può essere associata una connotazione necessariamente negativa. Occorre distinguere i processi di internazionalizzazione dell’attività d’impresa». (agg. di Niccolò Magnani)

CONFINDUSTRIA ATTACCA DI MAIO E IL DL DIGNITÀ

Confindustria ha criticato il decreto Dignità del governo gialloverde, e lo ha fatto in via ufficiale, pubblicando un apposito testo in cui spiega i motivi del proprio giudizio negativo. Secondo l’associazione degli industriali italiani, come si legge sull’edizione online del quotidiano La Repubblica, il decreto suddetto rende «più incerto e imprevedibile il quadro delle regole per le imprese disincentivando gli investimenti e limitando la crescita». Confindustria contesta in particolare le modifiche al rinnovo dei contratti a termine, con il ritorno delle causali: «finisce nei fatti per limitare a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato, generando potenziali effetti negativi sull’occupazione».

“ECCESSIVO IL DIVIETO DELLA PUBBLICITA’ DEI GIOCHI D’AZZARDO”

Secondo la direttrice generale dell’associazione degli imprenditori, Marcella Panucci, il decreto dovrebbe essere corretto, per garantire una crescita sostenibile e inclusiva del paese, favorendo la competitività delle imprese e valorizzando il lavoro. Confindustria è convinto che con i nuovi contratti inseriti nel Dl Dignità, non ci sarà una diminuzione della precarietà, come invece sostenuto dal governo, «la migliore strada – proseguono gli industriali – è agire sul costo del contratto a tempo indeterminato, con una riduzione netta del costo del lavoro». Contestato anche lo stop alla pubblicità dei giochi d’azzardo: «Ci sembra eccessivo – commenta la Panucci – sono attività lecite che se troppo vincolate rischiano di dare spazio a quelle illecite».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori