PIETRO GRASSO CONDANNATO: DEVE 83MILA EURO PER CONTRIBUTI PD/ Ultime notizie, Annalisa Chirico: “Imbarazzo!”

- Emanuela Longo

Contributi al Pd, Grasso condannato a pagare 83mila euro al suo ex partito: la notizia confermata dal Tesoriere Francesco Bonifazi che ha esultato sui social per la decisione del giudice.

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Pietro Grasso (Foto da Lapresse)

La situazione legata a Pietro Grasso, e ai contributi da versare al Pd, ha creato davvero grande polemica alzando un polverone. In merito alla situazione si è sbilanciata anche la giornalista e scrittrice Annalisa Chirico che ha sempre espresso il suo parere con grande professionalità. Scrive: “Posso dirlo? Imbarazzo. Un magistrato, un procuratore antimafia, un presidente del Senato che si fa portare in tribunale perché non paga gli arretrati allo stesso partito che lo ha fatto eleggere. Moralizzatori e oratori. #PietroGrasso“, clicca qui per il tweet. Al momento sono tantissimi i commenti fatti su questa situazione con lo stesso Pietro Grasso che ha voluto esprimere il suo parere e cercare di battere le prime parole in difesa di quanto accaduto. Molte altre ancora ne accadranno nelle prossime ore quando saranno anche i suoi colleghi, e magari diretti interessanti nella vicenda, a spiegare meglio cosa realmente è successo e quali sono le motivazioni di questa situazione certamente imbarazzante. (agg. di Matteo Fantozzi)

ACCORDO FALLITO CON BONIFAZI

Il giudice del Tribunale di Roma, secondo l’articolo 633 del codice di procedura civile, ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti di Pietro Grasso, condannato a pagare al Pd 83.250 euro, relativi ai contributi dovuti al partito. L’esponente di Leu ha rivelato di aver avuto contatti con il tesoriere Bonifazi per cercare un accordo tra le parti ed evitare contenziosi che però non sono andati a buon fine. Come riportato dal Corriere della Sera, dal Nazareno hanno fatto sapere di aver proposto all’ex presidente del Senato una rateizzazione della somma, ma anche questa ipotetica soluzione si sarebbe rivelata vana. Ieri il Tribunale avrebbe avvallato anche anche altre richieste di risarcimento avanzate dal Pd. Coinvolta anche la cugina di secondo grado di Matteo Renzi, Elisa Simoni, passata a Leu. Così l’ex portavoce di Dario Franceschini, Pierdomenico Martino. Il Nazareno aspetta anche l’accoglimento del decreto presentato per Ugo Sposati, custode del tesoro del Pci. (agg. di Silvana Palazzo)

“AVEVO CHIESTO INCONTRO A BONIFAZI”

Pietro Grasso è stato condannato dal Tribunale di Roma a pagare circa 83mila euro al Pd, somma che corrisponde ai contributi non versati dall’ex presidente del Senato al partito con cui era stato eletto in Parlamento nel 2013. Grasso non ci sta e promette battaglia: «Nessuno mi ha mai chiesto una determinata cifra mensile (1.500 euro al mese, ndr.) nel corso di tutta la scorsa legislatura, e da presidente del Senato, come so essere norma, non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica, oltre ad aver rinunciato, tra le altre, alla parte di indennità che viene solitamente utilizzata per finanziare i partiti». E dunque è pronto al ricorso, ma ricorda di «aver chiesto via mail più di un mese fa un incontro con Bonifazi e i rispettivi legali, ho rinnovato la richiesta direttamente a lui due giorni fa per dimostrare, carte alla mano, le mie ragioni ed evitare il contenzioso. Quando arriverà il decreto può star certo che farò opposizione». Bonifazi, tesoriere del Pd, aveva esultato su Twitter: «Avevo promesso che avremmo portato la vicenda in Tribunale, per rispetto a chi segue le regole. Oggi è arrivato il Decreto Ingiuntivo contro il presidente #Grasso per gli 80mila€ che deve al #Pd. Viva la giustizia». (agg. di Silvana Palazzo)

PD, SCONTRO GRASSO-BONIFAZI SU CONTRIBUTI

Alla provocazione di Pietro Grasso non poteva che controreplica lo stesso Bonifazi, il tesoriere del Pd accusato dal leader di LeU di “scaricare la colpa dei fallimenti di gestione” ha spiegato così in una nota ufficiale. «La gestione del Pd è stata virtuosa, in questi anni. I problemi amministrativi derivano dall’abolizione del finanziamento pubblico, non dalle campagne elettorali. Peraltro ricordo all’ex presidente che il Pd raccoglie con il 2×1000 una quota pari al 50% delle intere opzioni. Apprezzabile il tentativo di Grasso di sviare sui guru americani, ma sono le leggi italiane a dire che lui deve pagare», attacca il tesoriere dem, che non pago rilancia ancora «Non avrei mai immaginato di dover chiedere un decreto ingiuntivo per un ex magistrato di chiara fama, che dovrebbe conoscere il significato della parola legalita’. Ma se Grasso insiste andremo avanti perché dove non arriva il buon senso, arrivano i decreti ingiuntivi». Lo scontro e le acredini tra un ex Presidente del Senato, divenuto leader della formazione antagonista a Sinistra (con ben pochi risultati, va detto) e il suo ex partito, evidentemente, pesano ancora molto.. (agg. di Niccolò Magnani)

REPLICA DI GRASSO: “MAI RICEVUTO INGIUNZIONI”

Pietro Grasso non ci sta e dopo la condanna al pagamento di circa 83mila euro al Partito Democratico quali contributi dovuti dopo essere entrato in Parlamento nel 2013 e a seguito del commento di Francesco Bonifazi, tesoriere dei dem, replica punto su punto. “Non ho ancora ricevuto alcuna notifica di decreto ingiuntivo” ha spiegato il leader di Liberi e Uguali all’Ansa, aggiungendo di non sapere “su quali basi possa essere stata emessa”. A detta di Grasso, infatti, non gli sarebbe mai stata chiesta tale cifra mensile nel corso della passata legislatura e dato che lui è stato Presidente del Senato “non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica”. Poi l’ex magistrato passa al contrattato e punta il dito contro lo stesso Bonifazi: “Evidentemente vuole scaricare le colpe della sua pessima gestione delle casse del Pd su altri…” ha chiosato sibillino. (Agg. di R. G. Flore)

GRASSO CONDANNATO A PAGARE 83MILA EURO AL PD

L’ex presidente del Senato Pietro Grasso è stato condannato dal Tribunale di Roma a versare al Pd 83.250 euro. Come spiega Corriere.it, si tratta della somma relativa ai contributi che Grasso avrebbe dovuto corrispondere al suo ex partito con il quale fu eletto in Palamento nel 2013. L’ex presidente del Senato e candidato premier di Leu alle ultime politiche, insieme ad altri 60 tra deputati e senatori morosi, avrebbero dovuto versare – ma non lo fecero – circa 1500 euro al mese. Per questo il Pd era ricorso in tribunale e solo oggi è arrivato il decreto ingiuntivo nei confronti di Grasso e di molti altri emesso dal giudice. A confermare la notizia è stato il Tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, il quale, contattato telefonicamente da Repubblica.it ha spiegato: “Il mio unico commento è che le regole vanno rispettate, specie se si di decide di stare in una comunità”. Bonifazi ha poi aggiunto che “su 63 richieste di decreto da noi avanzate il giudice ne ha emessi praticamente quasi tutti”. Come verranno impiegati questi soldi che il partito dovrà ricevere? “Noi abbiamo preso l’impegno, durante l’approvazione del bilancio, di destinare tutti questi soldi a sostegno dei nostri lavoratori in cassa integrazione. Poi è chiaro che tra l’emissione del decreto e la percezione effettiva del denaro, ahimè, passerà del tempo”, ha chiosato.

BONIFAZI SODDISFATTO

Sono oltre 80mila euro i soldi che Grasso dovrà restituire al suo ex partito, il Pd, relativi ai contributi non versati dopo la sua elezione in Parlamento nel 2013. Per loro è stato anche emesso un decreto ingiuntivo del valore di circa 1,5 milioni e che, come promesso da Bonifazi, saranno destinati a un fondo in sostegno dei 180 dipendenti del Nazareno in cassa integrazione. Su Facebook Bonifazi ha commentato la notizia nel pomeriggio di oggi: “Vi ricordate la brutta lunga polemica con il presidente Grasso sui soldi dovuti al PD? Oggi il Tribunale di Roma ha emesso il decreto ingiuntivo contro il presidente Grasso”. Il tesoriere del Pd ha poi aggiunto: “Siamo stati costretti a vincere l’azione giudiziaria e sinceramente mi dispiace che si sia arrivati a tanto. Ma le regole valgono per tutti. Oppure non sono regole. E le regole vanno rispettate, sempre”. Su Twitter ha aggiunto, esultando: “Viva la giustizia”.

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