DIETRO LE NOMINE/ Accordo sottobanco tra Salvini-Forza Italia (e Renzi)

- Mara Maldo

Il caos sulle nomine fa emergere il doppio gioco di Berlusconi e Salvini: I due leader fingono di farsi la guerra ma sottobanco si cambiano “prebende” e favori. MARAMALDO

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Matteo Salvini e sullo sfondo Silvio Berlusconi (LaPresse)

“La pacchia è finita”. Il tormentone estivo anti-migranti di Matteo Salvini calza su misura per molti dei protagonisti di questo scorcio di stagione politica. E tanti pensano che ancor più vada a pennello per un Silvio Berlusconi apparentemente fuori dai giochi. E qui si sbagliano. Berlusconi ha aperto la legislatura portando in parlamento il peggio del peggio di quel “ciarpame senza pudore” che le invettive della ex moglie avevano in parte tenuto lontano dal palcoscenico delle istituzioni. Non solo starlette ed “olgettine”, ma anche i cascami della misteriosa vendita del Milan, Galliani compreso. Con la logica del vero Caimano, privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Mentre non disdegna di civettare col Pd, non ha esitato ad incassare (a fronte di una opposizione di comodo), per la prima volta, la presidenza della vigilanza Rai affidata addirittura a un dipendente Mediaset.

Una contraddizione in termini. E mentre tutti lo dipingono furibondo con Salvini, continua il gioco delle finzioni in cui Berlusconi non ha rivali: come i ladri di Pisa si scaglia contro i grillini di giorno per ottenere un direttore di Tg appena fa buio. Come un leader…UDC qualsiasi. E ormai, anche nei sondaggi, Forza Italia ha assunto quelle dimensioni e quella postura. Salvini lo sa. E’ tenuto costantemente informato da Licia Ronzulli, nuova “badante” del Cavaliere dopo Maria Rosaria Rossi.

Nei fatti, è lo stesso leader del Carroccio a gestire per Berlusconi – in cambio di una conduzione incolore del partito affidato allo scialbo Tajani – l’incasso delle laute prebende che il governo gialloverde può dare ad una Forza Italia esangue e oramai lontana dal sentire del paese, organizzata solo come una corte bramosa del potere che gli elettori le hanno negato. Anche Renzi cavalca a fatica la tigre dell’opposizione vera. Troppi scheletri nell’armadio hanno reso la sua voce poco più di un belato. I populisti al Governo insomma sono un affare per tutti. La pacchia è appena cominciata.



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