ITALIA 2019/ Il contratto di Mattarella

Nel suo tradizionale discorso di fine anno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha delineato il programma dell’Italia virtuosa

01.01.2019, agg. alle 09:53 - Gianluigi Da Rold
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il discorso di fine anno (LaPresse)

Il Presidente della Repubblica parla quindici minuti esatti nel tradizionale discorso di capodanno, ma riesce a toccare diversi temi, quelli principali, che segnano la stagione politica e sociale che gli italiani stanno vivendo. Uno dei passaggi più significativi il capo dello Stato lo riserva con una stoccata alla manovra economica che ha appena firmato. Si sofferma, come un richiamo al governo, sul valore del no profit, sottolineando che non può esistere una “tassa sulla bontà”.

Le discussioni sulla tassazione, i distinguo e le retromarce fatte all’interno dell’esecutivo in questi giorni, diventano quasi patetiche rispetto a quello che Sergio Mattarella scandisce: il no profit è una realtà che spicca nel nostro paese in un modo talmente importante, che spesso opera un sostegno, per le persone in difficoltà e per quelli che hanno bisogno, in modo superiore, migliore, alle stesse istituzioni statali che hanno il dovere di intervenire.

E’ un passaggio del discorso che Mattarella spiega quasi dettagliatamente: “I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato. E’ l’Italia che ricuce e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No profit che rappresenta una rete preziosa di solidarietà. Si tratta di realtà che hanno ben chiaro la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle istituzioni”.

Poi, collegandosi ancora alla manovra, più avanti, Mattarella fa comprendere in modo chiaro l’importanza e la necessità del dibattito parlamentare, che in realtà è stato limitato o quasi assente. Dice il Presidente: “La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento”. E qui Mattarella alza il tiro e sembra che scuota i ministri e l’intera classe politica: “Mi auguro vivamente che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto, e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto”.

E’ un passaggio questo che segna certamente una critica, ma allo stesso tempo una spinta a operare nella dimensione di una comunità responsabile. Evitata la procedura di infrazione con l’Europa, Mattarella ritrova la necessità di sottolineare: “La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro, e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole”. C’è un toccante ricordo del Presidente al giovane giornalista ucciso, Antonio Megalizzi. E alla voglia di Europa, di far parte integrante e importante dell’Europa, Mattarella si richiama quando cita le prossime elezioni europee.

Sin dall’inizio del suo discorso il Presidente ha battuto il tasto sull’esigenza di sentirsi comunità: “Il riconoscersi come una comunità di vita. La vicinanza e l’affetto che avverto sovente, li interpreto come il bisogno di unità, raffigurata da chi rappresenta la Repubblica che è il nostro comune destino”. Mattarella insiste: “Sentirsi ‘comunità’ significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese”.

Sull’Europa, Mattarella dice anche che le prossime elezioni del Parlamento europeo costituiscono “uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di quattrocento milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa”.

Negli auguri rituali, Sergio Mattarella specifica: “Auguri a tutti gli italiani, in patria o all’estero. Auguro buon anno ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport nel nostro Paese”.

Nel suo discorso il Presidente non ha risparmiato i problemi che il Paese deve affrontare. Li ha  elencati velocemente: la mancanza di lavoro, l’alto debito pubblico, la capacità del sistema produttivo che si è ridotta, la carenza e il deterioramento delle infrastrutture, le ferite del nostro territorio. Bisogna avere fiducia in un cammino positivo senza ricette miracolistiche. Il lavoro come quello che Mattarella concepisce, cioè come “comunità di vita”, è la strada migliore.

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