DIETRO LE QUINTE/ “Ecco perché gli Usa appoggiano ancora Salvini e Di Maio”

Caos migranti, Salvini a processo, il monito di Draghi sul debito: il governo gialloverde è isolato in Europa, ma ha il sostegno degli Usa

29.01.2019, agg. alle 18:06 - int. Andrew Spannaus
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Donald Trump (LaPresse)

La politica è in fibrillazione continua. Dopo il no dell’Olanda, l’Italia intende portare il caso Sea Watch alla Corte europea dei diritti dell’uomo per far valere la giurisdizione olandese e creare un corridoio umanitario. Nel frattempo nella maggioranza si prendono le misure all’ultimo caso Salvini, cioè l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno. Ma anche Draghi si fa sentire: il presidente della Bce parla di sovranità e dice (a Salvini e Di Maio) che chi ha un alto debito pubblico, la perde. C’è un ordine nel disordine? Sì, perché le questioni si tengono tutte, spiega il giornalista americano Andrew Spannaus, che nel 2016 predisse, con ampio anticipo in un suo libro, la vittoria di Trump.

Media e opposizioni accusano il governo di fare spregiudicate operazioni di consenso sulla pelle dei migranti. Chi ha ragione?

C’è uno scontro politico in atto dove chi paga il prezzo più alto è la povera gente. Però sarebbe un errore ridurre la politica migratoria di Roma ad una mera operazione di consenso. Il nodo migranti è parte di uno scontro molto più ampio che riguarda l’esistenza stessa di questo governo.

Da chi viene la minaccia?

Non è un segreto che ci sono pressioni interne ed esterne per rompere l’unità dell’esecutivo gialloverde. L’immigrazione è un punto chiave di questa operazione, perché tocca la questione umanitaria, ma non è l’unico. Il Quirinale e i partiti dell’opposizione sono altrettanto critici col governo per la sua sfida all’Unione Europea.

Qual è la colpa dei due partiti populisti-sovranisti?

Rivendicare il diritto di prendere decisioni più sovrane, ossia più autonome, là dove le regole europee sono ritenute sbagliate, o applicate per alcuni e disapplicate per altri. Vedi alla voce legge di bilancio. In questo, però, l’Italia paga i suoi errori e i suoi ritardi.

Quali errori?

Per anni i politici italiani hanno creduto che esistesse solo l’interesse europeo e non più l’interesse nazionale, mentre altri paesi non hanno mai sposato questa illusione e hanno continuato a difendere i propri interessi, in modo più o meno strumentale rispetto all’Europa.

Perché sui migranti l’Europa non trova un accordo?

Direi per impotenza, per calcolo e per cattiva volontà. Le situazioni sono diverse da paese a paese. La Germania ha accolto molti migranti, anche perché la sua economia è riuscita ad integrarli. Certo non è la prima linea di sbarco. In Italia, invece, alla rete di solidarietà è lasciato troppo spesso il compito di supplire all’inosservanza delle regole. Così ha buon gioco l’Olanda a dire che i migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale devono essere immediatamente rimandati indietro.

Convenienze elettorali a parte, ci sono ragioni “europee” per non fare un accordo con l’Italia?

Sì perché l’Italia ha l’unico vero governo a guida populista in Europa, ritenuto una minaccia per lo status quo europeo. L’esperimento italiano infatti non è riconducibile a quello austriaco, dove la componente nazionalista (FPÖ, ndr) è junior partner di un partito storico consolidato. In più il cambio politico in Italia è avvenuto in modo repentino, con una sola elezione, che ha segnato una netta discontinuità rispetto ai governi precedenti. Anche per questo oggi Roma fatica a trovare alleati.

“Un Paese perde la sovranità se ha il debito troppo alto”. Lo ha detto Draghi parlando in commissione Affari economici del Parlamento europeo. Un avviso all’Italia?

Un monito che suona come una minaccia e che condensa tutte le contraddizioni del sistema europeo. Draghi è puntualmente celebrato come colui che ha salvato l’Italia con il Qe, quando però tre mesi fa lo spread aumentava nessuno si è mosso per “salvare l’Italia”. In questo modo l’uso politico dello spread ha consentito a Juncker e Moscovici di costringere il governo ad accettare, almeno in parte, le regole europee. Qual è il compito della Bce? Se è quello di evitare speculazioni sul debito pubblico degli Stati membri, il suo ruolo non può essere discrezionale, altrimenti chi la governa continuerà a fare politica.

Salvini vuole usare il voto sull’autorizzazione a procedere per uscirne più forte e mettere M5s di fronte alle proprie responsabilità. Come andrà questa partita?

M5s per sua costituzione ha un carattere parzialmente amorfo, ma uno dei suoi punti saldi è l’anti-garantismo e Salvini sa che M5s non può votare contro l’autorizzazione a procedere. A me pare però che prevalga la linea Di Maio, il quale ha capito che se il governo venisse meno al ruolo che ha promesso agli elettori di svolgere in Italia e in Europa, perderebbe la sua ragione d’essere.

Dunque il governo arriverà alle europee.

Ci potranno essere incidenti di percorso, spaccature, magari destinate ad essere ricomposte in aula con un voto di fiducia il giorno dopo. A mio avviso però i due azionisti hanno chiara la necessità di mantenere il sodalizio. Riformulare un contratto con altri partner, sia prima che dopo le europee, potrebbe essere un azzardo.

Gli Usa sostengono ancora il governo Conte?

La Casa Bianca esprime ancora, entro i limiti dettati dall’opportunità politica, una posizione di sostegno e amicizia al governo italiano, prima fra tutte la scelta di incentivare la crescita economica con più spesa. Al tempo stesso però Trump non intende entrare in polemica con l’Ue, sia perché non intende essere accusato di volerla spaccare, sia perché ha bisogno di mantenere aperto il dialogo con Francia e Germania.

Forse Roma sperava in un aiuto maggiore da parte di Washington sul dossier libico, che significa Francia, migranti e politica energetica.

L’aiuto americano c’è, ma è più ridimensionato rispetto a quello cui aspirava l’Italia. Diciamo che la Casa Bianca ha consentito all’Italia di non essere tagliata fuori dai giochi, mantenendo un ruolo e una voce. Ma gli Stati Uniti devono poter lavorare ancora con la Francia.

(Federico Ferraù) 

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