Vertice Governo a Palazzo Chigi senza Di Maio/ Nodi Venezuela e Tav: Salvini “non ho letto la costi-benefici”

Vertice di Governo a Palazzo Chigi: c’è Salvini, manca Di Maio. I nodi Tav e Venezuela sul tavolo: vicepremier Lega “costi-benefici? Non l’ho ancora letta..”

12.02.2019 - Niccolò Magnani
Salvini e Conte a Palazzo Chigi
Salvini e Conte a Palazzo Chigi (LaPresse, 2019)

Un vertice di Governo anomalo, iniziati in nottata ma rinviato al mattino a Palazzo Chigi: doveva essere la resa dei conti dopo le Regionali in Abruzzo che hanno visto il trionfo della Lega e il crollo del Movimento 5 Stelle, ma nella riunione col Premier Conte mancava il vicepremier Luigi Di Maio. Si è concluso poco fa il vertice di maggioranza dunque, alla presenza dei Ministri Salvini, Moavero Milanesi, Fraccaro e il sottosegretario Giorgetti, oltre ovviamente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: mancava D Maio che pare sia rimasto al Ministero dello Sviluppo (continuando il “mistero” sulle ultime ore di assoluto silenzio dopo i risultati-batosta delle Elezioni in Abuzzo, ndr) delegando il Ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro. Pare che il rinvio in nottata sia dovuto alle forti tensioni emerse sui due nodi più importanti, ovvero la Tav (con l’analisi costi-benefici che oggi viene pubblicata sul portale del MIt) e la crisi in Venezuela con il mancato (finora) riconoscimento del presidente ad interim Guaidó. Matteo Salvini, arrivando stamattina a Palazzo Chigi, però ha detto: «il testo della costi-benefici? Non l’ho letto. Spero oggi di poterlo fare..» commenta sibillino quasi “sminuendo” l’importanza di un documento che secondo il M5s dovrebbe far desistere il Governo nel costruire quella Grande Opera. La Lega non è d’accordo e lo stallo sembra ancora potente specie per le prossime parole importanti che il Premier Conte dovrà procurare a Strasburgo.

I NODI RESTANO: MAOVERO IN AULA RIFERISCE SUL VENEZUELA

I nodi Francia e soprattutto Venezuela restano il vero snodo del Governo per i prossimi giorni: lo scontro con Macron, con Salvini e Conte intenzionati a ridimensionare la crisi (a differenza di Di Maio che invece a contribuito ultimamente più della Lega a rinfocolare la polemica) e il mancato riconoscimento di Guaidó devono essere risolti a tutti i costi altrimenti potrebbero essere “dolori” per la tenuta di un Governo già segnato dalla diversa condizione elettorale, come testimoniato in Abruzzo domenica scorsa. Intanto è intervenuto alla Camera il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi per aggiornare il Parlamento sullo stato della crisi venezuelana: «Chiediamo tutela per i nostri connazionali e le aziende italiane: chiediamo elezioni presidenziali, libre e trasparenti» ha spiegato il titolare degli Esteri che poi soprattutto ha rilanciato la novità dopo l’accordo di Palazzo Chigi, «l’Italia riconoscerà Guaidó se il Governo Maduro non indirà a breve elezioni anticipate». Il M5s non sembra però convinto e la mancata presenza di Di Maio lo sta a rappresentare: lo schiaffo ricevuto in Abruzzo sta facendo meditare un cambio di rotta (e di programmi?) per la base M5s, con Di Battista e lo stesso vicepremier pronti a imminenti annunci verso i prossimi decisivi appuntamenti elettorali (Sardegna ed Europee su tutti).



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