CONTE “UE AL CANTO DEL CIGNO”/ “Hanno insultato l’Italia, non potevo permetterlo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Conte torna sulle polemiche post-plenaria di Strasburgo “Insulti a me e a tutta l’Italia, non sono un prestanome”

Premier Conte
Giuseppe Conte (LaPresse, 2019)

A due giorni dagli attacchi ricevuti, il premier Conte torna a parlare di quanto accaduto alla plenaria di Strasburgo. Colloquiando con La Repubblica e il Corriere della Sera il presidente del consiglio afferma: «Hanno insultato me e attraverso di me tutto il nostro Paese. Non potevo accettarlo. E avevo l’obbligo di far notare che io, a differenza di altri, non son un prestanome di qualche comitato d’affari. Che non ho conflitti di interesse». Secondo alcuni politici europei l’Italia sarebbe una nazione isolata, ma il presidente del consiglio la pensa diversamente: «Con Angela Merkel il rapporto è eccellente. Con Parigi risolveremo presto. E non siamo mai stati contro l’Ue. Noi lavoriamo semmai a un cambio di rotta, per un’Europa più equa e solidale. Siamo per il cambiamento e le famiglie tradizionali europee si oppongono». E a proposito dei rapporti con la Francia, Conte tende una mano ai Gilet gialli, così come fatto pochi giorni fa da Di Maio: «Per quanto in modo confuso e a volte sbagliato, cercano di interpretare quanto di muovo si sta muovendo nella società francese, che piaccia o no». Infine un pensiero sulla questione Venezuela, con l’Italia che si è finalmente schierata dalla parte di Guaidò, promuovendo però imminenti elezioni libere: «Noi non appoggiamo Maduro. Chiediamo fin dall’inizio elezioni libere e rapide». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CONTE “UE AL CANTO DEL CIGNO

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, torna a parlare del battibecco avuto durante la plenaria di Strasburgo con il politico belga Verhofstadt, e altri leader dei partiti europei. Parlando con il Corriere della Sera e La Repubblica, il premier dice: «Me li aspettavo, gli attacchi. Non prevedevo la scompostezza, le falsità. Ho avuto l’impressione che per alcuni parlamentari europei, il discorso di martedì sia stato un po’ il canto del cigno». Il primo ministro è convinto che gli attacchi ricevuti a Strasburgo derivino dal fatto che il governo a cui è a capo è un governo del cambiamento, quindi scomodo: «Per questo mi hanno attaccato. Molti di loro sanno che non verranno rieletti. Sono figli di forze con una vecchia ispirazione. Il nuovo vento li spiazza». Un po’ di rammarico comunque c’è: «Dispiace solo – ha aggiunto il professore – che per colpirmi siano ricorsi a falsità, tipo che facciamo morire i bambini africani in mare o che difendiamo il venezuelano Nicolas Maduro». Secondo il presidente del consiglio, oltre i confini si cerca più la stabilità finanziaria che quella politica e sociale: «Si trascura il consenso interno altissimo che la mia maggioranza ha – prosegue – altri Paesi no. Il premier socialista Pedro Sanchez, in Spagna, sta andando diritto verso il voto anticipato. In Belgio sul fiscal compact c’è stata una crisi di governo».

CONTE “QUESTA EUROPA È AL CANTO DEL CIGNO

Si parla anche della crisi politica fra Francia e Italia dopo la visita di Di Maio ai Gillet gialli e il conseguente richiamo dei transalpini dell’ambasciatore a Roma. Secondo Conte il leader dei grillini non ha agito come vice-presidente del consiglio ma come capo politico del M5s. Fortunatamente ha fatto da paciere il presidente Mattarella: «Come sempre si è mosso molto bene. D’altronde, non pensavo che la polemica potesse protrarsi a lungo». Quindi il presidente ritorna sull’intervento al parlamento europeo: «Ho cercato di far capire lo stato di crisi dell’Unione Europea e di indicare le strategie per uscirne. Sono stato critico e costruttivo. Loro, invece, no. Doveva essere la loro vetrina, ma non l’hanno occupata bene: ho visto riaffiorare la vecchia politica».

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