“ASSOLTO” SALVINI/ Il voto a tavolino di M5s allunga la vita a Conte

Gli iscritti al M5s hanno votato in 52.417: il 59% ha detto no all’autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Diciotti. Un referendum che blinda il governo?

19.02.2019, agg. alle 08:55 - Antonio Fanna
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Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Lapresse)

“Speriamo non succeda come a Sanremo”… La sibillina dichiarazione di Matteo Salvini affonda la lama nel vero dubbio che agita la base pentastellata e che la distingue negli umori dai parlamentari divisi in correnti.

Mentre cioè la base, la gente, il popolo, i cittadini sono in sintonia con le politiche del governo gialloverde e vivono quasi in simbiosi con la leadership Di Maio-Salvini, i parlamentari hanno imparato sin troppo presto i giochi di potere della casta, le tentazioni dei rovesciamenti di fronte.

E di questi ha timore Grillo, che a proposito del voto in casa 5 Stelle ha parlato, sferzante, alla vigilia, di Comma 22 e sindrome di Procuste. L’uomo che dopo aver dato vita alla gioiosa macchina da guerra del Vaffa-day si è ritirato in buon ordine per lasciare spazio ad una generazione giovane e vincente. Ora Grillo sa che i Fico, i Di Battista, sono politici che valgono quanto i Renzi e i Letta, i Veltroni e i D’Alema.

Gli resta l’incognita Di Maio. La decisione del capo politico di proteggere Salvini trae origine dall’essere l’ennesimo poltronista? O dall’avere la stoffa dell’uomo di Stato? Senza laurea e senza cultura, ma con la barbara intuizione di chi si sente chiamato dalla Storia. Ci dirà appunto la storia se il legame Salvini-Di Maio vale quello dei ladri di Pisa che di giorno fanno finta di litigare e la notte vanno a rubare insieme. O se piuttosto sono leader che hanno dato vita ad una grande coalizione che riuscirà col tempo e con gli errori a ridare fiducia ad un paese ormai provato da vent’anni di populismi in giacca e cravatta e proprio per questo più corrosivi di quelli con l’uniforme dei pompieri.

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