SONDAGGI SU M5S/ “Il 35% dei voti è passato alla Lega: Di Maio non li riprende più”

L’energia di Salvini attrae i delusi di destra mentre quelli di sinistra tornano nel non voto. A Di Maio non basteranno riorganizzazione interna e Rdc per risalire la china

27.02.2019, agg. alle 08:28 - int. Arnaldo Ferrari Nasi
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Luigi Di Maio (Lapresse)

In un anno, dalla vittoria alle politiche del 4 marzo 2018 al voto regionale in Sardegna di domenica scorsa, secondo un sondaggio di AnalisiPolitica di Arnaldo Ferrari Nasi, i Cinquestelle hanno perso molti elettori, soprattutto giovani e laureati: “Il 35%, cioè più di uno su tre – dice Ferrari Nasi -, è passato con Salvini. Tra chi ha deciso di mollare i pentastellati, gli under 35 rappresentano il 43%. Il 90% è laureato e il 60% vive nel Mezzogiorno”. E l’esodo verso altre forze politiche? “Alla sinistra arrivano solo le briciole: il 2% è finito con il Pd e il 4% ai partiti a sinistra dei Dem. Gli altri, invece, o sono tornati nel limbo degli indecisi (35%) o si sono rifugiati di nuovo nell’area del non voto (24%)”.

Come mai secondo i sondaggi la Lega esercita questa forte attrazione sugli elettori M5s?

La distribuzione dell’elettorato Cinquestelle sull’asse sinistra-destra, fin dall’inizio, è sempre stata bimodale. Mentre i diversi partiti, a seconda se sono di destra o di sinistra, hanno, nell’area di riferimento, una “gobba di elettori”, il M5s ne ha due: una su posizioni marcate di sinistra e una, un po’ più piccola, ma non troppo, di destra. I grillini rappresentavano davvero i delusi, gli arrabbiati, i disperati di tutti gli schieramenti, il cui collante era la protesta, la necessità di provare qualcos’altro. Poi la protesta, dallo scorso giugno, quando sono arrivati al governo, è diventata proposta. E lì i pentastellati hanno cominciato ad avere problemi, vuoi per l’inesperienza, vuoi per l’oggettiva difficoltà di dover governare una delle maggiori economie del mondo: le cose occorre conoscerle e bisogna saper trattare con tutti gli interessi in gioco.

Sono, insomma, i delusi del M5s?

Esatto. Un terzo è passato con Salvini, un terzo è scivolato nella schiera degli indecisi, un altro quarto non vota, pochissimi sono andati a sinistra. E tutto questo ha una sua logica.

Perché?

Il 35% che è stato calamitato dalla Lega faceva già parte della “gobba” destra del M5s. Elettori di destra che con Salvini hanno trovato una proposta politica in qualche modo nuova, certamente “affidabile” e piena di energia. Probabilmente per le Politiche, una Lega “affogata” nel centrodestra tradizionale, non era riuscita a esprimere il proprio potenziale.

E gli indecisi?

Sono elettori che prima erano arrabbiati e delusi, poi hanno votato M5s e adesso sono tornati a essere incavolati e delusi. Elettori insoddisfatti, ma non attratti da altre offerte politiche. Infatti, se fosse successo lo stesso travaso di cui ha beneficiato la Lega, questi elettori sarebbero tornati al Pd.

Perché non è successo?

Perché il M5s è destinato a sostituire la sinistra, anche se le elezioni in Sardegna sembrano aver rivitalizzato un po’ il Pd. In ogni caso, l’anima di sinistra dei Cinquestelle non è originariamente quella del Pd, né di Leu o Pap, quindi non ci torna, o meglio, non ci va.

Il travaso verso la Lega proseguirà fino alle prossime europee?

Tre mesi sembrano pochi, ma possono essere lunghissimi. Alla fine il governo ha solo 8 mesi di vita, in Sardegna i grillini hanno perso tre quarti dei voti. La politica oggi assomiglia al campionato di calcio. Renzi, dopo il famoso 40%, è durato un anno e mezzo. Insomma, potrebbe succedere chissà che cosa entro fine maggio… Una cosa però è sicura.

Quale?

Le elezioni amministrative sono un segnale per le elezioni politiche, come dimostra quello che è accaduto negli ultimi 20 anni. Se il trend è quello emerso in Abruzzo e Sardegna, la Lega ha il vento in poppa e il M5s no.

Di Maio, a questo punto, ha davanti una doppia sfida: riconquistare il terzo di elettori migrati verso la Lega e smuovere il terzo di elettori che sono tornati nell’area dell’indecisione e del non voto. Impresa improba?

Improba e impossibile. I voti andati alla Lega non li recupera più, perché su quel fronte, come dicevo prima, oggi c’è offerta: la Lega sta dando a questi elettori quello che vogliono. Quel terzo di, chiamiamola così, “sinistra delusa” è invece difficile da recuperare, perché nel frattempo i grillini, da forza di opposizione che alzava il vessillo dell’onestà, sono diventati partito di governo e la vicenda del voto sull’autorizzazione a procedere contro Salvini per il caso Diciotti ha sconfessato il loro credo politico. Non sono più così “diversi” come erano stati percepiti fino al 4 marzo. Diciamo che i grillini devono sperare di tenersi questi voti e di non andare troppo sotto.

Lo stesso Di Maio ha promesso una riorganizzazione del M5s: apertura ad alleanze locali con liste civiche e stop al vincolo del doppio mandato alle elezioni comunali. Basteranno a fermare l’emorragia di consensi?

Secondo me, no. E forse, poi, a un certo punto anche questo trend negativo dovrà pur assestarsi, perché ci sarà gente che non voterà più Pd o Lega o centrodestra in generale. Di certo, in questi 8 mesi il M5s ha perso tutta la sua originalità: i grillini si erano sempre presentati da soli, e poi hanno accettato l’alleanza di governo con la Lega, ora con le liste civiche; erano contro la “casta”, il che giustificava il limite del doppio mandato, e su questo ora faranno marcia indietro. Ricordiamoci, però, una cosa: i grillini sono arrivati al potere non con il fucile; il loro successo era giustificato da quel che ha combinato la classe politica precedente negli ultimi 20 anni, cioè dai fallimenti, di destra e di sinistra, della Seconda Repubblica.

Sondaggi alla mano su quali leve dovrebbe puntare il M5s per recuperare i consensi perduti?

Non vedo grosse vie d’uscita, il danno ormai è stato fatto.

In Sardegna, nonostante sia una regione fortemente colpita dalla crisi economica, la prospettiva dell’imminente avvio del reddito di cittadinanza non ha convinto gli elettori, tanto che i consensi del M5s sono crollati dal 42% all’11%. Il Rdc rischia di diventare un autogol per i grillini? Riuscirà o meno a far breccia?

Un autogol non so, che possa non far breccia, può essere. Perché il reddito di cittadinanza è stato depotenziato in due sensi: dal punto di vista delle risorse economiche, visto che hanno dovuto tagliarne più volte la dotazione, e dal punto di vista degli adempimenti e dei parametri, visto che le procedure renderanno molto arduo il percorso per beneficiarne. Senza dimenticare un elemento di fondo: anche se in cerca di tutele, gli italiani non hanno paura del lavoro e secondo me hanno annusato che il Rdc è un sussidio e basta, non un’occasione di riscatto e di rilancio. A parità di “promesse elettorali”, era più credibile il milione di posti di lavoro sbandierati da Berlusconi.

Anche l’opposizione alle grandi opere frena il gradimento degli italiani verso il M5s?

Almeno in una parte del Paese, senz’altro. La Tav è un’opera da fare, è un corridoio che collegherà Kiev con Lisbona ed è facile intuire che non può non passare dalla Pianura Padana, altrimenti saremmo tagliati fuori. Non bisogna essere dei fini economisti per capirlo.

Grillo ha ammesso che forse i Cinquestelle non sono all’altezza del compito. Gli italiani li percepiscono un po’ inadatti a governare?

In parte sì, e lo hanno dimostrato i grillini stessi, anche solo con le loro gaffe istituzionali o di cultura specifica su temi e ambiti di cui devono occuparsi. Sono handicap che alla fine pesano.

Il problema del M5s è la comunicazione? Davvero i grillini non sanno comunicare con chiarezza i propri contenuti e programmi distintivi?

La questione della comunicazione la tirano in ballo tutti. Ma i grillini non possono farlo, proprio perché si sono distinti per l’utilizzo delle nuove tecnologie e per una comunicazione innovativa e molto esplicita. Hanno invece comunicato chiaramente che hanno compiuto un errore, diciamo così, generale.

In che senso?

I grillini, che esistono perché gli altri partiti hanno fallito, hanno promesso un ribaltamento globale del Paese, ma quando sono andati al potere non hanno potuto fare una rivoluzione coordinata e pensata. Hanno solo messo, o cercato di mettere, delle pezze qua e là su singoli aspetti. Hanno, dunque, fallito la loro missione e questa discesa di consensi, a parer mio, non la recupereranno più.

Neanche se tornassero alla purezza originale?

No, l’occasione l’hanno avuta, ma non sono stati capaci di sfruttarla. E, nella vita, si è giovani una volta sola.

(Marco Biscella)

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