DALLA SICILIA/ M5s, qualcosa si è inceppato nella macchina “anti-casta”

- Manlio Viola

M5s in Sicilia ha presentato un accurato dossier sugli sprechi dell’Ars, ma qualcosa comincia a non funzionare più. E la Lega cresce

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LaPresse

“Sono grillini, bellezza! Anzi, che tenerezza! Dopo la disfatta in Sardegna, in Sicilia i Cancelleri boys corrono ai ripari e inscenano una conferenza stampa modello gilet gialli. Parlano dell’Ars e della pacchia degli onorevoli, denunciando che, per poche ore al mese, i deputati (così si chiamano dalle nostre parti) guadagnano una barca di soldi”. A parlare è Davide Faraone, contestato segretario del Pd siciliano, renziano della prima ora e sottosegretario sia del governo Renzi che del governo Gentiloni. Oggi (ieri, ndr), senatore e oppositore a tutto campo dei 5 Stelle, attacca l’ultima uscita dei pentastellati siciliani.

La sua presa in giro denuncia il clima politico delle ultime ore anche se, è bene dirlo, i grillini siciliani, a guardarli da vicino, sembrano geneticamente diversi da tutti gli altri grillini. Studiano, si documentano, preparano dossier prima di parlare. Così hanno fatto anche stavolta per presentare un bel documento nel quale analizzano i lavori dell’Ars (il parlamento siciliano) nel 2018 ed i relativi costi per giungere a denunciare il fatto che, in pratica, ai siciliani questa assemblea è costata mille euro al minuto. In Sicilia i deputati, nel 2018, hanno lavorato nell’aula del Parlamento regionale appena 7,52 giorni al mese, pari a una media di 20 ore. In totale 87 giorni in un anno. Il record negativo a maggio, appena 4 ore e 34 minuti, si legge nello stesso dossier del gruppo M5s all’Assemblea siciliana che per denunciare tutto questo ha indetto perfino una conferenza stampa.

Un lavoro da indagine giornalistica per ricordare che il Parlamento siciliano ha prodotto solo 21 leggi. A maggio del 2018, ad esempio, sala d’Ercole chiamò a raccolta i deputati solo 4 volte per un totale di 4 ore e 34 minuti. Non c’è che dire. Parlano i fatti. Anche se i giornali, a pezzi, hanno man mano raccontato queste verità in corso d’opera durante il 2018. Va detto che non era andata in modo molto diverso fra il 2012 e il 2017. Ma i grillini in Sicilia sono all’opposizione. Forse fanno l’unica vera opposizione al governo Musumeci, che più che altro deve vedersela con i propri franchi tiratori, con una maggioranza inesistente, con qualche trattativa con il Pd. E solo alla fine con l’opposizione grillina, l’unica opposizione, bisogna ribadirlo. E questo lo sanno fare bene: l’opposizione.

Ma la vera domanda è un’altra: a ruoli invertiti i grillini siciliani saprebbero anche governare o finirebbero nelle sabbie mobili nelle quali sembrano essersi politicamente impantanati un po’ ovunque a livello nazionale, a iniziare dalla Sardegna dove il massimo del dibattito è sulla domanda se il risultato debba essere paragonato alle politiche o alle precedenti regionali quando il Movimento praticamente non c’era?

In realtà la Sicilia è diversa non solo in casa grillina. E’ diversa perché la Lega praticamente non esiste all’Ars (un solo deputato, singolo e isolato) anche se comincia a crescere nei comuni, nelle realtà locali e nei voti. E comunque non c’è alleanza o vicinanza alcuna fra Lega e Movimento. Per questo, guardando alle europee di maggio, la domanda, nella circoscrizione isole, è: “Cosa farà la Lega?” e non cosa faranno i 5 Stelle.

La Lega, attesa all’exploit nel paese a maggio, come si comporterà nella circoscrizione isole dato anche il risultato sardo? Riflessione che ha fatto, prima degli altri, anche il presidente della Regione Nello Musumeci. Tanto che, prima ancora del risultato sardo, ha annunciato che non si alleerà né con la Lega né con Fratelli d’Italia ma che il suo movimento guarda all’elettorato di centro pur restando lui un uomo di destra. E no ai sovranismi che fanno male alla Sicilia.

“Diventerà bellissima”, il movimento di Musumeci, sarà neutrale alle europee. Forse per non litigare con il governo nazionale con il quale la Sicilia ha in corso trattative importanti per salvare i bilanci regionali e le ex province? (Musumeci nel salutare l’elezione del nuovo presidente sardo lo invita al confronto proprio sui comuni temi della trattativa con Roma).

O più probabilmente per non litigare proprio con la Lega anche se sceglie di non allearsi. Una prudenza, quella di Musumeci, che manovra ogni sua scelta tanto che ieri sera la giunta regionale, dopo lungo dibattito, ha deciso di non ricorrere alla Corte Costituzionale contro la norma, in legge di stabilità nazionale, che obbliga le Regioni ad abolire i vitalizi entro aprile. Un ricorso che ieri era dato per scontato e che avrebbe potuto creare le condizioni perché i vitalizi restino non solo in Sicilia ma perfino mettere in crisi la norma in tutto il Paese. Perché i diritti acquisiti non possono essere più toccati in uno Stato di diritto. Ma la prudenza ha vinto e non ci sarà ricorso. Sarà l’Ars ad analizzare la legittimità dei tagli che Roma imporrà alla Sicilia che non eliminerà i vitalizi.

Vitalizi a parte e lasciando di lato anche leggi costituzionali e non, si respira area di isolamento per i pentastellati e dunque l’opposizione fatta bene resta la scelta più saggia. Ma anche in questo caso sorge un’altra domanda. L’opposizione dura, sui costi della politica, funziona ancora o sta esaurendo lo slancio che aveva fino a un paio di anni fa? La conferenza stampa su Facebook ha fatto registrare oltre 5mila visualizzazioni e una sessantina di condivisioni. Numeri importanti ma forse più contenuti rispetto al passato. L’attenzione degli italiani a certi argomenti è altalenante e quella dei siciliani lo è forse ancora di più. Solo il tempo ci dirà come stiano davvero le cose.

Manlio Viola è direttore di BlogSicilia

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