Di Battista: “tagliare stipendi di Vespa e Fazio”/ M5s contro la Rai: i 7 diktat del grillino ‘anti-Salvini’

- Niccolò Magnani

Di Battista contro la Rai: “tempo di tagliare gli stipendi di Fazio e Vespa”. I 7 diktat e tagli del M5s anti-Salvini

Alessandro Di Battista
Alessandro Di Battista contro Fabio Fazio (LaPresse, 2019)

È sempre più l’anti Salvini del M5s, richiamato dal Nicaragua per provare a lanciare la volata del Movimento verso le Europee, visti gli svariati cali di consensi per l’amico e leader Luigi Di Maio: è Alessandro Di Battista che il giorno prima arriva allo scontro con Salvini dandogli l’ultimatum sulla Tav («se vuoi costruirla torna con Berlusconi, altrimenti non rompa i c…») e il giorno dopo invece rinfocola la vecchia polemica del M5s contro i conduttori storici della Rai. Dopo aver visitato nelle ultime due settimane sia Porta a Porta che Che tempo che fa, “Dibba” su Facebook parte all’attacco di Fabio Fazio e Bruno Vespa: «È giunto il tempo di una sforbiciata senza precedenti dei costi della politica e non solo. Qua i sacrifici li fanno tutti tranne i politici o i conduttori RAI pagati con denaro pubblico che sono giornalisti, ma non hanno contratti da giornalisti», scrive dal nulla l’ex parlamentare M5s ora in Abruzzo con Di Maio per il rush finale della campagna elettorale verso le imminenti Regionali. Di Battista parla di 7 “cose da fare”, sette diktat lanciati da chi ufficialmente non è nel Governo e nemmeno candidato alle Europee: tra queste, vi è per l’appunto l’adeguamento dei contratti di Fazio e Vespa, «Sono giornalisti e guadagnino come loro (massimo 240.000 euro lordi all’anno).

I 7 DIKTAT DEL “DIBBA”

La sfida a distanza con la Lega resta, specie nel cercare di trovare un ruolo privilegiato di gestione della “nuova” Rai sempre più “sovranista” e meno legata ai passati governi di centrosinistra: per questo il M5s continua sul piede delle sforbiciate ai “nemici” presenti sul Servizio Pubblico, ma non solo. Gli altri 6 diktat emanati da Di Battista, anche se non si sa con quale titolo ufficiale, riguardano un generale taglio dei costi della politica per i prossimi mesi di Governo: «taglio di 3500 euro al mese sullo stipendio dei deputati (con un risparmio di circa 22 milioni di euro all’anno)», in primo luogo, ma ancora «Taglio di 3500 euro al mese sullo stipendio dei senatori (risparmio circa 11 milioni all’anno)». Di Battista poi teorizza anche tagli di 3500 euro al mese sullo stipendio di tutti i consiglieri regionali (circa 36 milioni di euro all’anno), sull’abolizione totale di tutte le doppie identità in Camera, Senato e Consigli Regionali ma anche sul taglio di oltre 300 parlamentari (ma ci vuole un referendum costituzionale, come ben sa Matteo Renzi, ndr). Da ultimo, l’affondo di Di Battista «Abolizione dell’assegno di fine mandato – TFR – per tutti i parlamentari (io, per una sola legislatura ho preso 43.000 euro, ovviamente restituiti, pensate le centinaia di milioni di euro che finiscono nel TFR dei parlamentari)».

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