MARTINA, ZINGARETTI, GIACHETTI ALLE PRIMARIE PD/ Calenda: “3 candidati uniti nel manifesto Siamo Europei”

Convenzione Nazionale in streaming video, verso le Primarie: i tre candidati ufficiali sono Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. L’appello di Calenda

03.02.2019, agg. alle 20:10 - Niccolò Magnani
Zingaretti e Martina
Nicola Zingaretti e Maurizio Martina alla Convenzione Nazionale Pd (LaPresse, 2019)

Liti, scontri, appelli all’unità ma anche stilettate durante la Convenzione Nazionale: ora la fase 2 delle Primarie vede Martina e Giachetti lottare per provare a strappare a Zingaretti la fascia di leader designato e prossimo Segretario Pd. Intanto però su un punto pare vi sia stata unanime adesione: l’ex Ministro Carlo Calenda ha annunciato sui social «I tre candidati alla segreteria del Pd dopo una mattinata diciamo così ‘burrascosa’ hanno confermato l’appoggio unitario” al manifesto Siamo europei». Chiunque vincerà le Primarie, secondo l’annuncio di Calenda, dovrebbe in teoria appoggiare il “listone” verso le Elezioni Europee che prova ad andare oltre il Pd secondo quello stesso progetto che già Renzi teorizzava l’anno scorso dopo il fallimento del 4 marzo 2018. «Bene, ma non basta – ha comunque aggiunto successivamente – Dobbiamo farlo conoscere e mobilitare ancora più persone, ho proposto che il Pd lo faccia firmare alle primarie del 3 marzo». Per il Governatore del Lazio già durante il discorso alla Convenzione aveva scandito «Basta con un partito fondato sugli antirenziani, gli antifranceschiniani, gli antiboschiani… L’Italia si aspetta che tornino i democratici».

CONVENZIONE NAZIONALE: I RISULTATI DELLE PRIMARIE NEI CIRCOLI

La Convenzione Nazionale ha stabilito, nella consueta sala dell’Hotel Ergife di Roma, i tre candidati ufficiali per le prossime Primarie del Pd in programma il 3 marzo 2019: saranno Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Era alquanto preventivatile ma ora i loro nomi sono ufficiali avendo dichiarato i risultati delle Primarie dem avvenute nei circoli del Partito Democratico di tutta Italia: i 6500 circoli del Congresso dem ha visto una votazione del 50,46% degli aventi diritto, con il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti risultato primo con il 47,38%, seguito dall’ex Segretario reggente Maurizio Martina (36,1%) e al terzo posto il tandem Roberto Giochetti-Anna Ascani al 11,13%. Per gli altri contendenti, rimasti a questo punto fuori dalla contesa, i risultarti dicono 4,02% per Francesco Boccia, 0,67% per Dario Corallo e 0,7% per Maria Saladino. Si apre così con le ultime schermaglie della Convenzione Nazionale la seconda e decisiva fase del Congresso e Primarie Pd: «siamo somma e non divisione», si legge sulle magliette del ticket Martina-Richetti, mentre per il favorito Zingaretti «Da oggi viene per tutti noi la prova più difficile ma anche la più bella: no alla gara di insulti ma capire come aprire davvero fase nuova, sapendo che anche quando la pensiamo in modo diverso, è la diversità di una comunità. Hai ragione Maurizio: molti giornalisti mi chiedono ‘cosa pensa lei dei suoi avversari in questo congresso?’ E la mia risposta è sempre: non ci sono avversai nel mio partito ma concorrenti».

L’ATTACCO DI GIACHETTI A ZINGARETTI E MARTINA

Martina lancia durante il suo discorso alla Convenzione Nazionale in vista delle imminenti Primarie Pd una prossima mozione di sfiducia a Matteo Salvini sul caso Diciotti, «ha violato la legge nel fare il suo lavoro» per provare a stanare le distanze e liti del Governo ma anche per provare a far sentire la propria voce nel Pd come ancora importante nonostante le dimissioni pre-Congresso. Il Governatore del Lazio ha invece ricordato «Mi sono stancato di dire che non intendo favorire nessuna alleanza con i Cinquestelle, li ho sconfitti due volte, non governo con loro, altro che accordi o sciogliersi, noi dobbiamo cambiare passo, si deve aprire una stagione nuova, voltare pagina». Voce fuori dal coro è il terzo candidato alle Primarie Pd, quel Roberto Giachetti amico di Renzi e dal passato nei Radicali: «io vorrei che tra noi ci dicessimo una cosa chiara, il momento del Congresso non è il momento dell’unità, ma quello in cui devono emergere le nostre diversità. Se non ci fossero posizioni diverse ci sarebbe un solo candidato. L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto. L’unità che non c’è stata nei cinque anni scorsi e che è l’unica che io riconosco all’interno del partito». Non solo, con un altro attacco agli altri due candidati, Giachetti rilancia «Nelle altre mozioni ci sono schiere di parlamentari. Io mi chiedo, senza voler essere divisivo, come si può avere delle mozioni dove c’è tutto e il contrario di tutto. Come possono stare insieme chi ha realizzato il Jobs act e chi vuole cancellare, dove c’è chi come Marco Minniti ha fatto una straordinaria politica sull’immigrazione e chi lo considera uno schiavista. Come può stare insieme il mio presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e chi ritiene che l’operato di quel governo è senza appello. E’ un problema che non riguarda me, ma che deve emergere. Dobbiamo dirci come stanno le cose».



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