SALVINI A PROCESSO?/ Il giurista: ecco perché M5s non può far cadere il governo

- Mario Barcellona

Le opposizioni, politiche e mediatiche, sperano che il governo cada sul caso Diciotti. Un errore nel quale M5s non deve cadere

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Il ministro dell'Interno Matteo Salvini con Giulia Bongiorno, ministro della Pa (LaPresse)

Ormai da alcune settimane la stampa più influente e pressoché tutte le emittenti televisive giornalmente richiamano il M5s alla coerenza con i princìpi da esso sempre impugnati. A sospingerli, però, non è il proposito di salvaguardare l’integrità politica del Movimento, bensì la speranza che un suo “sì” all’autorizzazione a procedere contro Salvini procuri la caduta del governo gialloverde o che un suo “no” lo trascini sempre più giù nei sondaggi elettorali (non curandosi granché – va detto – che a trarne vantaggio sia, alla fine, il Pd o, come sembra più verosimile, la stessa Lega).

Che questo governo cada per un sì del M5s a me pare, ad un tempo, assolutamente improprio e del tutto deleterio.

Improprio, perché un sì del M5s a processare il solo Salvini sarebbe non incoerente ma solo cialtrone e, alla fine, anche regressivo per la maturità civile e politica di questo Paese.

Deleterio, perché – come si vedrà nell’articolo che uscirà domani – vi sono altre ragioni sulle quali sarebbe bene, a mio modo di vedere, che questo governo si spacchi e, se del caso, che cada.

Comincio dunque con l’esporre perché a me sembra assolutamente improprio che il M5s si limiti semplicemente a votare sì all’autorizzazione a procedere.

Ho manifestato il mio radicale dissenso, innanzitutto morale, sulla politica salviniana verso i migranti proprio sulle pagine di questo giornale fin dalla precedente vicenda dell’Aquarius. E non ho cambiato idea, anzi. Ma, con tutta sincerità, non so se nella vicenda Diciotti ricorrano gli estremi del reato di sequestro di persona, per il quale il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto di processare Salvini.

Per saperlo ci vorrebbero un’informazione su tutte le circostanze di questa vicenda e la condizione dei migranti sulla Diciotti, che non ho, e la conoscenza approfondita di questa fattispecie di reato, che (non essendo un penalista) non posseggo. E non so neanche se il “preminente interesse pubblico”, che ai sensi dell’art. 1 della legge 1/1989 permetterebbe (insieme ad un “interesse dello Stato costituzionalmente rilevante”, che però – va ricordato – è ipotesi distinta e diversa) al Senato di rifiutare l’autorizzazione a procedere, si possa dilatare, non pretestuosamente, fino al punto da includere anche questa vicenda.

Alcune cose, però, credo di saperle, e abbastanza chiaramente. La prima è che la vicenda Diciotti costituisce un passaggio esemplare di una politica verso i migranti che è di Salvini, che lui ha da sempre promosso e che da quando è ministro persegue con inaudita inesorabilità (per usare un eufemismo). La seconda è che, comunque, quel che Salvini ha fatto in questa vicenda (legale o illegale che sia) integra un atto di governo e coinvolge, per la sua rilevanza, la politica generale di questo, tanto quella nazionale che, ancor di più, quella comunitaria. La terza è che, proprio per questo, la responsabilità di questa vicenda non può essere imputata al solo Salvini, ma si estende in egual modo anche alla presidenza del Consiglio ed a tutti i ministri le cui competenze vi risultano in qualche modo implicate.

Ciò sicuramente sul piano politico, visto che l’art. 95 Cost. al 1° comma dispone che “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo … coordinando l’attività dei ministri”. Ma, forse, non solo su questo piano. Vero è che lo stesso art. 95 prevede che “I ministri sono responsabili … personalmente degli atti dei loro dicasteri”. Ma vero è anche che questa previsione sta a significare che degli atti di un ministro non rispondono gli altri ministri (e il presidente) per il solo fatto di sedere nel medesimo Consiglio. E che, perciò, non è detto si riferisca anche al caso, diverso, ove il presidente del Consiglio e/o qualche altro ministro si possa ritenere abbia partecipato in qualche modo all’atto incriminato.

Ora, questa vicenda è durata all’incirca dieci giorni e nel corso di essa – come la stampa ha ampiamente  riferito – si sono intrecciate innumerevoli trattative (a tutti i livelli e in tutte le direzioni: dalla Ue agli altri paesi-membri, fino alla Conferenza episcopale), che non sono state condotte da Salvini, o solo da lui, e che necessariamente supponevano, nella presidenza del Consiglio e nei ministri interessati, la piena e dettagliata conoscenza di quel che stava accadendo e del modo in cui stava accadendo.

La condizione dei migranti imbarcati sulla Diciotti, perciò, non si sarebbe potuta protrarre per tutto il tempo in cui si è protratta (e che solo mi sembra permetta la configurazione del reato di sequestro) senza il comportamento almeno omissivo del capo del governo (che ai sensi dell’art. 5, comma 2, lett. b, della legge 400/1988 “può sospendere l’adozione di atti da parte dei ministri in ordine a questioni politiche e amministrative sottoponendole al Consiglio dei Ministri”) e dei ministri interessati.

Non so se queste circostanze possano con sicurezza acquisire rilevanza anche penale (ossia se ai fini di un tale “concorso” sia proprio indispensabile un “atto formale”), ma so che anche per questo deve valere il principio dello Stato di diritto e che a deciderlo sia un giudice della Repubblica. E so pure che il M5s non può certo, senza cadere non tanto in contraddizione quanto in una intollerabile cialtroneria, autorizzare un processo contro Salvini per atti ai quali il suo presidente del Consiglio e suoi ministri hanno in questa decisiva misura apertamente concorso. Processare solo il ministro dell’Interno, paradossalmente, ne coprirebbe l’immagine del fumus persecutionis: e questo sì sarebbe proprio una beffa!

Forse, la via migliore sarebbe quella suggerita da questo giornale e da Peter Gomez, e cioè che il Senato trovi il modo di rinviare gli atti al Tribunale di Catania, chiedendogli di estendere e riformulare l’accusa: il principio di legalità sarebbe così preservato e Salvini non potrebbe recriminare sul tradimento dei suoi alleati pentastellati per far cadere il governo e passare all’incasso dei pronostici elettorali. Né si può dire che questa non sarebbe altro che una trovata da legulei (tutti responsabili, nessun responsabile!). Un paese serio processa il governo che a suo dire ha sposato una politica scellerata, non solo il ministro che se ne è fatto campione. 

Come che sia, quel che a me sembra certo è che il M5s non può semplicemente votare in favore dell’autorizzazione a procedere contro il solo Salvini: non per non far cadere il governo, ma perché anche questa politica malridotta esige ancora un po’ di decenza.

Qualcosa di buono, forse, questo governo l’ha fatta, anche se in modo parecchio pasticciato e con un trionfalismo (specie di Di Maio) abbastanza fastidioso: l’aver introdotto nell’agenda politica la questione delle estreme povertà. Ma mettendo nel conto tutto il resto – ed è molto, ma proprio molto – a non far festeggiare nelle piazze una sua caduta può essere solo il peggio che i sondaggi elettorali lasciano presagire: la Lega a valanga e un governo tutto di destra. Se, però, questo governo ha da cadere, sarebbe deleterio che lo facesse sulla questione dell’autorizzazione a procedere contro Salvini: ne seguirebbe una campagna elettorale focalizzata sulla questione dei migranti (meglio: “Salvini in galera” contro “Salvini martire sull’Altare della Patria”), in virtù della quale la Lega farebbe il pieno per il suo aspetto peggiore.

(1-continua)

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