Monica Cirinnà/ “Dio patria e famiglia, che vita di mer*a”: la non riuscita ironia Pd

- Paolo Vites

Polemiche per il cartello mostrato in una manifestazione dalla senatrice Monica Cirinnà: “Dio, patria e famiglia, che vita di mer*a”. L’ironia non riuscita del Pd

Monica Cirinnà
Monica Cirinnà espone un cartello provocatorio

Il livello è basso basso, è sempre più basso. Cercando di imitare certo humor cinico che va di moda sui social, che però fa spesso ridere davvero, i politici anche di una certa età pensano di essere spiritosi allo stesso modo. Fanno cioè i “ggiovani”, piuttosto che pensare alle responsabilità di cui dovrebbero occuparsi. Ha fatto il giro della Rete la foto del senatore Monica Cirinnà, quella delle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso, ripresa durante una manifestazione per la festa della donna con un cartello in mano con su scritto: “Dio patria famiglia, che vita di m…”. Doveva far ridere? Non c’è riuscita. Immaginiamo che cosa sia la vita brillante che lei oppone a questa triade: sesso libero, nessun rispetto per la patria (il che potrebbe anche voler dire non pagare le tasse) e famiglia, la noia totale. Lei, con il suo buon stipendio da senatore, chissà che vita fa. Le polemiche non sono mancate, quando Matteo Salvini ha ripreso la foto sui social commentando “contenti loro” e aggiungendo le foto dei colleghi del Pd della Cirinnà, Renzi, Martina e Zingaretti.

LE POLEMICHE

A quel punto la senatrice ha tirato fuori la sua anima “partigiana” dicendo che quello era uno slogan usato dal regime fascista e riferendosi al ddl del senatore leghista Pillon (prevede un cambiamento nelle leggi sulle separazioni, sul divorzio e sull’affido condiviso dei minori, introducendo la figura del mediatore familiare, e la possibilità dell’abolizione dell’assegno di mantenimento sulla famiglia): “La mia critica non va né alla Chiesa, né alla patria, né alla famiglia: con quella foto ho denunciato la ripresa di uno slogan fascista, criticando chi di quei tre concetti si fa scudo per creare un clima di discriminazione, oscurantismo e regressione culturale. E chi ancora oggi propugna un concetto di famiglia che non riconosce l’autonomia femminile e anzi opprime le donne”. Tutto vero sicuramente, il problema è che le battaglie civili da una parte all’altra si vorrebbe fossero fatte dai politici con dignità, serietà, civiltà e rispetto del prossimo. Tutto quanto manca all’attuale classe politica.  E poi ci si lamenta che gli italiani non si interessino più di politica. Nel caso è intervenuto anche Calenda rispondendo a un post: “Dio è morto e famiglia e patria non contano più? Vogliamo combattere il nazionalismo becero? Facciamolo in modo intelligente non cadendo nei luoghi comuni opposti ugualmente superficiali. Patriottismo inclusivo, laicità ma non secolarizzazione, famiglia moderna non solitudine”. Ecco, qualche parola di buon senso.



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