PATTO ITALIA-CINA/ Le scelte che servono al governo per non farsi schiacciare

La visita imminente di Xi Jinping in Italia segna la tappa ineludibile di un processo che non si può più rinviare. Si può solo fare politica e affrontarlo

16.03.2019 - Daniele Marchetti
Cina, il presidente Xi
Il presidente cinese Xi Jinping (LaPresse)

Il tempo in politica è tutto. Si possono avere grandi intuizioni ma senza le condizioni politiche, niente è realizzabile. Tanti, in passato, hanno avvertito ed intravisto l’importanza di varcare la muraglia, ma prima la Guerra fredda, poi l’immaturità della classe politica cinese, quindi la reale forza preponderante degli Stati Uniti d’America hanno impedito qualsiasi approccio costruttivo con il Dragone.

Oggi tutto è diverso. Persino opposto.

Oggi, nessuno dei tanti galletti che strepitano allo sbarco giallo nel vecchio continente ha la forza politica, economica e culturale di arginare il contagio; l’avanzata dirompente non di un regime, come si tenta di far credere, bensì l’avanzata tracimante di un popolo. Di una comunità grande quanto (e nel caso dell’Europa assai di più) un continente.

Pensare di limitare questa portata umana in termini di forza lavoro, know-how, organizzazione appare miope quanto l’idea di fermare l’immigrazione per fame o guerra.

Anzi, la stessa idea di poter chiudere le porte ad un terzo della popolazione mondiale, appare talmente antistorica ed a-politica da sgomentare.

Quanti poi, anche in queste ore, si stracciano le vesti a denuncia della strategia egemonica della Cina – gli stessi, peraltro, che qualche decennio fa santificavano la globalizzazione – appaiono diabolicamente angelici da ignorare come l’egemonia (che non significa necessariamente volontà colonizzatrice) sia nelle cose, nei numeri, nelle energie, nella capacità di proposta.

Oggi l’Italia, prima nazione dello storico “blocco occidentale”, è a un bivio: rimanere ancorata al mondo che fu e che ormai conta pressoché solo sulla carta, oppure tentare di aprirsi al confronto con la realtà immanente senza timori strumentali e ben consapevole dell’importanza storica, culturale e strategica che il  nostro Paese ha da sempre rivestito principalmente nel Mediterraneo ma non solo.

Come un treno la realtà non ammette scorciatoie: o riesci a governarla con coraggio ed oculatezza o ti schiaccia.

L’Italia come tutto l’Occidente sono di fronte a questa scelta vitale.

Saltare la finestra, stavolta, non è possibile!

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