Lotti “Renzi candidato Premier”/ Giglio magico resta, ma Pd Zingaretti lo stronca

- Niccolò Magnani

“Renzi candidato Premier”, Luca Lotti “spiazza” il nuovo Pd (che lo stronca): “Giglio Magico esperienza positiva, le correnti sono utili”

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Luca Lotti e Matteo Renzi (LaPresse)

Per Luca Lotti l’esperienza nel Pd di Matteo Renzi è tutt’altro che conclusa: aiuterà Zingaretti? Sarà Ministro in qualche Governo ombra? Presenterà altre leggi da Senatore semplice? No. Candidato Premier per le Prossime Politiche: bum. Come è noto Zingaretti – il nuovo Segretario entrato ufficialmente in carica lo scorso 17 marzo durante l’Assemblea Nazionale – vuole modificare il regolamento dem (voluto da Renzi, ndr) per cui Candidato Premier e Segretario devono essere due esponenti diversi e dunque per l’ex Sindaco di Firenze lo spazio è ancora tutt’altro che preclusa. «Renzi è un leader e lo sarà ancora. Penso che un giorno si giocherà le sue carte per tornare a Palazzo Chigi», spiega l’ex Ministro dello Sport Luca Lotti nell’intervista a Repubblica venerdì scorso. Quel “giorno” ancora non è chiaro ma tanto è bastato per dichiarare tutt’altro che chiuso il “Giglio Magico” renziano: «era semplicemente un gruppo di persone che ha lavorato insieme e bene. È stato un periodo bellissimo. Non c’è una sola organizzazione in cui un capo, un leader non si circonda di persone preparate e di fiducia. Di Maio avrà le ‘5Stelle magiche‘ e Zingaretti la ‘Lupa magica“, come è naturale. Il Giglio ci ha fatto perdere le elezioni? Ma dai, non esageriamo. Dieci persone non hanno questo potere. E anche la storia della conventicola dei toscani non regge. C’erano Delrio, Padoan, Guerini; tutti hanno contribuito alla formazione del governo Renzi e alle sue azioni», racconta ancora Lotti.

IL GIGLIO MAGICO E IL “MURO” PD

Il nuovo Pd vuole “togliere le correnti” mentre per Lotti, Boschi e altri renziani «le stesse correnti sono andrebbero preservate, non ho paura né dei leader né delle correnti»: sul nuovo Segretario però la guerra non è dichiarata apertamente, «Non salgo sul carro di Zingaretti. Lo spingerò, come facevo prima. Adesso tutti, renziani o non renziani, dobbiamo cercare di cogliere il segnale di unità che arriva dalle primarie. Ma io rivendico con orgoglio tutto quello che abbiamo fatto quando nel Pd guidavamo noi» conclude Lotti. Accoglienza nel nuovo Pd? Ecco, dire fredda è dire poco: «Renzi candidato? Non è all’ordine del giorno della politica italiana» filtra dall’entourage di Nicola Zingaretti, con il responsabile della comunicazione social Pd Andrea Martella. Secondo il tesoriere Zanda (già avversario interno a Renzi durante il doppio mandato da Segretario) «le parole di Lotti rivelano quella che è un’aspirazione dell’ex segretario. Lui pensa di avere ancora delle chance di riconquistare Palazzo Chigi». Secondo un prodiano extra-doc come Franco Monaco (in una intervista al Fatto Quotidiano) Renzi e la Boschi potrebbero ancora inguaiare Zingaretti nei prossimi mesi: «gli ha fatto del binomio unità-cambiamento la sua bussola. Non una sintesi facile e scontata. Spero in un dosaggio che privilegi il cambiamento. Senza discontinuità sarebbe sconfessata la ragione stessa della sua vittoria alle primarie Pd. Ecco perché mi ha sorpreso il suo cenno, nel segno del rimpianto, alla bocciatura della riforma costituzionale Renzi-Boschi».



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