Spese pazze Parlamentari M5s/ “Lezzi 27mila€ in benzina, Taverna 17mila in telefono”

- Niccolò Magnani

Spese pazze dei Parlamentari M5s: Lezzi e Taverna, ma anche Castelli e Ciampolillo su benzina, taxi e telefono. I dati di Rep e le “correzioni” de Il Fatto

Di Maio e i parlamentari M5s
Di Maio e i parlamentari M5s (LaPresse, 2019)

Il caso Rimborsopoli già un anno fa mise in imbarazzo la base M5s per i mancati bonifici che alcuni parlamentari (non fu solo Giulia Sarti ad essere coinvolta nello scandalo interno ai Cinque Stelle) non avevano rigirato al fondo per il microcredito del Mef, come autoimposto da tutti i portavoce rappresentanti del Movimento fondato da Beppe Grillo. Ora però, dopo l’autosospensione della ex Presidente Commissione Giustizia alla Camera è aumentato, se possibile, l’interesse e i riflettori addosso ai chi in molte occasioni ha predicato benissimo (attaccando gli altri perché non fanno come loro) salvo poi riscoprirsi razzolatori in “malafede”: per questo fanno clamore alcune spese “pazze” dei Parlamentari grillini riportate dal portale www.maquantospendi.it in questi giorni (rilanciate oggi da Repubblica). I dati sono in costante aggiornamento fin dai primi giorni del M5s in Parlamento, con le ultime stime fatte che contengono anche i dati relativi all’ultima ondata di parlamentari eletti dopo il 4 marzo 2018: Paola Taverna oggi vicepresidente del Senato del M5S avrebbe speso 15.073 in ricariche e abbonamenti, 673 per internet e chiavetta wi fi e il resto in accessori. Non solo, anche Barbara Lezzi – altra big del M5s, nonché Ministro per il Sud – avrebbe speso 27.258 euro in carburante senza però immettere nessuno scontrino di pedaggi autostradali.

“IL FATTO” CORREGGE REPUBBLICA..

I dati provengono dal portale originale del M5s www.tirendiconto.it dove il Movimento stesso ripropone tutte le origini, i fondi e le restituzioni dei parlamentari grillini: oltre a Taverna e Lezzi, vi sono ovviamente anche tutti gli altri parlamentari grillini di ieri e di oggi, con spesso solo i nomi di “grido” (Di Maio, Casalino e Di Battista) a risultare assai più risparmiatori della base “meno conosciuta”. Al netto di ciò, vi si scorge anche Lello Ciampolillo e la viceministro Laura Castelli che “svettano” in spese pazze sul fronte taxi: 28.000 euro per il senatore M5s, 26.825 per la “madrina” del Reddito di Cittadinanza. Insomma, un gran bailamme con le accuse sul mondo social che si infrangono proprio contro quei “puristi” che hanno sempre rivendicato di essere votabili perché migliori degli altri e soprattutto più onesti. Ora, chi vi scrive è convinto che l’onestà non è certo dipesa da spese maggiori e rimborsi ingenti: il punto però riguarda quella “doppia” morale che prima si impone delle regole interne (giustissimo e lodevole) ma in seguito accusa gli altri di “infangare” il nome del M5s quando viene fatto notare che vi sono degli iscritti e parlamentari che quelle stesse regole le infrangono. Intanto occorre sottolineare una piccola ma doverosa nota “di merito”: i dati rilanciati da Repubblica, che si riferiscono al portale fondato nel 2016 da un ex M5s come Marco Canestrari, parlano di spese pazze fatte in un anno. Giustamente però il Fatto Quotidiano corregge i propri colleghi dicendo che quelle cifre si riferiscono, quasi sempre, ad un periodo di 4 anni da aprile 2013 al dicembre 2017. Quando si vuole criticare qualcuno è bene farlo con i dati giusti e senza “omissioni” più o meno sospette, chiunque sia, Fatto, Repubblica o Sussidiario



© RIPRODUZIONE RISERVATA