Vittorio Di Battista sbertuccia Pd/ Primarie, doppia presa in giro “votato 3 volte”

- Niccolò Magnani

Vittorio Di Battista “sbertuccia” il Pd: la “doppia presa in giro” sulle Primarie Pd, “ho votato 3 volte”. Le ire dei dem e il mistero (buffo) svelato

Vittorio Di Battista
Vittorio Di Battista (Foto dal profilo Facebook, 2019)

Un vulcano in piena ebollizione: gli insulti a Mattarella, l’assalto fuori dal Senato, le sviste, le rivendicazioni della “fede” fascista e poi ancora i debiti e l’assunzione in nero nell’azienda di famiglia. Vittorio e Alessandro Di Battista spesso vanno ben oltre il concetto di “vulcani” pronti ad esplodere dentro e fuori il Movimento 5 Stelle ma questa volta il primo è riuscito a raccogliere ben più di quanto mai fatto dal figlio in anni di battaglie politiche: nel giro di qualche ora il Dibba Senior è riuscito a “sbertucciare” il Partito Democratico nel giorno dedicato alle Primarie in 7mila seggi sparsi in tutta Italia. Prima con un post su Facebook di primo mattino che ha scatenato una immediata bufera social e politica e poi con un secondo che “svela” l’intento ironico del precedente, di fatto “perculando” una seconda volta le ire dei dem (che proseguono ancora questo sera anche da autorevoli esponenti Pd e stimabili colleghi giornalisti nonostante il “mistero buffo” sia stato già svelato). Parte tutto da questo post su Fb, alle ore 7.36, in cui Vittorio Di Battista scrive: «MISTERO BUFFO. Oggi farò il bravo cittadino. Mi sono docciato, ho preso il caffè, accesa la prima sigaretta e sono pronto. Carta di identità, tessera elettorale e due euro, vado a votare alla sede del PD (già gloriosa sezione del PCI) di Civita Castellana, in via San Gratiliano, senza numero civico.
Malgrado i due euro falsi, sono riuscito ad indicare il mio “segretario” preferito, il più bello ed il più simpatico, Bobo Giachetti». E così via, Di Battista Sr scrive di aver poi votato anche al seggio di Castelnuovo di Porto per Maurizio Martina mentre in Via Mazzini avrebbe poi votato anche per “il fratello del commissario”, ovvero Nicola Zingaretti: il finale è l’estrema provocazione, «felice di avere esercitato un diritto democratico, felice della cortesia degli addetti ai seggi e felice di non aver dovuto superare nessun controllo. Settanta quattro anni di Repubblica Democratica ed antifascista mi hanno insegnato i valori fondanti di questa nuova Italia. Con un documento valido, la tessera elettorale e qualche euro falso, puoi comportarti da bravo cittadino e far contenti tutti e tre i candidati, far gioire i commentatori e triplicare il numero dei “votanti”. E pensare che il buon Benito definiva le elezioni “ludi cartacei”… A ‘mbecilli!».

LA DOPPIA PRESA IN GIRO DI DI BATTISTA SR

In un Paese normale il post dell’anziano padre del “misterioso” (nel senso che appare e scompare manco fosse David Copperfield, ndr) Di Battista verrebbe derubricato a “simpatico” dileggio contro gli odiati dem nel giorno delle Primarie Pd. Già, ma non siamo un Paese normale: e quindi esponenti del Partito Democratico, giornalisti di Repubblica e Il Fatto Quotidiano, riportano il post e rilanciano la bufera avanzando prima dell’assoluta “falsità delle parole di Di Battista” salvo poi (pensare di) fare lo scoop del secolo facendo un rapido calcolo sull’orario del post social di Vittorio Di Battista. «Il post è stato scritto prima dell’apertura dei seggi», spiegano su Rep, mentre il Pd stesso scrive nel pomeriggio «Contrariamente a quanto affermato, Vittorio Di Battista non ha votato né al circolo del Pd di Civita Castellana, nè al seggio di Castelnuovo di Porto, né in piazza Mazzini a Roma. Solo per la precisione». Il Fatto “rivela” anch’esso che l’apertura dei seggi era successiva al post Facebook e in pochissimo tempo parte la campagna “accusatoria” contro il padre di “Dibba”: «Un’evidente balla a uso e consumo di un elettorato che si è abituato a bersi di tutto» attacca anche lo stimabile collega del Corriere della Sera Marco Castelnuovo, e come lui tanti altri. Ma in quel “mistero buffo” c’era dentro già tutto: il tono, il “riferimento al Duce”, gli euro falsi, erano tutti una grande commedia che poi solo nel pomeriggio Vittorio è “costretto” a spiegare ovviamente su Facebook. «ALIMENTATI ALL’UOPO. Mangiano tutti i giorni e tre volte al giorno, pane e volpe. Chi? I redattori de ” Il Fatto.it “. Hanno capito tutto del mio post. Gomez, dagli pesce, hanno bisogno di fosforo, poveretti». Il problema è che alle ore 20, nel momento in cui vi scriviamo, nessuno ancora ha riportato nei siti più importanti d’Italia la vera “chiave di lettura” del “caso mediatico” del giorno. Ripetiamo, e concludiamo: non siamo in un Paese normale



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