Salario minimo, Di Maio vs Zingaretti/ I 9 euro/ora del M5s: cifra troppo elevata?

- Niccolò Magnani

Per il salario minimo è sfida fra Di Maio e Zingaretti: i 9 euro all’ora proposti dal Movimento 5 Stelle sono forse un po’ tanti…

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Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio (LaPresse)

Dopo aver introdotto il reddito di cittadinanza, il governo pensa ora all’introduzione di un salario minimo, ovvero, la soglia minima della paga orario che un datore di lavoro dovrebbe corrispondere ad un proprio dipendente. L’Italia è uno dei cinque paesi dell’Unione Europea insieme a Danimarca, Svezia, Cipro e Austria, in cui il salario minimo non è ancora legge, ma l’esecutivo gialloverde punta a legalizzarlo il prima possibile, come da contratto di governo. Ieri si è dibattuto della questione fra il ministro Di Maio e il neo-segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, con il grillino che ha invitato il Dem a votare la proposta di legge pentastellata sul salario minimo, richiesta però rimandata al mittente. Secondo il Movimento 5 Stelle il salario minimo dovrebbe essere di 9 euro all’ora, così come aveva proposto l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi in occasione dell’ultima tornata elettorale. Troppo alto o troppo basso? Per avere risposta a tale annosa questione bisogna confrontare la cifra di cui sopra con la media dell’Unione Europea, dove il salario minimo è di circa il 40/60% rispetto a quello media, e ciò significherebbe che in Italia non dovrebbe mai scendere sotto i 6 euro. Salta subito all’occhio, quindi, la discordanza fra i 9 euro di cui sopra e i 6 euro appena indicati: introdurre un salario minimo così elevato rischierebbe di far ottenere il risultato inverso a quello sperato, con le aziende che non potrebbero sostenere i costi del lavoro, facendo di conseguenza aumentare la disoccupazione. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)
«I processi politici non si fanno con le furbizie», questa la replica di Nicola Zingaretti all’apertura di Luigi Di Maio sul salario minimo. Vi abbiamo raccontato come il Partito Democratico si sia scagliato contro il Movimento 5 Stelle dopo le parole del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, mentre in casa grillina c’è chi guarda con fiducia all’area dem dopo le primarie di ieri. Paola Taverna ha precisato: «Il salario minimo è un nostro obiettivo e chiunque decide di convergere, ben venga». Queste le parole della deputata Veronica Giannone: «Dialogo con il nuovo segretario dem? Tutto è possibile», con Giorgio Trizzino che evidenzia all’Adnkroos come «il Pd ha dato un segno di riscatto, di questo bisogna tenerne conto. Un Pd diverso dal passato non può che aprire una stagione nuova». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

DI MAIO A ZINGARETTI: “INSIEME PER SALARIO MINIMO”

È segretario del Pd da neanche un giorno e già partono le prime “mosse” di “flirt” politici tra il “nuovo” Partito Democratico di Nicola Zingaretti e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. Sì, ovviamente stiamo esagerando ma dai commenti e analisi che scorgiamo nel mare magnum della politica l’impressione è che la trattativa possa essere solo approntata per i prossimi anni dove ancora tutto andrà deciso nelle ricalibrature istituzionali post-anomalie del Governo gialloverde. Il primo commento fatto dal Ministro del Lavoro oggi in missione a Torino (per parlare di Fondo Innovazione e non di Tav come la base grillina invece sperava, ndr) dopo la vittoria del Governatore Lazio alle Primarie Pd è già tutto un programma: «A lui va il mio bocca al lupo. Il M5s fra pochi giorni porta in Parlamento una misura che introduce ed estende il salario minimo a tutte le categorie di lavoratori. Una battaglia di tutti e sul tema mi auguro di vedere un’ampia convergenza parlamentare, a partire proprio da Zingaretti».

PD “GELA” IL M5S: “VOTINO LA NOSTRA PROPOSTA”

Un amo lanciato al Segretario ovviamente non raccolto – quantomeno ufficialmente – vista la presenza di Zingaretti sempre a Torino per un vertice con Chiamparino dove ha parlato di Tav, lanciando invece invettive contro il M5s «criminale interrompere bandi»: in campagna elettorale però l’ex Presidente della Provincia di Roma ha puntato tutto sul totale “cambio di passo” rispetto al Pd renziano, compreso l’apertura al dialogo con tutte le forze politiche alternative alla destra di Salvini, dunque anche il Movimento 5 Stelle. Il Pd prova subito a “gelare” l’avanzata di Di Maio sul salario minimo e rilancia con Debora Serracchiani «Vorremmo segnalare al vicepresidente del Consiglio che sul salario minimo orario esiste una proposta di legge del Partito democratico, già depositata fin da luglio, molto precisa e dettagliata», replica la capogruppo dem in Commissione Lavoro. Il senatore Marcucci, renziano doc, pesa ancora di più le parole per ribadire come il Pd non possa – neanche con Zingaretti – permettersi di scendere a patti con i grillini: «Il ministro Di Maio è sempre sbadato. È il M5S che se vuole, potrà votare il disegno di legge sul salario minimo che nel maggio scorso ha presentato il nostro collega Mauro Laus. Vista la disattenzione del vicepremier, ne consegnerò subito una copia al capogruppo M5s Patuanelli, affinché possano decidere di approvare il nostro testo». Per capire i “rapporti” futuri occorrerà tempo, intanto però la forbice tra i due partiti si abbassa pericolosamente per Di Maio (si vedano gli ultimi sondaggi La7, ndr) e la necessità di “svoltare” si attende all’orizzonte: che sia l’abbandono di Salvini per “correre” dall’attuale Governatore del Lazio?

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