Tria, aumento Iva nel Def/ Ira Di Maio e Salvini, poi rettifica: “Scelta è politica”

- Niccolò Magnani

Tria sul Def ‘riunisce’ Salvini e Di Maio: “aumento Iva confermato, in mancanza di alternative”. I due vicepremier “non avverrà mai”: il commento di Confindustria

Giovanni Tria
Giovanni Tria (Lapresse)

L’aumento dell’Iva, al netto delle smentite di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, non è più un tabù dopo le parole del titolare dei conti pubblici, quel Giovanni Tria che all’audizione delle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato ha chiarito che in attesa di “misure alternative” scatterà il tanto contestato incremento. Una vera e propria bufera politica è seguita alle dichiarazioni del ministro dell’Economia, che questa sera nella registrazione della puntata di Porta a Porta in onda questa sera si è visto costretto ad una sorta di piccola retromarcia per placare le ire (e gli imbarazzi) di Lega e 5 Stelle. Come riportato da Rai News, il successore di Quintino Sella ha dichiarato che “l’obiettivo” del Def “è evitare l’aumento dell’Iva e proseguire la riforma fiscale anche dell’Irpef”. Secondo Tria, le risorse “ci sono sempre, l’importante è decidere dove metterle” e “la decisione è politica”. Ora il punto è questo: a cosa saranno disposti a rinunciare Lega e M5s per evitare l’aumento dell’Iva? Perché è chiaro che qualcosa bisognerà tagliare…(agg. di Dario D’Angelo)

CONFINDUSTRIA: “IVA AUMENTERA’ SE NON SI FA NULLA”

«E’ evidente che l’Iva aumenterà se non si fa nulla, è scritto nel Def. Bisogna vedere come pensano di evitare le clausole di salvaguardia», è il commento che invece arriva da Confindustria nella lunga carrellata di “reazioni” a quanto detto stamane da Tria (qui sotto gli ampi stralci, ndr) in merito all’aumento dell’Iva. Per il Presidente Vincenzo Boccia, non solo, il botta e risposta tra i due vicepremier e il titolare delle Finanze riveste un dato importante su quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi pre-Manovra: «Quello che chiediamo e che ci preme – ha aggiunto il n.1 di Confindustria – è una riforma fiscale complessiva che sostenga realmente il mondo economico e che punti allo sviluppo». È intervenuto nel pomeriggio davanti alla Camera ancora una volta il Ministro Salvini che in merito alle frasi di Tria nel Def prova a “congelare” la polemica: «Nella risoluzione parlamentare sul Def ci saranno certamente passaggi più dettagliati su tasse e burocrazia. Con la flat tax si parte, si parte. Le idee ce le abbiamo già chiare. Il ministro dell’Economia da sempre deve avere nella prudenza la sua dote migliore, noi stimoleremo un po’ di coraggio».

SALVINI “SI UNISCE” A DI MAIO

«L’Iva non aumenterà. Punto. Questo è l’impegno della Lega. Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi»: così Matteo Salvini su Twitter dopo la polemica sorta nel Governo a seguito dell’audizione del Ministro Tria a Camera e Senato. L’intervento del Mef di fatto ha avuto il merito di “riunire” per un giorno le due componenti di Governo, con Lega e M5s impegnate a disinnescare il rischio di un aumento dell’ìva nella prossima Manovra di Bilancio. Tria aveva anche spiegato questa mattina che comunque il nostro Paese è fuori dal rischio recessione al momento: «Lo scenario macroeconomico programmatico poggia su obiettivi di finanza pubblica coerenti con le regole nazionali e comunitarie. Il perseguimento di questi obiettivi richiederà uno sforzo fiscale che nel breve termine inevitabilmente attenua il ritmo di crescita dell’economia, a parità di altre condizioni e ignorando retroazione favorevole che potrebbe pervenire dal minor livello dei rendimenti sui titoli di stato». Non basta però per evitare le ira del Movimento 5 Stelle che, secondo fonti Ansa, avrebbero alzato la voce nella base contro il Ministro dell’Economia: «Se Tria vuole un aumento dell’Iva può passare al Pd. Per anni il Partito democratico altro non ha fatto che alzare le tasse ai cittadini, mantenendo privilegi medievali come i vitalizi, che noi abbiamo tagliato, e molto altro».

DI MAIO “CON NOI MAI AUMENTI”

Non poteva che essere scontro nel Governo dopo le parole di Tria in Audizione: il primo a reagire è il Ministro del Lavoro nonché leader M5s Luigi Di Maio che proprio sullo scongiurare l’aumento dell’Iva si è speso fin dal primo giorno di Governo. «Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, deve essere chiaro. Finché il M5S sarà al governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, al contrario. L’obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese». Per il vicepremier serve la volontà politica per bloccare tale rischio per i cittadini italiani, «Noi ce l’abbiamo. Mi auguro ce l’abbiano anche gli altri. Fermo restando che ci sono già soluzioni sul tavolo volte ad evitare un aumento». Per Tria però il Def al momento non ha tenuto conto dei potenziali benefici di spread, dato che al momento i rendimenti italiani sono troppo alti «alla luce dei fondamentali della nostra economia, nonostante il miglioramento dopo l’intesa con l’Unione europea sulla legge di bilancio».

MEF “AUMENTO IVA RESTA, A MENO CHE..”

Un autentico terremoto: quanto affermato dal Ministro Giovanni Tria (che non ha fatto altro che “leggere” quanto già scritto nell’introduzione del Def) all’audizione delle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato rischia di portare le tensioni interne al Governo tra Salvini e Di Maio ad un livello ancora più “alto” per due semplici parole riferite, «Aumento Iva». Il Ministro dell’Economia ha infatti confermato che l’aumento dell’imposta Iva da circa 23 miliardi di euro – legato alle clausole di salvaguardia per il 2020 – al momento resta esattamente lì come è stato scritto nel Documento di Economia e Finanza in via di approvazione dal Parlamento. «La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative», è la formulata usata da Tria per “indorare una pillola” alquanto amara, facendo presagire come la vera battaglia sia nel Governo che con l’Unione Europea avverrà nel prossimo autunno con la Manovra di Bilancio ancora da immaginare. Come già confermato ieri dall’Ufficio Parlamento di Bilancio, la prossima Finanziaria già dovrà partire da 25 miliardi di euro per sterilizzare le clausole di tutti gli ultimi governi: ora però «lo scenario tendenziale (del Def, ndr) incorpora gli incrementi dell’Iva e delle accise dal 2020-2021». Sempre Tria ha spiegato in Audizione come vi siano comunque degli elementi positivi che fanno guardare ai prossimi mesi non solo con l’ansia per un possibile aumento dell’Iva.

TRIA SUL DEF, “FLAT TAX IN MANOVRA”

«Le tendenze dei primi due mesi mostrano dati incoraggianti, la produzione ha invertito il trend negativo e ha segnato due incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con l’indice destagionalizzato superiore dell’1,3% al livello medio del periodo precedente. Segnali positivi arrivano anche dall’indice del settore terziario. Tutti elementi che lasciano ritenere che la previsione di crescita per il 2019 sia equilibrata e conferma in tal senso è arrivata ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio che ha validato il quadro programmatico», spiega il titolare delle Finanze spiegando il Def con gli ultimi dati dell’Istat. Secondo Tria il Governo non ha dunque “peccato” di ottimismo come invece «molti sostengono»; non solo, secondo il Ministro «la legge di bilancio del prossimo anno continuerà, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti del ceto medio. Per l’andamento dello spread saranno importanti i piani del governo e l’incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti che il Parlamento avrà sul Bilancio». In merito alle misure “principe” della maggioranza Lega-M5s – Quota 100 e Reddito di Cittadinanza – Tria conclude «Le principali misure di politica fiscale sociale e previdenziale introdotte, flat tax per i professionisti, reddito di cittadinanza e quota 100 fanno parte della legislazione vigente i loro effetti sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019, sebbene vengano introdotte in corso d’anno».

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