Siri indagato, depositata intercettazione/ Scontro M5s-Lega: interviene Giorgietti

- Davide Giancristofaro Alberti

Armando Siri indagato, depositata intercettazione: informativa della Procura di Roma al tribunale del Riesame. E prosegue lo scontro tra M5s e Lega: interviene anche Giorgietti

Armando Siri
Armando Siri (Lapresse, 2020)
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La Procura di Roma ha depositato al Tribunale del Riesame un’informativa della Dia, in cui sarebbe citata anche l’intercettazione ambientale che coinvolgerebbe Armano Siri. Lo rivela Rainews, che parla di fonti giudiziarie. L’atto però non è ancora arrivato alle parti, ha spiegato l’avvocato Gaetano Scalise, difensore dell’imprenditore Paolo Arata. Nell’intercettazione tra Paolo Arata e il figlio Francesco sarebbe stato tirato in ballo il sottosegretario leghista. Nel dialogo, captato grazie ad un trojan nel cellulare di Arata senior, quest’ultimo parlerebbe del prezzo della corruzione di Siri. Sulla vicenda è intervenuto anche Giancarlo Giorgetti. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a margine di un incontro a Novara ha dichiarato: «Per adesso gli hanno fatto un processo sui giornali e lui non ha ancora potuto difendersi. Se Conte gli chiede di dimettersi? Conte è un professore e un avvocato, vedrà le carte e capirà». (agg. di Silvana Palazzo)

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SALVINI “HO INCONTRATO ARATA UNA VOLTA SOLA”

Non è solo la posizione di Armando Siri ad essere attaccata dal M5s, ma sono ovviamente i “pesci più grandi” della Lega, Salvini e Giorgetti, ad essere “attenzionati” dal Movimento 5 Stelle nella vicenda che tiene ancora il Governo gialloverde in aperta guerra interna. «L’ho incontrato soltanto una volta, quante volte lo devo dire. Occupiamoci di altro, pensiamo a lavorare tutti», spiega Salvini in merito ai presunti incontri con l’ex deputato di Forza Italia Paolo Arata, sul quale la magistratura indaga come per Siri (e il cui figlio sarebbe stato assunto dal n.2 della Lega, Giancarlo Giorgetti). Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S agli Affari esteri e uomo vicino a Di Maio, non ci sta e sferra l’attacco: «Paolo Arata, l’imprenditore vicino a Nicastri, quest’ultimo considerato il finanziatore del boss Matteo Denaro, era stato proposto da Salvini come possibile presidente di uno dei più importanti enti del panorama energetico italiano, cioè Arera. Come mai Salvini propose proprio Arata? E Salvini come fa a dire di non conoscere bene Arata se lo ha proposto ai vertici di Arera, ha condiviso foto di Arata sui social, lo ha invitato in un convegno della Lega? Senza dimenticarci poi un altro piccolo dettaglio: Arata ha redatto il programma energetico della Lega. Salvini ha il dovere di chiarire immediatamente e di spazzare via qualsiasi ombra su questa inchiesta. Non può rimanere in silenzio in eterno difendendo ad oltranza la posizione di Siri nonostante ci sia di mezzo una indagine per corruzione dove emergono anche legami con il mondo mafioso». (agg. di Niccolò Magnani)

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SALVINI “SIRI RESTA AL SUO POSTO”

Non si è fatta attendere la replica del ministro dell’interno, Matteo Salvini, alle parole di Di Maio in merito alla vicenda Siri. Il grillino chiede da giorni le dimissioni del sottosegretario leghista, invocando il presidente del consiglio Conte, parole a cui il titolare del Viminale ha replicato così: «Il presidente del Consiglio è libero di incontrare chi vuole – dice il leader della Lega ai microfoni del quotidiano La Repubblica – io con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo e tanto mi basta. Per me deve restare al suo posto. Spero abbia modo di spiegare ai magistrati – ha proseguito il ministro dell’Interno – che in un Paese normale lo avrebbero chiamato dopo un quarto d’ora, non settimane dopo». Salvini ribadisce di non voler replicare alle provocazioni, ma nel contempo fa chiaramente capire come la convivenza con il Movimento 5 Stelle stia diventando ogni giorno che passa sempre più complicata: «Io non voglio fare polemica, nonostante tutto quel che mi è stato detto in queste ore – le parole del vice presidente del consiglio – ma mi chiedo se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo. La gente si avvicina per fare selfie, stringermi la mano e mi dice: Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CASO SIRI, DI MAIO INVOCA CONTE E CHIEDE LE DIMISSIONI

Sarà il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, a far dimettere Armando Siri. Ne è convinto il ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, che parlando stamane ai microfoni del Corriere della Sera ribadisce il proprio pensiero sull’intera vicenda: «Sarà il presidente del Consiglio Conte a intervenire – dice – e costringerà il sottosegretario Siri alle dimissioni». Il titolare del Mise ammette di fidarsi ancora del collega Matteo Salvini, ma un po’ meno di chi sta attorno a Siri (sottosegretario in quota carroccio). Il riferimento è a Paola Arata: «che avrebbe scritto il programma sull’energia della Lega – ha proseguito il grillino – che lo propose alla guida dell`Autorità Arera e che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia. Credo che la Lega debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio è stato assunto da Giorgetti». Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, le dimissioni di Siri sarebbero una risposta ai cittadini e non ai grillini: «Noi abbiamo fatto quello che dovevamo, togliendo le deleghe a Siri. Questo attaccamento alla poltrona non lo capisco. Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada».

CASO SIRI, DI MAIO “CONTE LO FARÀ DIMETTERE”

Poi Di Maio aggiunge: «Certo che Conte dovrebbe spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro. Deciderà lui come». Ma nonostante l’alta tensione delle ultime settimane, il vice presidente del consiglio è convinto che il governo reggerà: «Il governo è uno e c’è un contratto. Non si è rotto nulla, per noi va avanti. Vogliamo fare tante cose e in squadra. Mi auguro valga lo stesso per la Lega». Il massimo esponente del Movimento 5 Stelle è infine tornato sulla questione del 25 aprile, e sulle polemiche createsi dopo la mancata partecipazione alle celebrazioni da parte della Lega. Anche in questo caso Di Maio bacchetta gli alleati di governo: «Con il menefreghismo non si va da nessuna parte. Quando un giorno avrò la fortuna di avere un figlio voglio che conosca la storia del suo Paese».

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