CASO SIRI/ Pecorella: i pm hanno cercato la crisi politica

- int. Gaetano Pecorella

La Lega dice no alle dimissioni: sarà un voto in Consiglio dei ministri a decidere la sorte del sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione

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Armando Siri (LaPresse)

Caso Siri risolto? Per nulla. Sarà un voto in Consiglio dei ministri a decidere la sorte del sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione. Dopo che giovedì Giuseppe Conte ha di fatto annunciato le dimissioni di Siri, Salvini ha replicato in modo duro ma possibilista: “me lo deve spiegare”. Ieri però la Lega ha detto no: Siri non si dimette. Se non ci saranno sviluppi, il provvedimento di revoca sarà messo ai voti nel prossimo Cdm. Gaetano Pecorella, penalista, deputato eletto nelle file di Forza Italia per quattro legislature, ha difeso Ovidio Bompressi, Silvio Berlusconi, estremisti di destra e di sinistra. Nella vicenda Siri hanno sbagliato tutti, magistratura compresa, dice Pecorella. “Diffondere pubblicamente gli elementi di un’inchiesta riguardante persone con responsabilità politiche di alto profilo ha l’unico scopo di provocare una crisi politica”.

Come valuta il modo in cui Conte ha affrontato il caso Siri?

Mi è sembrata un’iniziativa un po’ avventata, perché non ha lasciato a Salvini margine di scelta: o il vicepremier si sottomette, perdendo la sua immagine di presidente del Consiglio-ombra, oppure rompe. Ma creare le basi di una rottura su questo fatto specifico del sottosegretario indagato mi pare imprudente, poco razionale.

Cosa avrebbe dovuto fare il presidente del Consiglio?

Queste decisioni vanno prese in un confronto interno, non attraverso le conferenze stampa.

Conte ha detto che nemmeno M5s può cantare vittoria. Basta questo artificio retorico a dare una terzietà alla sua posizione?

Conte non ha detto solo questo, ha anche detto a un sottosegretario “adesso tu fai quello che dico io”, determinando dimissioni che il capo del suo partito ha sempre negato. Non vedo imparzialità, vedo piuttosto una scelta di parte. E non è la prima volta.

Sempre il capo del governo ha voluto distinguere tra vicenda politica e vicenda giudiziaria di Armando Siri. Basta dirlo perché i due piani siano effettivamente distinti?

No, non basta, perché a questo punto la vicenda politica è un riflesso di quella giudiziaria. Tutto nasce dall’aver iscritto nel registro degli indagati il sottosegretario, basandosi, per quello che si capisce dalla stampa, su di un’intercettazione ambientale. Un conferma del fatto che il caso è stato gestito complessivamente male.

A chi si riferisce?

È stata gestito male dall’autorità giudiziaria, che non doveva far trapelare in nessun modo né l’iscrizione della notizia di reato a carico di Siri, né qual era la fonte di questa iscrizione della notizia di reato. È chiaro che uscendo allo scoperto si innesca inevitabilmente un problema politico. Ma è stata gestita male anche da Salvini, che ha difeso una posizione secondo me politicamente indifendibile.

E la presunzione di innocenza?

Mi ha sempre visto schierato a favore. Però c’è un problema di immagine del governo, visto che il soggetto da cui parte l’indagine (Vito Nicastri, ndr) è legato attraverso l’eolico a vicende mafiose, non sappiamo in che modo. Ma anche Di Maio ha gestito male la vicenda.

Che cosa rimprovera al capo di M5s?

Ha approfittato di questa occasione per attaccare il suo compagno di strada. Non è su questo che si fa politica.

Siri non farà nessun passo indietro, hanno fatto sapere ieri dalla Lega. “Se chiedono a voi di dimettervi – aveva detto giovedì Salvini – perché due tizi all’autogrill parlano di voi, voi direste di no”.

Se questa è l’intercettazione di Arata padre e figlio che parlano di una somma di denaro data a una terza persona (Siri, ndr) logicamente non ha nessun senso che quel colloquio sia falso. Naturalmente il dialogo va letto in modo dettagliato e nel suo complesso, ma se valesse il principio dichiarato da Salvini, cioè se valesse solo il colloquio in cui interviene direttamente anche il soggetto interessato, non so quante condanne a decine d’anni di carcere dovrebbero saltare. Se non ci sono motivi di irragionevolezza, i giudici, secondo me sbagliando ma è quello che avviene regolarmente, daranno credibilità a quel colloquio.

Prima ha detto che è stata la magistratura a fare del caso Siri un caso politico. Questo fatto ha una portata più ampia?

È ormai dal 1993 che la magistratura decide chi deve governare e chi no, e lo fa anche attraverso la diffusione di notizie che devono restare riservate se non addirittura segrete. Non c’è nessun motivo di diffondere pubblicamente gli elementi di un’inchiesta che è ancora ai primi passi e che riguarda persone con responsabilità politiche di alto profilo, se non quello di provocare, come è poi accaduto, una crisi politica.

Insomma i tempi non sono mai casuali.

Non so se sono casuali, però posso dire che quando assistevo Berlusconi uscivano puntualmente tutte le notizie giudiziarie che lo riguardavano e su quelle notizie si innescavano i processi mediatici. Peraltro, il neo-garantismo di chi dice che una persona “deve marcire in galera” prima di fare il processo e che è lecito sparare a qualcuno anche se questi è disarmato, è un garantismo poco credibile.

Quali sviluppi prevede?

Questo caso si trascinerà fino al voto europeo. Quelle che vediamo sono tutte operazioni a sfondo elettoralistico. M5s e Lega hanno cominciato a litigare in modo violento quando si è avvicinato il voto e quindi secondo me nessuno dei due potrà fare un passo indietro prima delle elezioni. E tutti e due tenteranno di sfruttare elettoralmente questa situazione.

Chi se ne avvantaggerà di più?

Credo i 5 Stelle. L’errore che potrebbe penalizzare di più Salvini è quello di aver preso i voti dei non garantisti e adesso fare il garantista.

(Federico Ferraù)

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