COMUNALI SICILIA/ M5s perde dove ha governato, il Pd vince solo col centrodestra

- Manlio Viola

Sono tre le indicazioni politiche “forti” che emergono dai ballottaggi nelle elezioni amministrative in Sicilia di domenica

crisi governo
Luigi Di Maio e Matteo Salvini (LaPresse)

Alla fine non ha perso nessuno, tutti in qualche modo hanno vinto. Ce lo sentiamo ripetere a ogni commento post elettorale e la cosa, diciamocelo pure, è abbastanza stucchevole. Ma stavolta, sembra assurdo ma non lo è, potrebbe essere vero. In Sicilia hanno vinto tutti. Ma proprio tutti.

Sono tre le indicazioni politiche “forti” che emergono dai ballottaggi nelle amministrative dell’isola, primo mini-test in vista delle europee e delle concomitanti amministrative nazionali. I 5 stelle vincono dove non hanno mai governato, ma perdono dove sindaci uscenti erano stati eletti con loro; la Lega non riesce a eleggere sindaci al ballottaggio, ma cresce in maniera esponenziale in Sicilia dove nessuno, un anno fa, avrebbe scommesso un soldo neanche sulla metà dei consensi che ha poi raccolto; terzo, ma non ultimo, a Gela viene eletto il candidato appoggiato da Forza Italia e dal Pd insieme, un esperimento politico che ha spaccato Forza Italia e fa urlare all’inciucio Di Maio giunto a Caltanissetta a festeggiare. E infine anche il sindaco Pd di Mazara sale con una compagine civica sostenuto da liste di Centrosinistra.

Ma facciamo un passo indietro. Cinque comuni al ballottaggio, un solo capoluogo di provincia ma importante anche perché è la città del leader pentastellato in Sicilia Giancarlo Cancelleri, ovvero Caltanissetta, e poi quattro comuni non capoluogo ma importanti per motivi diversi: Gela che esce da una sindacatura 5 Stelle (anche se il sindaco non è più grillino da tempo); Mazara del Vallo, grande comune del trapanese e simbolo dell’integrazione extracomunitaria: Castelvetrano, comune più piccolo ma che ha dato i natali alla primula rossa della mafia Matteo Messina Denaro e con un’amministrazione sciolta per infiltrazione mafiosa; infine, Monreale, piccolo comune normanno a ridosso della città di Palermo tanto da esserne quasi un prolungamento ideale.

Alla fine hanno vinto i 5 Stelle che conquistano il sindaco in entrambi i comuni in cui erano al ballottaggio, ovvero Caltanissetta e Castelvetrano cioè a casa di Cancelleri e, ben più importante, a casa di Messina Denaro. Ha perso la Lega perché non è riuscita a eleggere nessuno dei suoi due sindaci al ballottaggio a Mazara del Vallo e a Gela. Ha vinto il Pd che piazza i propri candidati sindaco proprio a Mazara del Vallo e a Gela. Ha vinto il centrodestra che piazza il sindaco a Monreale, candidato civico in realtà, ma uomo del movimento Diventerà Bellissima del presidente della Regione Nello Musumeci.

Ma a ben vedere l’analisi può anche essere invertita per tutti i contendenti. I 5 Stelle che hanno vinto i ballottaggi, hanno però perso i comuni dove avevano fatto eleggere sindaci alla scorsa tornata. La Lega non ha perso davvero anche se non elegge sindaci al ballottaggio, ne ha eletto uno al primo turno in un comune minore ed è il primo eletto in Sicilia sotto il vessillo del Carroccio e non approdato in seguito e ha raccolto, nei comuni dove è arrivata seconda, decine di migliaia di voti decuplicando il consenso delle amministrative precedenti. Il Pd che ha vinto ha, però, anche perso, visto che nessuno dei candidati eletti era “puro”. Insomma, vince solo quando si presenta insieme a pezzi del centrodestra. Gli elettori, sembra essere l’indicazione, vedono ormai i partiti di centro come una cosa sola, Pd compreso.

Ha vinto la Forza Italia di Miccichè che, piazzando il sindaco del “compromesso storico”, si prende una rivincita sui dissidenti che hanno tacciato il progetto di “eresia” e ha vinto la Diventerà Bellissima di Musumeci, nonostante la scelta di restare neutrale alle europee tanto criticata dagli alleati.

Cosa accadrà adesso? Difficile dirlo. Le strade sono tutte aperte. Il centrodestra ha due possibilità: l’accordo col Pd oppure quello con la Lega. I 5 Stelle sono gli unici che possono e vogliono andare ancora soli. E le europee dovranno fornire altre indicazioni a iniziare da Fratelli d’Italia, una terza gamba del centrodestra già attrattiva per chi non ha gradito la neutralità di Musumeci e compagni a Palermo. Il vero nodo sarà capire cosa raccoglierà la Meloni con un candidato forte come Raffaele Stancanelli, protagonista un anno fa dell’operazione che ha portato Musumeci sulla sedia di presidente della Regione e Salvo Pogliese, ormai ex forzista che ha lasciato gli azzurri in disaccordo proprio con Miccichè, sulla poltrona di sindaco di Catania.

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