IL PALAZZO/ Mannino: Pdl-Udc, il caso Palermo “scuote” il centrodestra

- int. Calogero Mannino

Dopo il colpo di scena delle primarie del Partito Democratico, l’accordo tra Pdl e Udc rende le amministrative di Palermo ancora più interessanti. L’intervista a CALOGERO MANNINO

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Calogero Mannino e Pier Ferdinando Casini (Imagoeconomica)

Dopo il colpo di scena delle primarie del Partito Democratico, che hanno visto prevalere Fabrizio Ferrandelli su Rita Borsellino (sostenuta da Pd-Sel-Idv), le elezioni amministrative che attendono Palermo si rivelano ancora più interessanti. Il trentenne Massimo Costa, già presidente del Coni in Sicilia e obiettivo numero uno dei finiani, ha deciso di tornare sotto l’ala protettiva del Pdl. Non solo, su di lui si è registrata la convergenza dell’Udc e di Gianfranco Miccichè (Grande Sud), mentre il Fli e l’Mpa di Raffaele Lombardo hanno dovuto ripiegare sul deputato futurista Alessandro Aricò.
A questo punto si può parlare di Palermo come di un “laboratorio” che può avviare la ricostruzione del centrodestra? «Di certo è un primo passo, anche se è troppo presto per dire dove potrà portare questo accordo», spiega a IlSussidiario.net Calogero Mannino, politico siciliano più volte ministro Dc, oggi deputato del Gruppo Misto. «A Palermo però il Terzo Polo ha dimostrato di non esistere e non mi meraviglierei se la dicotomia tra Udc e Fli, al di là dell’ostentata esibizione di buoni rapporti, possa riflettersi anche su scala nazionale».

La partita per il capoluogo siciliano è comunque aperta?

Sicuramente. A danno del Pdl c’è l’esperienza negativa dell’amministrazione uscente, mentre il Pd rischia di pagare la scissione interna dell’ala che ha sostenuto la Borsellino. Entrambi i partiti in Sicilia hanno comunque dimostrato di avere parecchi problemi.

Quali?

Il Popolo della Libertà ha mostrato le stesse difficoltà che sono emerse a livello nazionale. È un partito che ha esaurito infatti la sua fase leaderistica, fondata sulla gestione personale e centralizzata di Berlusconi, e che sta provando con difficoltà a diventare un soggetto democratico e articolato. Alla base di questo disegno politico manca ancora però una specificazione culturale. Il rischio è quello di continuare a oscillare tra il populismo e un liberismo acefalo e, dato che non si può parlare nemmeno di neogollismo, di non evolvere nella prospettiva di un partito di centro, moderato, popolare e non populista, come quello che, ad esempio, sostiene la Merkel in Germania. Direi che il compito di Angelino Alfano è davvero immane…

Il segretario del Pdl si gioca molto in Sicilia?

Direi di sì, anche se sarà un test importante, ma non decisivo. Certo, anche il Pd sta attraversando una crisi non inferiore a quella del Pdl. Le primarie e l’improvvisazione del suo personale politico hanno dimostrato che il Partito Democratico in Sicilia non esiste come partito. Tant’è che è riuscito a vincerle l’ex vicario di Leoluca Orlando Cascio, nonostante la guerra spietata che questi gli ha scatenato.  I democratici hanno poi voluto dividersi tra chi, come dicono loro, interpreta l’“antimafia delle parole” e chi esprime l’“antimafia per lo sviluppo”. 

Ma se la connotazione politica di un partito è soltanto quella del cartello antimafia non vedo grandi prospettive. L’antimafia dovrebbe essere un impegno civile, etico e politico proprio di tutti i siciliani.

Come si spiega allora la sconfitta della Borsellino in un partito che ha puntato tutto su un profilo antimafia?

Rita Borsellino, oltre a essere una persona stimabile, ha un nome importante che poteva unire. Evidentemente la sua candidatura è stata appesantita dalle alleanze e dai giochi interni al partito.

E chi potrebbe essere il favorito?

È presto per dirlo. A mio avviso il Terzo Polo ha dimostrato di non poter rappresentare il polo alternativo, visto che si è limitato a svolgere la funzione di ponticello di congiunzione tra due partiti in crisi, nella prospettiva di un prolungamento dell’esperienza Monti.  
Certo, se si verificassero eventuali divisioni nel campo opposto Massimo Costa potrebbe avere un vantaggio. Al di là del risultato finale comunque mi auguro che da Palermo si possa aprire una fase nella quale la gran parte delle forze che si sono ritrovate nel Pdl, nell’Udc e quelle di chi fu democristiano e oggi si trova nel Pd possano approfondire, senza nostalgie, le ragioni politiche che dovrebbero indurle a costruire una aggregazione popolare. Le radici portano a Sturzo e De Gasperi, il resto sono chiacchere e mistificazioni…

(Carlo Melato)

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