Elezioni, Minoli “par condicio ai magistrati”/ “Basta arresti in campagna elettorale”

- Niccolò Magnani

Giovanni Minoli lancia la proposta per le Elezioni: “par condicio anche ai magistrati. Basta arresti durante la campagna elettorale”

giovanni minoli 2018 un giorno da pecora
Giovanni Minoli a Un giorno da pecora

I “simpatici” conduttori di “Un giorno da Pecora” (come amano definirsi Geppi Cucciari e Giorgio Lauro) colpiscono sempre nel segno: pizzicato a pochi giorni dalle Elezioni Europee, il grande giornalista Giovanni Minoli lancia una provocazione tutt’altro che banale nel periodo in cui la maxi inchiesta in Lombardia, in Calabria e in Umbria hanno sconvolto le campagne elettorali a ridosso del voto di domenica. «La Par Condicio? Mi piacerebbe che fosse estesa al rapporto tra magistrati e politica: propongo la possibilità di sospendere le azioni penali per due mesi, quelli della campagna elettorale. Tanto le inchieste durano anni, se in quei due mesi li non uscissero notizie, che potrebbero uscire prima o dopo, si creerebbe una par condicio che aiuterebbe a non equivocare il rapporto tra magistratura e politica»: la proposta singolare ma non per nulla “banale” viene fatta da Minoli ai microfoni di Radio Rai1.

GIOVANNI MINOLI A 360° SU ELEZIONI E.. CASALINO

Conduttore, giornalista e spesso ospite di Lauro e Cucciari, Minoli ha provato anche a dare una sua possibile lettura di questo ultimo periodo di fortissima crisi interna al Governo tra Lega e M5s, dilaniati da litigi e scontri praticamente su ogni tema politico del giorno. «È tutta colpa di Rocco Casalino» spiega l’ex conduttore di “Mixer” spiegando come «Ha fatto un ottimo favore per i 5S all’opposizione, un po’ come faceva dentro alla Casa del GF, dove riusciva a costruire le alleanze ‘contro’, quello lo faceva bene». Giusto qualche mese fa in una lunga intervista al Corriere della Sera Minoli aveva raccontato anche qualche aneddoto della sua vita personale e sul padre morto purtroppo da giovani, tutt’altro che normale in una lunghissima carriera di un professionista del giornalismo italiano: «Avevo previsto l’incidente in un romanzo giovanile. La seguente scena è uguale: noi figli a colazione, mamma alza il telefono, ascolta, attacca; si gira e dice: “Papà è morto”. L’avevo scritto dieci anni prima. Come lo spiego? Resta l’interrogativo della mia vita. Ogni volta che ci penso sto male».



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