Marcello De Vito scrive a Virginia Raggi/ Dal carcere attacca M5s: “non mi dimetto”

- Niccolò Magnani

Marcello De Vito scrive dal carcere a Virginia Raggi dopo l’arresto a Roma: “non mi dimetto da Presidente del Consiglio comunale, chiedo giustizia”. Stoccate a M5s e Di Maio

Virginia Raggi e Marcello De Vito
M5s Roma, Marcello De Vito e Virginia Raggi (LaPresse, 2019)

Come se non bastasse per il momento “da ko” della sindaca di Roma Virginia Raggi – impelagata nelle indagini dello Stadio di Tor di Valle e in pieno scontro politico con la Lega di Matteo Salvini sul “Salva Roma” e sul degrado della Capitale – dal carcere arriva una lettera a firma Marcello De Vito, il suo ex antagonista interno al Campidoglio (fidato della nemica Roberta Lombardi). Il Presidente del Consiglio Comunale di Roma è stato arrestato lo scorso 20 marzo con l’accusa di corruzione nell’ambito della stessa indagine che ora vede coinvolta anche la Raggi, ovvero lo Stadio della As Roma a Tor di Valle tramite il costruttore Luca Parnasi. In sintesi, De Vito annuncia di non volersi dimettere dalla sua carica perché del tutto innocente e lancia anche diverse “stoccate” agli ex compagni di partito (è stato espulso in pianta stabile dal leader Di Maio dopo l’arresto di fine marzo): «Chiedo giustizia, ho svolto la mia carica con onore», si legge nelle prime righe della lettera diffusa pubblicamente da Messaggero e Fatto Quotidiano. Ancora l’ex M5s spiega «In questo periodo ho pensato spesso, per il rispetto che ho verso l’istituzione, di dimettermi da presidente dell’Assemblea capitolina, carica che ho amato e che ritengo di avere svolto con onore e con piena cognizione dei suoi equilibri e tecnicismi dall’altro. Ma non posso, non voglio e non debbo farlo! Credo con forza nella Giustizia e Giustizia con forza chiedo!».

L’ATTACCO DI DE VITO A M5S E RAGGI

La lettera è arrivata da Regina Coeli direttamente sul tavolo della sindaca Raggi, la quale ancora non ha rilasciato alcun commento ufficiale in merito alle considerazioni e attacchi compiuti da De Vito nella missiva. «Care colleghe e cari colleghi considero privo di presupposti qualsiasi atto che mi abbia privato di qualcosa: sia esso la libertà personale, la carica (anche in via temporanea), la stessa iscrizione dagli M5S. Darò tutte le mie forze per tutelare la vita della mia famiglia e la mia. Ai sensi del regolamento del consiglio considero le assenze dal 20 marzo 2019 contrarie e comunque non imputabili alla mia volontà nonchè la sospensione e la temporanea sostituzione prive di presupposti». Inevitabile un commento su Di Maio e l’attuale situazione in casa M5s, immerso nello scontro politico al Governo con la Lega: «mi sono chiesto cosa potrebbe decidere il nostro leader (Di Maio ndr) per se stesso, ove fosse sottoposto ad un giudizio: sicuramente proporrebbe un quesito ad hoc, come quello ideato sul caso Salvini-Diciotti, da sottoporre al voto online». Da ultimo, sempre l’attuale Presidente del Consiglio comunale (anche se dal carcere) annuncia: «Così come ho ricordato che il nostro codice etico prevede l’espulsione dall’M5S solo in caso di condanna e non si presta ad opinabili interpretazioni a seconda dei casi o peggio, all’arbitrio del nostro leader».



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