SCENARIO/ Folli: se tutti vogliono il voto Mattarella scioglierà le Camere

- int. Stefano Folli

Aumenta ancora lo scontro tra M5s e Lega all’interno di un governo sfinito. Si tratta solo di capire quando votare

decreto crescita
L'aula del Senato (LaPresse)

È scontro tra Di Maio e il ministro Fontana (Lega) sulle coperture del decreto famiglia. Salvini fa sbarcare dalla Sea Watch sette bambini con i genitori e si prepara a portare in Cdm il decreto sicurezza-bis; i 5 Stelle forzano la mano sul sottosegretario leghista Rixi (processo per le “spese pazze” in Regione Liguria, sentenza prevista il 30 maggio) chiedendone preventivamente l’estromissione in caso di condanna. L’ultima occasione per M5s e Lega di farsi male è all’interno del Cdm previsto per lunedì 20. Dopo ci saranno solo le europee. “I Cinquestelle fanno di tutto per accreditarsi come forza di governo, cosa che fino adesso non sono riusciti a fare come volevano – dice Stefano Folli, editorialista di Repubblica -. Sperano di sganciarsi dalla damnatio europea che pesa sulla Lega, il partito più inviso di ogni altro in Europa, per avere un destino diverso”.

Possono riuscirci?

Intanto hanno ottenuto che Merkel e Weber parlino della Lega ma non di M5s. Una anno fa i grillini erano i cattivi, adesso apparentemente non lo sono più. Oggi Di Maio e M5s possono illudersi di avere un profilo di governo più plausibile e rispettabile. Come tutto questo possa poi avere una ricaduta nella pratica, è difficile da dire.

Che cosa intende?

Non mi sembra molto realistico immaginare in questa legislatura una governo trasformista di M5s senza la Lega e con il Pd. In Parlamento avrebbe i voti stiracchiati. Una strada politicamente poco praticabile.

Salvini è stato messo in difficoltà dall’iniziativa di Di Maio. Dove ha sbagliato il capo del Carroccio?

Bisogna distinguere il piano politico da quello elettorale. A livello elettorale non sappiamo se Salvini ha sbagliato o no, dobbiamo aspettare il 27 maggio. Quella che a noi sembra una catena di errori potrebbe non esserlo affatto per il suo elettorato.

E dal punto di vista politico?

Ha sbagliato nell’eccedere in un egocentrismo relativamente vuoto di contenuti, perché alla fine molte cose che ha promesso non è riuscito a fare e le ha mascherate con l’iperattivismo personale. Ha ridotto il numero degli arrivi di immigrati con la chiusura dei porti, il resto è poca cosa. Ha sottovalutato la questione morale. Si prenda poi il caso dei voli di Stato: io non credo che Salvini abbia commesso degli illeciti veri e propri, però dal punto di vista dell’immagine il risultato è pessimo.

Tra Di Maio e Salvini, chi secondo lei, al di là dei tatticismi elettorali, vuole la crisi di governo?

Tra i due sicuramente Salvini, non Di Maio, almeno non ora. Non c’è dubbio che questa legislatura ha dato tutto quello che poteva dare. Quando ci saranno le elezioni, se subito o in primavera, non lo sappiamo. Però tutti, Pd compreso, si stanno preparando.

Si riferisce al programma presentato da Zingaretti l’altro giorno?

Sì: uno stipendio in più all’anno, 1.500 euro, per 20 milioni di lavoratori. Fanno 30 miliardi l’anno. È evidente che si tratta di un programma fatto apposta per tagliare l’erba sotto i piedi ai 5 Stelle.

Lei ha detto che l’ultimo a voler votare è Di Maio. Qual è il suo obbiettivo immediato?

Dimostrare che il suo partito non è morto. Lo sarebbe se alle europee scendesse al 18%. Ma se M5s prendesse il 24-25%, a quel punto anche lui potrebbe essere tentato dal voto. Con M5s sopra il Pd di pochi decimali non cambierebbe granché, qualche punto di differenza invece potrebbe indurre Di Maio a volere le elezioni.

Per rompere ci vuole un pretesto.

Ovvio. Ma pretesti non sarebbe difficile trovarne. Basterebbe mettere in mano a qualcuno la pistola di Sarajevo.

L’aumento dell’Iva per Salvini sarà evitato, Tria e Conte invece, che su questo appaiono allineati, hanno molti dubbi e sembrano avere messo le mani avanti.

Salvino può scongiurarlo solo aumentando il deficit, uno sforamento che nell’Europa attuale, e probabilmente anche il quella post 26 maggio, nessuno intende concedergli. Avremmo più margini se avessimo più forza politica, ma ce l’avremo? Non lo sappiamo. Dunque siamo sempre allo stesso punto.

Intanto tira aria di patrimoniale.

Tutti la smentiscono e non potrebbero fare altrimenti. L’unico che ne parla è Fratoianni… (Sinistra italiana, ndr).

Ammettiamo che tutti si preparino al voto. L’incognita però è quello che ci sarà in mezzo, una fase di transizione che forse tutti temono. Il Capo dello Stato cosa pensa di fare?

Secondo me il Colle spera che non succeda granché e che si vada avanti con questo assetto, magari con più buon senso da entrambe le parti. Di Maio per esempio vuol far vedere di essere quello che ascolta il Quirinale. Questa è la prima opzione.

E la seconda, posto che il giocattolo si rompa?

In tal caso, se non c’è una maggioranza politica alternativa, e sappiamo quanto sia difficile trovarla, la mia opinione è che Mattarella scioglierà le camere.

Niente governo tecnico?

No, non c’è l’aria, non è più il tempo.

(Federico Ferraù)

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