Siri, M5s attacca la Lega/ “Dimissioni, ora Salvini spieghi”: le 4 domande di Di Maio

- Niccolò Magnani

Armando Siri, M5s attacca la Lega sul Blog delle Stelle: 4 domande di Di Maio a Salvini, “Sottosegretario si dimetta, il Carroccio spieghi ai cittadini”

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Armando Siri (LaPresse)
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Non un ottimo viatico verso l’imminente CdM su Decreto Crescita e Salva Roma se uno dei partiti di Governo scrive sul proprio blog ufficiale un lungo post di attacco contro i compagni di maggioranza: il caso è quello arcinoto di Armando Siri, Sottosegretario ai Trasporti indagato per corruzione sull’inchiesta dell’Eolico in Sicilia (coinvolti l’ex deputato FI Arata e Vito Nicastri, considerato dagli inquirenti un “fedelissimo” di Matteo Messina Denaro, super capo di Cosa Nostra). Il Movimento 5 Stelle chiede ufficialmente le dimissioni del braccio destro economico (nonché “padre” della Flat Tax) di Matteo Salvini, il quale già oggi aveva ribadito di credere all’innocenza di Siri fino alla eventuale condanna a processo. 4 domande rivolte dal M5s alla Lega e in particolare al chiarire i rapporti tra Siri e gli elementi indagati nella misteriosa inchiesta trapanese; 4 domande che però segnano la distanza quasi totale nel Governo tra i due vicepremier, come visto oggi anche sul “caso” del 25 aprile con le celebrazioni della Festa di Liberazione.

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LE 4 DOMANDE DEL M5S ALLA LEGA

«Quali sono i reali rapporti tra Siri, la Lega e Paolo Arata?; Perché Siri ha presentato più volte delle proposte, sempre bloccate dal M5S, per incentivare l’eolico?; Perché Siri si è contraddetto, cambiando versione più volte?; Giorgetti sapeva che era figlio di Arata e dei rapporti del padre con Nicastri?»: così sul Blog delle Stelle il board M5s lancia il personale attacco politico contro un compagno di Governo nonché Sottosegretario ai Trasporti del Ministro Toninelli. «Di fronte alle contraddizioni espresse dal sottosegretario Siri e alla luce delle relazioni di Arata con Nicastri (ritenuto vicino a Cosa Nostra, così come emerge dalle carte dell’inchiesta) riteniamo che un chiarimento sia necessario e non più rimandabile», si legge sul post fortemente voluto dal leader Di Maio, in aperta lotta quotidiano con il rivale-alleato Salvini. La tesi è chiara, essendo indagato per corruzione Siri deve immediatamente dimettersi: «Perché mai, altrimenti, avremmo dovuto alzare le barricate contro l’ex ministro Boschi? Perché mai avremmo dovuto indignarci di fronte al caso Consip? Perché mai avremmo dovuto chiedere la sospensione di un nostro assessore a Roma nelle stesse ore in cui circolava addirittura la richiesta di archiviazione da parte della Procura, com’è accaduto di recente?. Lo abbiamo fatto perché i reati contestati e le situazioni di riferimento avevano un certo peso specifico. Ed è partendo da questo approccio che una forza politica può arrogarsi il diritto di parlare di questione morale e di opportunità politica». La risposta però da Salvini era già giunta in mattinata quando su Radio Rai aveva risposto così alla domanda su Siri indagato, «io voglio solo che i colpevoli siano riconosciuti tali in fretta e gli innocenti lo stesso: spero che i tempi dei processi siano rapidi, che i giudici facciano bene e in fretta». A fargli eco l’avvocatessa nonché Ministro della Pa, Giulia Bongiorno «Noi non difendiamo chi commette un errore ma chiediamo che sia accertato se c’è o meno l’errore. Alla magistratura dico, sia per il poveraccio che per il politico, di fare presto: fategli vedere questa intercettazione e vediamo se ci sono delle prove, se ha sbagliato paga».

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