Siri, Salvini: “Ultimo avviso”/ Di Maio:”3 settimane che vuole tenere questa persona”

- Niccolò Magnani

Caso Siri, scontro totale Salvini-M5s: “tappatevi la bocca, no dimissioni”. Di Maio vs Lega “lo faccia dimettere, quanto casino per una poltrona”

Armando Siri e Giuseppe Conte
Conte e Siri, Scuola Politica Lega (LaPresse, 2019)

Non accenna a calare la tensione interna al governo sul caso Siri con Luigi Di Maio che attacca Matteo Salvini a “Non è l’arena” di Giletti:”E’ chiaro che in questi giorni ci sono tensioni: il tema della corruzione è un tema importantissimo. Se c’è una persona che ha fatto il santo in Paradiso per un imprenditore mentre tutti gli altri imprenditori che non hanno i santi in Paradiso devono sgobbare tutti i giorni…”. Giletti chiede allora a Di Maio se ha certezza di quello che ha successo:”Mettiamo da parte l’inchiesta: da quelle carte viene fuori che si era provato a fare una legge per permettere ad un imprenditore dell’eolico di accedere a degli incentivi a cui non poteva accedere. Ora io dico, tutti gli altri che non avevano il sottosegretario in Paradiso se ce lo teniamo? Tu puoi fare tutte le leggi anticorruzione del mondo ma la corruzione e il clientelismo li combatti con l’esempio”. Di Maio poi attacca: “Io i nostri li ho buttati fuori dopo 30 secondi, qui sono 3 settimane che Salvini vuole tenere questa persona: la politica deve agire prima dell’inchiesta!”. (agg. di Dario D’angelo)

SALVINI, “ULTIMO AVVISO”

Lo avevamo in qualche modo “chiamato” il batti e ribatti, l’ennesimo, tra Salvini e Di Maio in questa domenica di polemiche ancora sul caso Siri: e così dopo l’intervista del Ministro, la replica del Blog M5s e del vicepremier dalla Annunziata, arriva dal comizio di Galluzzo (Firenze) l’attacco ferocissimo e irritato del leader della Lega. «Gli amici dell’M5s pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso»: il riferimento è al passaggio del Blog quando in maniera diretta e molto poco “gentile” viene chiesto al Ministro della Lega di tirare fuori appunto gli attributi per affrontare le dimissioni di Siri e piantarla con le polemiche. Ad inizio giornata, prima ancora degli attacchi del M5s – e forse in qualche modo li ha “aizzati” ulteriormente – Salvini aveva spiegato sempre durante i suoi tour elettorali «Io sono abituato a non abbandonare mai gli uomini con cui si è fatto un pezzo di strada insieme, e questo vale a livello locale come a livello nazionale». In serata poi sbotta e rilancia dal palco toscano, «Non ascolto gli insulti di chi dovrebbe essere mio alleato. Sarebbe meglio se gli M5s ci aiutassero a cambiare in meglio questo paese senza offendermi ogni giorno».

DI MAIO STUZZICA “QUANTO CASINO PER UNA POLTRONA”

Dopo il Blog, è direttamente Luigi Di Maio a scagliarsi contro Salvini questa volta dallo studio di “In Mezz’ora in più” dove i toni restano pacati ma l’obiettivo degli attacchi resta sempre e solo il Ministro degli Interni: «Non ha senso dire che bisogna aspettare che ci sia un rinvio a giudizio come dice il vicepremier Matteo Salvini: la questione non è in sé ma il fatto che un sottosegretario avrebbe provato a favorire un singolo con un emendamento». Secondo il leader M5s, il caso Siri al di là delle inchieste rappresenta «la solita storia d’Italia, c’è un personaggio con un santo in paradiso che si va a far fare una legge ad personam». Nuovo punto d’attacco del vicepremier M5s è il tema della casta: «È bello fare il forte con i deboli ma ora è il momento del coraggio, di prendere responsabilità perché i politici se sbagliamo devono pagare». Quando la Annunziata chiede a Di Maio se si arriverà alla conta tra Lega e M5s nel Consiglio dei Ministri del “redde rationem”, il Ministro del Lavoro replica «La Lega non si deve assumere la responsabilità di arrivare al voto in Cdm: è una sfida inutile per un paese che ha bisogno di fare altre cose. io reputo preoccupante il muro contro muro che vuole fare la Lega su una poltrona. Non credo che vorranno arrivare alla rottura con una votazione in Cdm». Non ci sarà una crisi di Governo, assicura Di Maio – come già fatto da Salvini oggi col Corriere – ma l’obiettivo dei M5s è che Siri «non agisca per conto del governo, spero che si raggiunga questo obiettivo senza votare in Cdm, non ce n’è bisogno». La Lega di contro è in piena rivolta per i continui attacchi che i grillini sferrano da tre settimane ormai sul caso Siri, e non solo: «L’autonomia ha il suo corso e la vicenda Siri ne ha un altro. Sarebbe vomitevole pensare ad una riforma come ad una merce di scambio» attacca il Governatore del Veneto, Luca Zaia.

BLOG M5S SI SCAGLIA CONTRO SALVINI

Apre Salvini, risponde M5s: ancora una volta è scontro a distanza sul caso Siri tra il vicepremier della Lega e gli alleati di Governo: stavolta a replicare allo sfogo sul CorSera del Ministro degli Interni è direttamente l’organo ufficiale del Movimento 5 Stelle, il Blog delle Stelle con un post pubblicato prima di mezzogiorno. «Continuiamo a non comprendere tutto questo baccano da parte della Lega su Siri. Troviamo sconvolgente che si arrivi a minacciare persino la caduta del governo per non mollare una poltrona di un loro sottosegretario indagato per corruzione in un’inchiesta dove c’è di mezzo anche la mafia», attacca il Blog a guida Di Maio-Casaleggio, attaccando direttamente Salvini e la Lega con toni pesanti «Sulla questione morale il MoVimento 5 Stelle non fa passi indietro e alla Lega chiediamo di non cambiare sempre discorso, ma di tirare fuori le palle su Siri e farlo dimettere. Lo sappiamo: ci vuole coraggio a fare quello che fa il MoVimento. Noi quando qualcuno sbaglia (o abbiamo anche il minimo dubbio che abbia sbagliato), gli chiediamo di mettersi in panchina. E così è stato fatto per Siri». Riferimento finale poi anche al caso-Trenta scoppiato ieri dopo il tweet cancellato della Ministra della Difesa: «La Lega mostri di avere gli attributi non solo quando c’è da attaccare il MoVimento, come è stato fatto ieri con il ministro Trenta, ma mostri di averne anche per far dimettere un loro indagato per corruzione. Non si giri dall’altra parte, non minacci il governo, faccia la cosa giusta: dimostri un po’ di coraggio!».

LO SFOGO DI SALVINI

Armando Siri, su questo nome gravita il presente del Governo (e il suo futuro) ormai tra quasi 20 giorni e solo il prossimo Consiglio dei Ministri dovrebbe mettere la parola fine alla infinita querelle tra Lega e M5s. Dopo aver ribadito ieri sera la fiducia nel Premier Conte, al netto delle distanze proprio sul caso Siri – «mi fido di Conte e il Governo andrà avanti» – il Ministro Matteo Salvini in una intervista al Corriere ribadisce la sua posizione con i netti distinguo dai colleghi-rivali del Movimento 5 Stelle. «Siri via? Ma che ci sia almeno un rinvio a giudizio… Non si dice una condanna in terzo grado, ma almeno un rinvio a processo». Al momento il Sottosegretario ai Trasporti è solo indagato e nemmeno c’è stato un primo interrogatorio con i magistrati, per questo motivo di dimissioni il titolare degli Interni non vuol sentirne parlare: «se si andrà alla conta in CdM non succederà nulla, ma se Siri verrà fatto fuori questo precedente diventerà un rischio per la democrazia», avverte ancora Salvini nel colloquio informale con il Corriere della Sera.

CASO SIRI, FORZA ITALIA VS SALVINI

L’affronto-attacco al collega Di Maio non poteva ovviamente mancare nell’intervista, con Salvini che risponde dirottamente all’altro vicepremier «Ma quando mai il problema è stato quello di una poltrona? Per me è evidente: condannare, dimissionare, linciare una persona sulla base di chiacchierate telefoniche di altre persone, io temo sia pericoloso per la democrazia. La scardina, e scardina i principi costituzionali di garanzia». Poi Salvini fa anche un esempio concreto per far capire come il criterio utilizzato eventualmente per “far fuori” Siri sia assai pericoloso: «E se due parlassero al telefono di Di Maio, di Toninelli o di Di Battista? Che facciamo? Buttiamo via tutto il governo? Che ci sia quanto meno un rinvio a giudizio, santo cielo… Non si dice una condanna in terzo grado, ma nemmeno può bastare l’apertura di un’indagine basata su una telefonata tra due persone che parlano di una terza…», conclude il Ministro degli Interni che conta in CdM di non arrivare allo scontro finale, anche se Conte si dice certo che la sua soluzione sia quella giusta e da prendere. Intanto critiche alla Lega arrivano dall’alleato nel Centrodestra, Forza Italia: «Siri? Non si può stare quindici giorni a discutere di poltrona di un sottosegretario», sentenzia Antonio Tajani, n.2 degli azzurri non che Presidente del Parlamento Ue intervenuto all’assemblea di Italia Protagonista (fondazione di Maurizio Gasparri) al Salone delle Fontane, Eur Roma.

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