SPY RAI/ Tutto pronto per il ribaltone post-voto: De Santis al posto di Salini

- Gennaro da Varzi

Caso Fazio: in Rai la posizione di Salini è a rischio. Troppi gli errori del Dg. Invece Teresa De Santis piace a Salvini e potrebbe prendere il suo posto

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Il presidente Rai Marcello Foa con l'amministratore delegato Fabrizio Salini (LaPresse)

Si sbaglia di grosso chi sottovaluta la direttrice di Rai1 Teresa De Santis, o perlomeno chi se la immagina come una scolaretta pentita e contrita seduta davanti al suo direttore generale, che le intima urlando di mettere per iscritto i motivi per cui ha deciso di cassare ben tre trasmissioni del divino Fazio. Dopo aver per settimane legato al caso Siri le sorti del governo giallo-verde, risolto come sappiamo senza colpo ferire, la vicenda del “taglio” alla programmazione del lunedì di “Che tempo che fa” si presta molto bene a diventare il nuovo tragico scontro nel governo, l’ennesimo duello tra Di Maio e Salvini, lo scoglio che renderà inevitabile la caduta dell’esecutivo Conte dopo il voto del 26 maggio.

A noi risulta che da tempo il comportamento dell’Ad Fabrizio Salini è oggetto di attenta valutazione, non solo da parte dell’azionista leghista della maggioranza di governo, ma anche da parte di coloro che lo hanno frettolosamente indicato, e cioè i 5 Stelle. Il ritardo con cui sta procedendo alle nomine mancanti esponendo l’azienda a figuracce, l’assenza di un piano strategico convincente (privatizzazioni comprese) sul futuro della Rai, i fin troppi evidenti accordicchi stretti sottobanco con gli ex Pd e l’entourage  di Renzi, lo stanno rendendo sempre più indifendibile dalla maggioranza di governo e agli stessi occhi di Di Maio.

La mossa della De Santis ha due significati precisi. Il primo, mettere fine alla sotterranea lotta di potere che Salini conduce nei confronti dell’ammiraglia Rai1 per cercare di sottrarle potere e fatturato. La direttrice di Rai1 preferisce rendere esplicito lo scontro, dimostrare chi ha il polso per dirimere senza tentennamenti – leggi Baglioni a Sanremo – questioni delicate e chi ha realmente conoscenza dei complessi meccanismi di decisione di un’azienda come la Rai.

Il secondo significato riguarda lo stesso Fazio e la programmazione dei talk show. Salini si sta attardando da settimane a risolvere la spinosa questione dello stipendio e del ruolo politico assunto da Fazio in Rai in questi mesi, senza venirne a capo. Non si capisce se ciò accade per incapacità o per un’altrettanto evidente collusione con gli ambienti dell’opposizione di sinistra che proteggono Fazio e che sono scattati come una molla in difesa del conduttore genovese.

In Rai nessuno dimentica che Salini è stato socio e dirigente della “Stand by me” di Simona Ercolani (da“Sfide” a“Sconosciuti”, nonché consulente di Renzi alla Leopolda) e che quel legame sembra essere più forte e inscindibile del previsto.

Anche in questo caso delle due l’una: o la Rai sarà davvero il terreno dello scontro finale che metterà  fine all’esperienza di governo Lega-M5s o ancora una volta i litigi furiosi sfoceranno in una mediazione ragionevole per entrambi i contendenti.

Se così fosse, e se sarà necessario – come appare ovvio – riequilibrare i rapporti di forza dopo il voto europeo a favore del socio leghista, l’impressione è che sarà  più probabile trovare al posto di Salini la De Santis piuttosto che il contrario, e cioè vedere l’attuale Dg portare a termine il suo disegno di “distruzione della rete ammiraglia”.

I rapporti tra Salvini e la De Santis sono saldi, dicono i beni informati. La direttrice di Rai1 ha goduto inizialmente solo del favore di alcuni consiglieri del leader leghista che la conoscevano e l’apprezzavano. Ma dopo la nomina il rapporto tra i due si è consolidato, come spesso capita a chi è intelligente di suo e ha pratica di rapporti con leader in ascesa. Per denigrarla si fa cenno ai suoi trascorsi di sinistra, dalla redazione del Manifesto alle stanze di Palazzo Chigi quando a comandare era D’Alema, ma nessuno ricorda il lungo periodo di emarginazione a cui è stata costretta durante i governi di sinistra a guida Pd e in particolare durante l’ascesa di Renzi. Accusarla di tradimento oggi è come accusare di tradimento quei milioni di italiani di sinistra che votando Lega e 5 Stelle hanno scritto la parola “fine” sotto la storia fallimentare della vecchia classe dirigente del paese.



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