VERSO LE EUROPEE/ Venturini (PpI): immigrazione e Iva, le soluzioni passano dall’Ue

- La Redazione

Su alcuni temi caldi Antonfrancesco Venturini, capolista dei Popolari per l’Italia alle europee nel collegio Italia Centro, ha le idee chiare

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Antonfrancesco Venturini

Si avvicinano le elezioni europee del 26 maggio e martedì 21, a Roma, Popolari per l’Italia presenterà una proposta riguardante un tema caldo come quello dell’immigrazione. Antonfrancesco Venturini, capolista dei Popolari per l’Italia nel collegio Italia Centro, anticipa che l’idea è quella di “un Campus europeo, una città dell’accoglienza, un luogo dove le persone scelgano di arrivare, migranti o europei, dove l’unica regola da seguire sia la regola. Un campus dove chiunque sarà identificato, non allo scopo di schedare, ma di ridare un’identità certa a tanti che non sanno quale identità serva per non essere riconosciuto come straniero, ma un essere umano, degno di rispetto, capace di scelte, che sappia raccogliere le sfide”. Ogni Stato membro, spiega Venturini, “dovrà individuare una o più superfici idonee non inferiori a 50.000 metri quadri da realizzare o da integrare, se esistenti, sulla base di parametri specifici”.

Nell’attesa di dettagli sulla proposta, un altro dei temi del momento è quello dell’Iva e per Venturini è in primo luogo importante contrastarne l’evasione. Per esempio attraverso la Transaction Network Analysis (analisi della rete delle operazioni), mirata a “contrastare le organizzazioni criminali che truffando l’Iva si arricchiscono a spese dei contribuenti onesti. È un’operazione fondamentale per tutelare le finanze pubbliche, motore di investimenti economici e di welfare. Le truffe infatti non riguardano certo le famiglie, ma grandi operatori economici che lucrano alle spalle dei singoli Paesi dell’Unione europea”. C’è poi “il tema della riforma del sistema dell’Iva nell’Unione europea, per garantire l’equità e la concorrenzialità negli scambi commerciali transfrontalieri. Il sistema tende ad intensificare lo scambio di informazioni tra i funzionari del fisco nazionale, consentendo così ai funzionari di Eurofisc di effettuare controlli incrociati con i casellari giudiziari, le banche dati e le informazioni in possesso dell’Europol e dell’Olaf, l’Agenzia europea antifrode, e di coordinare le indagini transfrontaliere”. Per il capolista di Popolari per l’Italia in Lazio, Toscana, Umbria e Marche, “una società più equa e solidale non vede nel mirino del fisco solo i piccoli commercianti e le famiglie, ma anzi li tutela, allargando l’orizzonte dei controlli a chi muove grandi masse di denaro”.

Antonfrancesco Venturini non trascura un altro tema importante, quello del diritto all’accesso alle cure, che “non sempre viene protetto. A volte esplicitamente, impedendo l’accesso alle cure, altre volte indirettamente, aumentando il prezzo dei farmaci in modo talmente alto da spazzare via una buona parte della popolazione, quella più debole”. Dal suo punto di vista, “la regolamentazione del prezzo dei farmaci è sempre stata considerata uno strumento fondamentale di contenimento della spesa farmaceutica in tutti i Paesi europei, con ricadute economico-occupazionali di un certo rilievo sulla filiera del farmaco”. Dunque, “discutere una procedura europea comune per definire il prezzo dei nuovi farmaci è il primo passo per quella che possiamo definire democrazia sanitaria”, per non “trovarci a dover fare i conti con sperequazioni assoggettate al mero mercato a discapito della salute pubblica e dei cittadini tutti”.

Ma anche “la questione della rappresentanza sindacale dei militari non è di secondo piano. Attiene  alla Carta sociale europea che, tra le altre cose, garantisce i diritti positivi e le libertà che riguardano tutti gli individui nella loro esistenza quotidiana, compresi i diritti del lavoro. Certo è che passare la Carta al vaglio di ogni singolo Paese ne inficia l’efficacia e ne complica l’attuazione. Diverso sarebbe se avessimo una Difesa comunitaria”. Bisogna ricordare che la Corte Costituzionale, nel 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare), che prevede “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”. Per Venturini è “un passo in avanti, ma non decisivo. Un tema dibattuto da anni, ma ancora attualissimo. Che l’Europa potrebbe risolvere anche e soprattutto pensando pensando ad una unica struttura militare, punto di riferimento per ogni specifico ordine interno. La Difesa comune, peraltro, consentirebbe anche una migliore salvaguardia delle coste e dei confini per ciò che riguarda il tema dell’immigrazione, senza necessità di muri o guerre”.

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