Pompei, Dna di un uomo sequenziato per la prima volta/ “Aveva la tubercolosi”

- Davide Giancristofaro Alberti

Per la prima volta è stato sequenziato il Dna di un uomo di Pompei, morto durante la nota eruzione del 79 dopo Cristo: ecco cosa è emerso

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Sauro Bardato del Generale ritrovato a Pompei (foto da Twitter)

Decisamente interessante e di assoluta rilevanza quanto annunciato nella giornata di ieri dalla rivista Scientific Reports: è stato sequenziato il dna di una persona morta nell’eruzione del 79 dopo Cristo, che sommerse Pompei provocando svariate vittime. Al risultato si è giunti dopo una serie di analisi eseguite sue due scheletri che erano stati rivenuti nella “Casa del Fabbro”, e venuti per la prima volta alla luce nel lontano 1933. Il Dna è stato estratto dai piccoli frammenti ossei, come riportato dal sito de Il Post, e costituisce un primo importante passo nella ricostruzione del patrimonio genetico della popolazione di Pompei dell’epoca.

Stando a quanto spiegato da Serena Viva, una delle ricercatrici che ha partecipato allo studio, i due cadaveri di cui è stato sequenziato il dna sono stati ritrovati vicino, e ciò farebbe pensare che non stessero scappando, forse perchè non erano nelle condizioni di poterlo fare. Gabriele Scorrano, docente presso il Lundbeck Center dell’università di Copenhagen, ha raccontato alla BBC dell’ottimo stato di conversazione dei due scheletri: «È la prima cosa a cui abbiamo guardato, e sembrava promettente, quindi abbiamo pensato di fare un tentativo». Attraverso lo studio è emerso che lo scheletro dell’uomo conteneva del Dna proveniente dal batterio che causa la tubercolosi, malattia di cui forse era affetto in vita.

SEQUENZIATO DNA UOMO DI POMPEI: “UN’ISTANTANEA DI QUEL GIORNO”

Inoltre, lo studio sottolinea che l’uomo analizzato è «geneticamente vicino» alle attuali popolazioni mediterranee, soprattutto a quelle dell’Italia centrale e della Sardegna: «È plausibile pensare che grazie all’espansione e all’aumento demografico avvenuto durante l’età imperiale, il pool genetico di Roma abbia lasciato un segno sulle popolazioni vicine che può essere riconosciuto ancora oggi. Pompei – ha concluso Scorrano – è come un’isola dell’antica Roma, un’istantanea di quel giorno del 79 dopo Cristo». Secondo il professore ci sono ancora moltissime cose da sapere sui resti di Pompei sotto il profilo biologico, e grazie alle nuove tecnologie molti misteri verranno risolti nei prossimi anni.







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