PREGLIASCO “ASINTOMATICI PRINCIPALE CAUSA CONTAGIO”/ “Seconda ondata? In estate…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Fra seconda ondata, asintomatici e negazionisti: il pensiero del virologo e professore dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco

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Il virologo Fabrizio Pregliasco (Foto LaPresse)

Il virologo e professore dell’università degli studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, è stato intervistato quest’oggi anche dai microfoni del quotidiano Il Giornale, e nell’occasione ha parlato della questione asintomatici, il vero e proprio tarlo dell’epidemia di covid da quando è scoppiata, lo scorso mese di gennaio: «C’è una gran parte di asintomatici, che rappresenta la principale causa nella catena di contagio. Adesso notiamo una grossa diffusione, con un insieme di focolai che si incontrano e si moltiplicano, in un corto circuito negativo fra luoghi di lavoro e famiglia. Il tutto dipende da molti diversi fattori che possono accrescere i contatti, anche dalla tipologia abitativa delle città. A Milano, certamente, non ci sono case sparse come in campagna». In merito all’arrivo di questa seconda ondata, Pregliasco spiega: «A un certo punto, con le misure, le temperature elevate, lo stare all’aperto, l’iceberg si è sciolto, ma è rimasto lì. La riapertura delle scuole, gli spostamenti e il resto hanno ricreato questa enorme base sommersa. Siamo a questo punto anche per aver aperto molto nei mesi scorsi. È stato un comprensibile ritorno alla vita, ma ha creato le condizioni per la seconda ondata». Anche il negazionismo potrebbe aver inciso e non poco sulla diffusione del virus: «Può aver inciso questo aspetto. C’ è un problema di autorevolezza delle istituzioni e anche della scienza in quanto tale. Chi dice cose semplici, che piacciono, che paiono verosimiglianti, può avere una qualche presa. Siamo a questo punto anche per aver aperto molto nei mesi scorsi. È stato un comprensibile ritorno alla vita, ma ha creato le condizioni per la seconda ondata». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PREGLIASCO: “SECONDA ONDATA COVID PEGGIO DELLA PRIMA, FACILE CONTAGIO IN FAMIGLIA”

La seconda ondata di coronavirus si sta diffondendo in maniera ben più capillare rispetto alla prima della scorsa primavera. E’ evidente dai numeri degli ultimi giorni e lo ha confermato anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, che intervenendo stamane presso la trasmissione di Rai 3, Agorà, ha spiegato: “In questo momento davvero c’è una diffusione del virus Sars-CoV-2 non dico omogenea, ma davvero molto ampia e peggiore della prima volta. Lo vedo nel contesto in cui vivo e lavoro, tra i familiari e gli amici: la probabilità di cadere nell’infezione è generalizzata”. Pregliasco spiega che è “facilissimo acquisirlo, magari sul lavoro, in un contesto comunitario, ma poi l’arrivo è a casa”. Ecco perchè da giorni gli esperti ci consigliano di rimanere in casa e di non andare a visitare nemmeno i parenti “la famiglia diventa un elemento moltiplicatore – ha aggiunto Pregliasco – proprio perché si abbassano per forza di cose le difese. Invece bisogna stare molto attenti a fronte della presenza di soggetti asintomatici”.

PREGLIASCO: “OSPEDALI PIU’ PRONTI”

Pregliasco ha parlato anche della situazione ospedaliera, con i pronto soccorso che stanni arrivando alla saturazione nelle regioni con più casi, come ad esempio Lombardia e Campania: “Si vede la pressione sui pronto soccorso, ma è fondamentale avere buon senso in questa fase. Questa volta anche sulla Lombardia c’è una organizzazione più pronta per mantenere anche il governo di tutte le altre patologie”. E se la situazione non dovesse migliorare, potremmo davvero ‘giocarci’ il Natale: “Il rischio è che, se la situazione peggiora, gli effetti più pesanti li vedremo a Natale”. Pregliasco consiglia quindi lo smartworking ove possibile, e nel contempo, si dice favorevole alla didattica a distanza per le scuole: “Sono convinto che la scuola vada preservata. Per farlo è utile ‘sgonfiare’ un po’ i trasporti potenziando il lavoro agile e adottando la didattica a distanza per i più grandi, penso agli ultimi anni del liceo e all’università, e mantenendo in classe i più piccoli”.







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