Prescrizione, Forza Italia contro M5s-Pd/ “Possibile ricorso a Corte Costituzionale”

- Niccolò Magnani

Riforma della prescrizione, Governo verso accordo Pd-M5s: Bonafede “niente crisi”. Forza Italia attacca: Enrico Costa parla di possibile ricorso alla Corte Costituzionale

Bonafede, Conte e Di Maio
Bonafede, Conte e Di Maio al Senato (LaPresse, 2019)

Enrico Costa a margine della conferenza stampa promossa in Senato ha commentato parlato della prescrizione e attaccato il governo. «Sta bocciando ogni iniziativa», ha detto il parlamentare di Forza Italia, convinto che questa norma entrerà in vigore. «Questo perché la maggioranza è governata in tema di giustizia dal Movimento 5 Stelle». Costa ha spiegato anche che il ministro Bonafede «sta mettendo tutti in riga tranne Italia viva che ancora oggi ha votato con noi in commissione per chiedere un restringimento dei tempi, una velocizzazione del provvedimento». Forza Italia però va avanti: «Noi probabilmente protesteremo con il presidente Fico e non escludiamo di ricorrere alla Corte costituzionale per violazione dei diritti parlamentari dell’opposizione». E questo «perché non c’è la calendarizzazione del nostro provvedimento in aula. Abbiamo parlato con il presidente Fico e non abbiamo avuto assolutamente rassicurazioni». La speranza di Enrico Costa è che ci sia «un’autorità che potrà dire che è stata violata la Costituzione e sono stati violati i diritti dei parlamentari». (agg. di Silvana Palazzo)

PRESCRIZIONE, BONAFEDE: “NO CRISI”. MA BOSCHI “NOI CON FI”

Una schiarita all’orizzonte del Governo dopo quella già avvenuta nella notte sul fronte Mes: se sul Salva Stati però manca una sostanziale presa di posizione e la schiarita arriva per il rinvio della firma in Ue, sulla prescrizione Pd e M5s sembrano aver trovato un accordo per evitare lo scontro in aula in riferimento alla legge pronta per scattare dal 1 gennaio 2020. «Non voglio la crisi», aveva lanciato il primo amo il Ministro Bonafede, incontrando il favore del Pd che con Andrea Orlando replicava «si è aperta una discussione», con una delegazione dem riunita stamattina per tentare una strada alternativa sul fronte prescrizione. Di Maio infine verso pranzo ha ribadito «Non vedo motivo di alimentare tensioni. Ogni buona proposta è bene accetta»; come è noto, la Spazzacorrotti avrà dal 1 gennaio una norma che di fatto stoppa la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, ma il Pd è al lavoro su una norma che possa sospendere i termini per 24 mesi, scaduti i quali però riprenderebbe a decorrere il tempo della prescrizione del reato, ovviamente nei casi previsti. Il M5s poi manda, con le consuete “fonti”, un messaggio-appello ai compagni di Governo: «Con le minacce non si va da nessuna parte. È opportuno, invece, dimostrare chiaramente di essere leali e andare avanti in maniera compatta. Con la riforma della prescrizione abbiamo la possibilità di mettere la parola fine all’era Berlusconi che ha fatto solo del male al nostro Paese. Siamo certi che il Pd farà la scelta giusta pensando all’interesse dei cittadini». Resta però il nodo Renzi, con Italia Viva che persegue per la sua strada di opposizione interna al Governo e appoggia la posizione di Forza Italia: «Noi sosteniamo la proposta Costa, era viceministro del nostro governo, ha lavorato con il ministro Orlando a una riforma che era la nostra riforma e ora si limita a chiedere di tornare lì, alle proposte dei governi Renzi e Gentiloni», spiega dal Parlamento Maria Elena Boschi.

LITE PERENNE NEL GOVERNO: “CON ULTIMATUM NON SI VA AVANTI”

Il dossier prescrizione mette a dura prova la tenuta del Conte-bis. Lite al Governo per la riforma voluta fortemente dal Movimento 5 Stelle, intenzionato a “silenziare” i dubbi mossi da Pd e Italia Viva. Ma da casa dem il messaggio è chiaro, così si rischia di far cadere l’esecutivo giallorosso. Intervistata da Formiche.net, l’ex ministro Valeria Fedeli ha spiegato: «Di Maio si sta assumendo la responsabilità di porre fine all’esperienza di governo. La politica è mediazione, condivisione, compromesso. Lui continua a muoversi come se non esistesse una coalizione. Un atteggiamento profondamente a-politico». E la maggioranza sembra essere ai ferri corti, come dicevamo: «Io mi auguro che il vaso non trabocchi perché sarebbe un danno per gli italiani. Abbiamo un grande programma politico per lo sviluppo sostenibile, la crescita, il lavoro, e una legge di bilancio che ancora deve essere approvata e deve evitare l’aumento dell’Iva». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

PRESCRIZIONE, SCONTRO AL GOVERNO: MORANI “AVVISA” M5S

Continua il dibattito politico sulla prescrizione, con il Governo spaccato: come dicevamo, da una parte il Movimento 5 Stelle e dall’altra Pd-Italia Viva. «Ho l’impressione che sulla prescrizione si stia tirando troppo la corda», il monito della dem Alessia Morani. Netta la presa di posizione dei grillini, con Luigi Di Maio che ha tenuto a ribadire: «Ci sono tante famiglie in Italia che aspettano giustizia per i propri cari. Dal primo gennaio sarà finalmente legge lo stop alla prescrizione e i furbi che perdono tempo nei processi non la faranno più franca». Centrodestra compatto contro la riforma pentastellata, ecco le parole della forzista Elvira Savino: «Sulla prescrizione siamo davanti ad una scelta di campo: da una parte c’è Forza Italia, baluardo del garantismo e della libertà dei cittadini, e dall’altra c’è il giustizialismo dei Cinquestelle, i quali vorrebbero trasformare i cittadini in sudditi e tenerli sotto processo, anche se innocenti, per tutta la vita. Credo che su questo tema tutte le forze politiche debbano schierarsi dalla parte del diritto e lasciare i grillini da soli con la loro barbarie giustizialista e forcaiola», riporta Adnkronos. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

PRESCRIZIONE, M5S VS ITALIA VIVA-PD

Il Governo potrebbe cadere sulla riforma della prescrizione: non è una boutade, né “fantapolitica” ma la conseguenza – ovviamente all’estremo – se non si dovesse arrivare ad un accordo tra M5s, Pd e Italia Viva in merito alla riforma della giustizia approvata un anno fa (con i voti di M5s e “controvoglia” della Lega, che aveva infatti ottenuto di rinviarla di un anno per poterla meglio sistemare) che mira a bloccare la prescrizione in tutti i processi dopo il primo grado di giudizio. Il rischio di un “nuovo” caso Tav per il secondo Governo Conte è però dietro l’angolo: il M5s spinge e insiste nel far partire la legge dal 1 gennaio, considerato tema imprescindibile del loro programma, ma tanto Pd quanto Renzi sono pronti a cambiare tutto ed eventualmente a votare contro se non si arrivasse appunto ad un compromesso. Non va dimenticato che il caos prescrizione si inserisce in un momento assai delicato per il Governo giallorosso, con i nodi Mes, Alitalia, Dl Fiscale, Ilva, Autonomia differenziata (e finanche alla inchiesta su Open per la ex fondazione di Matteo Renzi) che spaventano Palazzo Chigi nel mese decisivo dove dovrebbero essere tutti compatti in maggioranza nell’approvare la già “faticosa” Manovra di Bilancio. Sulla riforma della giustizia già ieri si è rischiato lo “scontro” diplomatico dopo che il deputato di Forza Italia Enrico Costa (ex viceministro del Governo Renzi, ndr) ha presentato una procedura di urgenza per chiedere il rinvio dell’entrata in vigore della legge sulla prescrizione: Italia Viva e parte del Pd hanno “minacciato” il Governo di votare a favore e solo un incontro con il Premier Conte ha evitato il “patatrac”. Il Pd alla fine ha votato contro e i renziani si sono astenuti, evitando che il Conte-2 andasse sotto, ma lo scontro è appena cominciato.

GOVERNO SI SPACCA SULLA PRESCRIZIONE

«La nostra riforma dal primo gennaio diventa legge. Su questo non discutiamo. Se il Pd poi vuol votare una legge con Salvini e Berlusconi per far tornare la prescrizione com’era ideata da Berlusconi sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà», attacca questa mattina al GR1 il leader grillino Luigi Di Maio, con il Ministro Bonafede che prova a spegnere il fuoco spiegando «il voto del Pd contro la proposta di FI può essere un buon momento per chiudere finalmente sulla riforma del processo penale». Ma la realtà è che lo scontro interno alla maggioranza è più profondo di quanto sembra: per capirlo basta sentire in un’altra intervista odierna, quella di Renzi al Messaggero, per leggere meglio le prossime “mosse” del Conte-2, «Volere una giustizia senza fine significa proclamare la fine della giustizia. E non abbiamo cambiato idea. Ora ci sono due alternative: la prima e’ che la nuova maggioranza trovi una soluzione. E sarebbe meglio. Se non accadrà noi non ci inchineremo al populismo giudiziario imperante. E dunque, se non ci sarà accordo, voteremo il ddl di Enrico Costa, persona saggia e gia’ viceministro alla giustizia del mio governo. Bonafede può cambiare la sua legge, se vuole, ma non può pretendere di cambiare le nostre idee». Per il M5s non si può cambiare una legge già pronta e con il Movimento tutto compatto nel volerla approvare, ma Zingaretti ha ribadito ancora ieri che «è inaccettabile l’ingresso della legge senza garanzie sulle durate dei processi». Ancora un renziano, questa volta Davide Faraone, spiega stamattina «L’idea perversa di processi eterni con noi non passera’: se il tema e’ prescrizione o morte, allora morte sia. Noi di Italia Viva non ci snaturiamo, questo e’ un governo di transizione, non di prospettiva. Non ci siamo sul Mes, non ci siamo sulla prescrizione. Sui processi abbiamo chiesto concretezza a Bonafede, vogliamo tempi certi nei processi. Se il governo continua a restare vago su questo punto noi voteremo sicuramente con Forza Italia contro il progetto della prescrizione killer», ha ribadito il deputato di Italia Viva intervenendo a Omnibus su La7. Nell’intervista a Repubblica Graziano Delrio (capogruppo Pd alla Camera) ha lanciato l’ultimatum al M5s «Abbiamo detto che il blocco della #prescrizione è accettabile solo se ci sono garanzie sulla durata del processo. Come sostiene anche la Consulta. Non stiamo difendendo una nostra bandierina. Sui diritti non si scherza». Caos era previsto e caos si sta dimostrando, in un tutto contro tutti che potrebbe alla fine favorire il Centrodestra in termini di consenso e possibilità di ritorno alle urne, dopo il già “strombazzato” caso Mes.

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