Presidi Lazio “Scuole aperte a settembre? Difficile”/ “Gli enti ci diano una mano”

- Claudio Franceschini

Presidi Lazio contro il protocollo Cts per le riaperture delle scuole a settembre: alcune norme sono di difficile attuazione, ha detto il presidente, che chiede aiuto anche agli enti locali.

Manifestazione scuola lapresse 2020
(LaPresse)

Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Presidi del Lazio, esprime qualche dubbio circa il protocollo del Comitato Tecnico Scientifico sul possibile rientro di tutti gli studenti nelle aule per il mese di settembre: si legge su Agi che ha intervistato il dirigente in merito. Ci sono parecchi punti di domanda aperti e la sua preoccupazione è che la responsabilità “vada a scaricabarile su presidi e collaboratori”. Il motivo? Appunto le linee guida indicate dal Cts, secondo il desiderio del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina che vorrebbe tornare alla didattica in presenza quando le scuole verranno riaperte. Rusconi ha già individuato qualche punto oscuro, e difficile applicazione di alcuni dei punti del protocollo. Citando il suo intervento, innanzitutto l’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza di 1-1,5 metri in classi che sono composte da 27 alunni (se non di più).

PRESIDI LAZIO: “SCUOLE APERTE A SETTEMBRE? DIFFICILE”

Non solo: si parla anche della possibilità di utilizzare le palestre, ma questa è una soluzione praticabile solo per una o due classi. Le lezioni all’aperto possono sicuramente essere un tema utile ma in determinate stagioni, dunque non in inverno e si sarebbe al limite anche in autunno, in caso di clima particolarmente inclemente; poi le condizioni di favore in cinema e teatri, ma per scuole che sorgono nelle periferie delle città questa possibilità sarebbe ben difficile da attuare. Rusconi ha poi sottolineato il fatto che certe competenze siano dei Comuni o delle Province: “Se c’è da tramezzare una palestra o un’aula magna per far entrare due classi, non si può far nulla se non interviene ad esempio il comune. In questo caso è la legge che parla: a intervenire deve essere il proprietario dello stabile, la scuola non può fare nulla nemmeno in un paesino.

Ancora, il presidente dell’Associazione Presidi del Lazio ha parlato del doppio senso nei corridoi, ricordando come alcune strutture (il 60%, ha detto) siano state realizzate prima degli anni Sessanta e prevedano corridoi strettissimi, con l’impossibilità di attuare quanto previsto dal protocollo Cts. Il tema rimane dunque quello del timore che alla fine le responsabilità di un mancato rientro nelle scuole sia buttata sui presidi e sui loro collaboratori: Rusconi auspica da questo punto di vista un maggiore coinvolgimento degli enti locali, specificando poi che “non possono mettersi presidi e collaboratori a cercare cinema e parchi per le lezioni all’aperto”. Su questo punto dunque c’è agitazione: se davvero si vorrà tornare in classe a settembre, ripristinando in toto la didattica in presenza, bisognerà che tutte le componenti si diano una mano e sia tutto in regola entro il tempo.

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