PRESTITO A FCA/ Gli incroci da “fanta-finanza” con l’Opa Exor su Gedi

- Paolo Annoni

Si sta parlando molto del prestito con garanzia dello Stato per Fca. Società non estranea a un’operazione riguardante un gruppo editoriale

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Il Lingotto a Torino (LaPresse)

Il prestito a Fiat Chrysler con garanzia dello Stato italiano, poco più di 6 miliardi di euro, verrà con ogni probabilità approvato nei prossimi giorni secondo le ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Gualtieri. Il prestito prevede, sempre secondo le parole del ministro, “impegni precisi e sanzioni” che però non sono ancora pubblici. Per Fiat Chrysler la garanzia dello Stato italiano comporta grandi vantaggi sia in termini di costo del finanziamento che di solidità finanziaria in una fase economica molto complicata, in cui il settore auto sta pagando molto: lo dimostrano gli ultimi dati sulle immatricolazioni europee, in particolare italiane, e americane.

In un contesto economico sfidante dove migliaia di imprese e partite Iva sono state lasciate senza aiuti, la solerzia del Governo italiano ha suscitato molte polemiche. Fiat Chrysler è ormai un gruppo internazionale con sede in Olanda che si appresta a una fusione con Psa e che negli ultimi anni ha chiuso stabilimenti in Italia. La stessa fusione con Psa ci consegnerà un gruppo molto più francese che italiano. Questa visione è coerente con il mega dividendo, 5,5 miliardi di euro, che toccherà agli azionisti Fca con la fusione.

La “polemica” è comprensibile: perché il Governo di un’economia in grande difficoltà dovrebbe avere un tale occhio di riguardo per un gruppo che ormai è poco italiano e le cui scelte negli ultimi anni non sono avvenute sempre all’interno di un’ottica di “sistema Paese”? I produttori di auto francesi con ogni probabilità non avrebbero mai avuto né la stessa libertà di azione, né, oggi, questo occhio di riguardo. La polemica è particolarmente antipatica perché migliaia di imprese e partite Iva sono rimaste sole a fronteggiare la crisi senza aiuti statali e lamentano enormi difficoltà “burocratiche” nell’ottenere finanziamenti bancari. Il problema è noto come dimostrano gli appelli del Primo ministro italiano alle banche perché facciano “un atto di amore”.

Data la crisi economica attuale, senza precedenti, lo Stato italiano si ritrova, sorprendentemente, con una grande leva verso l’ex produttore auto italiano: 6,3 miliardi di euro a condizioni molto privilegiate sono un aiuto eccezionale. Il potere contrattuale nelle relazioni Fca-Stato italiano, inaspettatamente e proprio grazie alla crisi, si sposta vero il Governo, che potrebbe imporre condizioni in termini non solo di salvaguardia di posti di lavoro, ma anche di nuovi investimenti e potrebbe persino dire qualcosa sui termini dell’operazione con Psa, da cui, nonostante la crisi eccezionale, uscirà un mega dividendo per Fca. Il rischio è che il finanziamento dello Stato italiano serva solo a puntellare finanziariamente una società indebolita dalla crisi e dall’uscita di cassa “monstre” per l’extra dividendo; il dividendo che rischiava di essere messo in discussione proprio dal crollo del Pil di molti Paesi.

Non sappiamo quali siano le condizioni che porrà il Governo italiano; sappiamo però che l’esecutivo che ha indici di gradimento in discesa e sembra aver deluso molte categorie produttive ancora prima che la crisi economica sia esplosa ha molto bisogno di buona “stampa”. Sappiamo anche che il principale azionista di Gedi, editrice di Repubblica e Stampa, non è esattamente estraneo a Fca. Sarebbe veramente triste se i soldi di tutti gli italiani, anche dei disoccupati, delle partite Iva e degli imprenditori che devono chiudere le imprese, servissero a interessi di parte che magari non si condividono per niente. Sarebbe uno scenario bruttissimo sicuramente partorito dalla nostra fantasia “malata”. Tra questo scenario e la fanta-finanza ci sono le condizioni del Governo. Siamo sinceri però: data la crisi, la conferma del maxi-dividendo è un pessimo segnale. Chissà se qualche articolo, magari per qualche settimana o mese, costeranno, metaforicamente, allo “Stato italiano” sei miliardi di euro. Che beffa!

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