Presunzione di innocenza, cos’è/ Approvato dl: più garanzie per chi è sotto inchiesta

- Chiara Ferrara

È stata rafforzata con un decreto legge la presunzione di innocenza, cos’è: dà maggiori garanzie a coloro che sono sotto inchiesta

presunzione di innocenza
In aula durante un processo (LaPresse)

Il decreto legge sulla presunzione di innocenza è stato approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi: esso garantirà maggiori garanzie a coloro che sono sotto inchiesta, evitando la spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie. Il testo, come riporta il Corriere della Sera, prevede diverse novità che riguardano la trasmissione di informazioni alla stampa. Il procuratore capo deve mantenere infatti «i rapporti con gli organi di informazione esclusivamente tramite comunicati ufficiali oppure, nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa».

L’aspetto più rilevante della misura, ad ogni modo, è quello relativo alla modifica del codice di procedura penale con l’inserimento dell’articolo 115-bis. Esso vieta ai magistrati di «indicare pubblicamente l’indagato come colpevole» in una qualsiasi dichiarazione che non sia una sentenza. In caso ciò avvenga e non arrivi una rettifica entro 48 ore, la persona in questione rischia delle conseguenze disciplinari e può essere condannato ad un risarcimento danni. E persino nelle ordinanze di misura cautelare l’autorità giudiziaria dovrà limitare «i riferimenti alla colpevolezza della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti, i requisiti e le altre condizioni richieste dalla legge per l’adozione del provvedimento». Infine, non sarà più possibile «assegnare ai procedimenti pendenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza», come ad esempio accaduto con Mafia Capitale.

Presunzione di innocenza, cos’è: un articolo desta polemiche

Il rafforzamento della presunzione di innocenza ha destato qualche polemica tra i magistrati, i quali ritengono che l’inserimento dell’articolo 115-bis nel codice di procedura penale, in particolare, sia un vero e proprio “bavaglio lessicale”. Già nei giorni scorsi, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sul tema si era espresso Nino Di Matteo. “Ci avviamo a una situazione nella quale fino alla sentenza definitiva i processi in tv li possono fare soltanto gli imputati e i parenti degli imputati mentre nessuna notizia potrà essere data dai procuratori e dalle forze dell’ordine”, aveva detto.



© RIPRODUZIONE RISERVATA