Processo Becciu, quasi 3 milioni a Diocesi di Ozieri/ “Nessuna natura caritatevole”

- Silvana Palazzo

Caso Becciu, verso processo: quasi 3 milioni di euro finiti a Diocesi di Ozieri e sarebbero stati gestiti dalla famiglia del cardinale. “Nessuna natura caritatevole”, osservano inquirenti

Becciu, Vaticano
Vaticano, le dimissioni del Cardinal Angelo Becciu (LaPresse, 2020)

Becciu premeva per avere i soldi che poi finivano nel feudo di Ozieri”, titola oggi La Verità tornando sulla vicenda del cardinale. Dalle carte dei pm vaticani, infatti, emergono particolari sconcertanti. Alla diocesi sarda sarebbero arrivati quasi 3 milioni di euro, che sarebbero stati gestiti direttamente dai famigliari del cardinale. Per la precisione, il conto corrente intestato alla Diocesi di Ozieri Caritas Spes società cooperativa tra il 2012 e il 2020 avrebbe registrato uscite di cassa per 2.801.837 euro complessivi, ma gran parte di quelle somme per i promotori di giustizia vaticani erano «sprovvisti della natura caritatevole». Inoltre, di quel rapporto bancario erano i principali amministratori Antonino Becciu, uno dei due fratelli dell’ex sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, e Giovanna Pani. I flussi verso la cooperativa hanno tre fonti diverse. La Segreteria di Stato, la Conferenza episcopale italiana e la stessa diocesi. Come evidenziato dal quotidiano, la prima ha versato 225mila euro, la seconda 600mila.

Ma per gli inquirenti in entrambi i casi sarebbe stato Becciu a fare pressioni «consapevole che il denaro sarebbe finito nella disponibilità del fratello». La Spes, inoltre, ha ricevuto dalla diocesi di Ozieri bonifici che indicavano come causale prestiti per un importo complessivo di 1.174.700 euro, ma questi importi non risultano esser stati restituiti, fatta eccezione per una tranche di 5mila euro.

DAL FEUDO DI OZIERI AL CASO CECILIA MAROGNA

Gli inquirenti hanno anche scoperto che in molti casi il fratello di Angelo Becciu riceveva a sua volta bonifici dalla cooperativa con causale “restituzione prestito” senza però trovare traccia di un flusso a monte partito dal conto personale a quello della cooperativa. Alla fine, il “feudo” di Ozieri tra prestiti non restituiti e investimenti “dubbi” è costato 1,4 milioni di euro alla Chiesa. E Angelo Becciu è accusato di peculato, abuso d’ufficio e subornazione. C’è poi la vicenda della suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, rapita il 7 febbraio 2017 nel sud del Mali da un gruppo jihadista. Tranche dopo tranche, e nella «massima riservatezza», il cardinale Angelo Becciu ha ottenuto dalla Segreteria di Stato ben 575mila euro che sono stati depositati in un conto usato da Cecilia Marogna, arrestata a Milano per peculato e poi scarcerata, ora imputata anche lei. Per Becciu, stando a quanto da lei spiegato, prestava «servizio professionale come analista geopolitico e consulente per le relazioni esterne per la Segreteria di Stato-Affari generali». Dall’analisi compiuta dal Corpo della Gendarmeria vaticana, quei soldi non sono stati usati per pagare il riscatto per suor Gloria, ma per oltre 120 pagamenti in diversi negozi di lusso, prestigiosi alberghi e ristortanti, per quanto riguarda le spese più “significative”.



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