Professoressa si finge nera per fare carriera/ “Anni di bugie”: sospesa da università

- Silvana Palazzo

Usa, professoressa si finge nera per fare carriera: “Ho mentito per anni, una bugia violenta”: università avvia indagine e la sospende

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Jessica Krug, professoressa si è finta nera per anni

Una professoressa di storia afroamericana alla George Washington University si finge nera per anni per fare carriera. Poi ha deciso di uscire allo scoperto e rivelare di essere una donna bianca di Kansas City di origini ebraiche. Jessica Krug, specialista di diaspora africana, aveva assunto diverse identità nel corso del tempo. Prima si descriveva come una nordafricana, poi nero-americana, quindi caraibica con radici nel Bronx. Dopo aver costruito una vita di bugie ha gettato la maschera, anzi le maschere, con un articolo su Medium. «Ho costruito la mia vita su una violenta bugia contro i neri e ho mentito sempre, a ogni respiro che ho fatto», ha dichiarato, come riportato da Leggo. Parlando del suo comportamento, ha poi spiegato che è «l’epitome della violenza, del furto e dell’appropriazione, della miriade di modi in cui i non neri continuano ad abusare delle identità e delle culture nere». La professoressa ha aggiunto di aver mentito anche nelle sue relazioni personali, nella vita privata e quindi non solo in quella pubblica, senza però entrare nel merito delle vere ragioni della sua scelta ma chiarendo di aver deciso di raccontare tutto in quanto è stata scoperta.

USA, PROF SI FINGE NERA PER ANNI E POI CONFESSA…

«Di nero nella mia vita ci sono solo le bugie, tossiche come il napalm». Il mea culpa ha spinto Jessica Krug a confessare di essersi macchiata di appropriazione culturale. La celebre università dove insegna ha annunciato di aver aperto un’indagine e l’ha sospesa, ma non ha rilasciato commenti sulla vicenda. Ma il suo volto è finito in tutte le televisioni e il New York Post ha deciso di dedicarle anche una copertina, scrivendo poi sulla foto dell’insegnante: “Pigmenti d’immaginazione”. Le radici di quella bugia pare siano da rintracciare in «certi disturbi mentali» di cui soffriva da giovane e anche di «un trauma vissuto durante l’infanzia», ma ha precisato di non considerarla una scusa. La sua confessione comunque ha scatenato una bufera sui social, con colleghi, studenti e amici che hanno commentato la vicenda. C’è chi ha espresso rabbia e chi comprensione. Ma non mancano i precedenti: nel 2015 un’attivista, Rachel Dolezal, era stata smascherata dai genitori con cui aveva rotto i rapporti. Era riuscita a diventare la presidente di Naacp, la più grande organizzazione per i diritti degli afroamericani, nella sezione di Spokane. Ma non era afroamericana.



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