PROGRAMMA DRAGHI/ I 4 pilastri per crescere e archiviare lo statalismo di Conte

- Natale Forlani

Il programma di Draghi sembra orientato a ridurre i tempi per la piena ripresa dell’economia e farla crescere sulla base di quattro assi portanti

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LaPresse

L’era del Governo Draghi è ufficialmente iniziata con la comunicazione introduttiva del Presidente del Consiglio incaricato per ottenere la fiducia del Senato, sobria dei toni, ma estremamente diretta nel delineare gli obiettivi e le discriminanti del programma del nuovo esecutivo.

Un’impostazione attenta a valorizzare gli sforzi finora sostenuti per salvaguardare la salute dei cittadini e la tenuta degli apparati produttivi e il sostegno al reddito dei lavoratori e delle famiglie, ma altrettanto consapevole della mole delle innovazioni che dovranno essere messe in campo per riuscire a traghettare il nostro Paese fuori dalla più grave crisi economica della storia della Repubblica.

Gli interventi per l’economia e per il lavoro vengono delineati sulla base di tre premesse: che, sulla base delle previsioni più recenti, i tempi del recupero delle perdite del Pil subite nel corso del 2020 per il nostro Paese, vengono traguardati verso la fine del 2023, rispetto al primo semestre del 2022 previsti per la media dei paesi aderenti alla Ue; che questi tempi dipendono principalmente dalla qualità e dall’intensità delle risorse e delle innovazioni nelle organizzazioni produttive e sulle risorse umane; che è necessario offrire un’adeguata protezione ai lavoratori coinvolti nelle riorganizzazioni produttive ma senza mantenere in vita le imprese inefficienti.

Le premesse orientano un programma che ha come obiettivo primario quello di ridurre i tempi per la piena ripresa dell’economia, e per indirizzarla in un sostenibile programma di crescita nel medio lungo periodo, che possiamo riassumere su quattro assi portanti: gli interventi per fuoriuscire dalle emergenze, l’utilizzo delle risorse europee, le riforme strutturali, gli investimenti sul capitale umano.

Nel breve periodo l’intensità della ripresa dipenderà essenzialmente dal successo della campagna delle vaccinazioni anti-Covid, e dalla realistica possibilità di offrire ragionevoli certezze agli operatori economici, alle famiglie, e ai consumatori sui tempi e sui comportamenti da adottare. Una fiducia che potrà essere rafforzata mettendo dei punti fermi per la riorganizzazione del calendario scolastico, dalla riattivazione dei servizi sanitari per la prevenzione delle malattie che sono stati trascurati nel corso della emergenza Covid, e dallo smaltimento dell’arretrato delle pratiche depositate presso le pubbliche amministrazioni.

La necessità di contemperare la gestione dell’emergenza con la messa in campo degli interventi destinati a produrre effetti nel medio lungo periodo viene sostanziata nelle linee di rifacimento del Recovery plan per l’utilizzo delle nuove risorse europee, che, partendo da una conferma degli obiettivi e delle missioni già individuate nella proposta del Governo uscente, propone di introdurre una puntuale definizione della governance dei singoli programmi, con l’individuazione degli attori istituzionali e privati destinati ad attuarli, la valutazione dell’impatto delle opere e degli investimenti in termini di ricaduta economica, ambientale e sociale, la verifica temporale del rispetto dei tempi previsti per utilizzo delle risorse.

Molto significativo il richiamo all’esigenza di ricondurre il ruolo dello Stato verso la missione di orientare, e controllare, l’utilizzo delle risorse pubbliche senza ampliare gli ambiti di intervento diretto delle amministrazioni pubbliche. Elementi di novità che marcano una sostanziale differenza rispetto all’impostazione statalista fornita dal precedente Governo, e motivati dalla necessità di aumentare l’effetto leva delle risorse pubbliche verso quelle private e delle conseguenti ricadute positive sul tasso di crescita dell’economia.

Il terzo asse portante del programma è rappresentato dalla promessa di mettere in campo le annunciate riforme del sistema fiscale, della giustizia e della Pubblica amministrazione, finalizzate a influenzare in modo strutturale l’utilizzo delle risorse, per offrire certezze agli operatori economici e ai cittadini, per migliorare l’equità delle prestazioni.

Negli investimenti sul capitale umano possono essere ricondotti gli interventi che il Presidente incaricato ha delineato per adeguare l’offerta educativa e formativa, il potenziamento degli istituti tecnici, dei percorsi di laurea tecnico-scientifici e delle attività di ricerca, nonché del complesso delle politiche attive, da mettere in campo con immediatezza, per migliorare le competenze dei lavoratori e l’occupabilità delle persone che cercano lavoro. Con una particolare, e dettagliata, accentuazione per quelle rivolte a incrementare il tasso di occupazione femminile e la parità di genere.

Il percorso delineato da Mario Draghi non è certamente quello di un Governo chiamato a gestire un’emergenza e per supplire alla carenza di una maggioranza parlamentare. Piuttosto deve essere interpretato, come più volte ricordato nella sua comunicazione, come un tentativo di offrire una piattaforma programmatica aperta, finalizzata a ricostruire su basi solide il percorso di crescita della nostra comunità, e in grado di motivare uno sforzo di coesione nazionale da parte delle forze politiche e sociali.

I riscontri sulla praticabilità dell’agenda Draghi non si faranno attendere. Le scadenze per la presentazione dei programmi per l’utilizzo dei fondi europei sono imminenti. Il 31 di marzo scade il blocco dei licenziamenti, e al di là delle implicazioni potenziali nel breve periodo, l’interrogativo sul come affrontare nell’immediato futuro l’aumento di un elevato numero di persone in cerca di lavoro non è eludibile. La scadenza delle cartelle fiscali e la crescita degli operatori economici insolventi rende problematico ogni proposito di riformare la struttura del fisco italiano. Il Governo uscente lascia in eredità anche gli impegni assunti per allargare la presenza dello Stato nella gestione di imprese che comporteranno oneri non indifferenti.

Il presidente del Consiglio è ben consapevole della portata della missione, dei tempi e delle condizioni per portarla a compimento. L’esecutivo da lui guidato, come ha tenuto a sottolineare nella parte introduttiva della comunicazione, non lo ritiene un Governo tecnico, di emergenza o di salute pubblica, ma semplicemente un Governo da valutare sulla base dell’efficacia delle sue azioni.

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