PROGRAMMI ELETTORALI 2022/ Incentivi e rigidità piacciono a tutti i partiti

- Giuliano Cazzola

Sul lavoro i partiti puntano su incentivi per le nuove assunzioni, detassazioni, decontribuzioni sorrette sovente da una maggiore rigidità

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A leggere i programmi elettorali (definitivi o quelli ancora in bozza) in materia di lavoro si ha l’impressione che l’accelerazione dei tempi della consultazione elettorale abbia preso impreparati i partiti, che sono stati costretti a riassettare le solite proposte con ben pochi sforzi di innovazione (ammesso e non concesso che i gruppi dirigenti fossero in grado di innovare). Anzi, il più delle volte vengono esacerbati i toni della narrazione nella convinzione che a mostrarsi più generosi si guadagnano voti. Proseguiamo dunque con una sintetica carrellata dei progetti delle coalizioni e dei maggiori partiti. 

In materia di lavoro si potrebbe affermare che le proposte sono più o meno le stesse: si rincorrono da destra a sinistra e risalgono indietro la corrente con un florilegio di incentivi per le nuove assunzioni, detassazioni, decontribuzioni sorrette sovente da una maggiore rigidità nelle regole del lavoro. Come se fosse possibile realizzare una politica caratterizzata da una maggiore stabilità a spese dello Stato. 

Centrodestra, programma comune: il lavoro è trattato insieme ai temi dell’economia.

– Taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori.

– Interventi sull’Iva per calmierare i prezzi dei beni di prima necessità e ampliamento della platea dei beni di prima necessità con Iva ridotta. Riduzione Iva sui prodotti energetici.

– Estensione della possibilità di utilizzo dei voucher lavoro in particolar modo per i settori del turismo e dell’agricoltura.

– Rafforzamento dei meccanismi di decontribuzione per lavoro femminile, under-35, disabili, zone svantaggiate.

– Innalzamento del limite all’uso del denaro contante allineandolo alla media dell’Unione europea.

– Bonus edilizi: salvaguardia delle situazioni in essere e riordino degli incentivi destinati alla riqualificazione, alla messa in sicurezza e all’efficientamento energetico degli immobili residenziali pubblici e privati.

– Contrasto all’immigrazione irregolare e gestione ordinata dei flussi legali di immigrazione.

– Favorire l’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati regolari

Come si può notare è un programma molto leggero. Evidentemente i partiti della coalizione hanno tenuto le novità nei loro programmi. Per esempio, Fratelli d’Italia oltre a un articolato programma di incentivi mirati e all’informatizzazione delle politiche attive del lavoro, propone una misura rivolta alle aziende riassumibile così: più assumi meno tasse paghi. Così ha spiegato il senso della proposta Giorgia Meloni: “Le priorità per il lavoro? Aumentare le buste paga e favorire le assunzioni con l’abbattimento del cuneo fiscale e con la nostra proposta ‘più assumi, meno tasse paghi'”. E ha aggiunto: “Non voglio uno Stato che metta in tasca i soldi ai cittadini per restare a casa, voglio uno Stato che crei le condizioni ottimali per avere una vita più che dignitosa”. 

È evidente la polemica contro il Reddito di cittadinanza che la coalizione di centrodestra vorrebbe abolire o rivedere radicalmente, anche per allocare diversamente le risorse stanziate. Quanto alla proposta in sé non sembra molto diversa da bonus triennale per le assunzioni che il Governo Renzi aveva inserito nella Legge di bilancio per il 2015. La legge (legge n.190/2014) introdusse delle misure importanti per favorire l’occupazione, mediante il riconoscimento di una decontribuzione triennale (2015, 2016 e 2017) fino a 8.060 euro l’anno per le assunzioni (e le trasformazioni dei contratti) a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2015. Nella successiva Legge di bilancio la norma venne prorogata sia pure in misura inferiore. A conti fatti si ritenne che i risultati ottenuti non fossero corrispondenti ai rilevanti stanziamenti finanziari e che la misura avrebbe “premiato” assunzioni che in parte sarebbero state fotte comunque. 

Quando si fanno proposte di questo tipo le forze politiche ignorano di solito la mole di incentivi, detassazioni vigenti e pensano sempre di aver trovato l’idea a cui nessuno aveva pensato prima. Salvo accorgersi che le aziende serie non hanno bisogno di incentivi se devono assumere e che – come diceva Marco Biagi – nessun incentivo economico è in grado di superare l’ostacolo di un disincentivo normativo, che alla fin dei conti sfocia nella tutela reale del lavoratore contro il licenziamento. 

Per quanto riguarda gli altri partiti del centrodestra non c’è molto da segnalare per quanto riguarda il lavoro. Per la Lega il tema è trattato in connessione con altri come il fisco, le pensioni, l’immigrazione. Da segnalare che nei programmi del centrodestra non si avverte il piagnisteo assordante che emana dai testi del centrosinistra e sinistra quando vengono affrontati i problemi del lavoro.

Centrosinistra. Accordo Pd/+Europa del 2 agosto: nelle due paginette del testo il tema del lavoro e delle politiche sociali è appena accennato. 

In ambito economico e sociale, le parti s’impegnano a contrastare le disuguaglianze e i costi della crisi su salari e pensioni, convenendo di realizzare il salario minimo nel quadro della direttiva Ue e una riduzione consistente del “cuneo fiscale” a tutela in particolare dei lavoratori. A ciò si aggiunge la proposta di una correzione del RdC. Questa parsimonia ha consentito al Pd di strafare e fare proprio il programma della Cgil. 

Il Partito democratico propone l’adozione di un salario minimo garantito per tutti. Si tratta di una misura di civiltà per combattere l’opportunismo dei lavoretti sottopagati, dei contratti pirata, delle cooperative spurie e delle piattaforme digitali. È una misura che restituisce piena dignità al lavoro: assieme a pochi altri Paesi europei – cinque, per la precisione – siamo gli unici a non averlo. Il salario minimo garantito sarà fissato da una commissione indipendente di cui faranno parte anche sindacati e organizzazioni datoriali. Le imprese saranno vincolate a usarlo solo in assenza di un contratto collettivo. 

Il lavoro temporaneo, se viene usato in maniera reiterata, deve costare di più, attraverso una buonuscita compensatoria, come avviene in altri Paesi europei, che l’impresa dovrà pagare a un lavoratore che non viene stabilizzato, in maniera proporzionale alla durata cumulata dei contratti temporanei che ha avuto. Ol lavoro temporaneo costerebbe di più per le imprese solo nel caso in cui usino ripetutamente la stessa persona senza garantirle un percorso verso la stabilità.

Ogni lavoratore dovrà ricevere un “codice personale di cittadinanza attiva”, nel quale confluirà un conto personale della formazione per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore. E che varrà per tutta la vita, indipendentemente dalle transizioni da un contratto di lavoro a un altro o da una forma di lavoro a un’altra. 

Va ridotto il costo del lavoro per il tempo indeterminato a tutele crescenti di un punto all’anno per quattro anni, in modo che alla fine della prossima legislatura il costo dei contributi sia al 29% rispetto al 33% di oggi. La riduzione del cuneo contributivo sarà fiscalizzata per salvaguardare le pensioni future.

Va sottolineato positivamente che il Pd non sconfessi i provvedimenti di cui è stato protagonista in materia di lavoro e che sono aspramente criticati dalle formazioni alla sua sinistra. “Se molti giovani sono disoccupati è anche perché oggi, in Italia, la transizione tra scuola e lavoro è più lunga che in tutti gli altri Paesi europei. Ecco perché, accanto a quanto fatto finora col Jobs act e con la Buona scuola, disegneremo anche in Italia, come già esiste da tempo in Francia, Germania e nei paesi del Nord Europa, un canale formativo professionalizzante che si sviluppi, in maniera integrata con il nostro sistema d’istruzione, a livello secondario e terziario. Sarà un percorso con pari dignità rispetto all’offerta accademica, con percorsi di studio meno teorici e più pratici, e con un finanziamento stabile. Nei prossimi cinque anni per il settore manifatturiero si stima un bisogno di 272 mila nuovi addetti, molti dei quali periti e laureati tecnico-scientifici. La via verso la qualità del lavoro passa anche dal saper intercettare questa domanda”.

Il M5S

Salario minimo: nove euro lordi l’ora di salario minimo legale per dire stop alle paghe da fame e dare dignità ai lavoratori che oggi percepiscono di meno. Contrasto del precariato: rafforzamento delle misure del Decreto dignità per mettere i lavoratori, in particolare i giovani, in condizione di sviluppare progetti di vita agevolando i contratti a tempo indeterminato. Stop a stage e tirocini gratuiti: stage e tirocini non possono essere strumento di sfruttamento della manodopera. Prevedere pertanto un compenso minimo per i tirocinanti e il riconoscimento del periodo di tirocinio ai fini pensionistici. Stabilizzazione di “decontribuzione Sud:” per proteggere e creare nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno. Cashback fiscale: introduzione di un meccanismo che permetta l’immediato accredito su conto corrente delle spese detraibili sostenute con strumenti elettronici. In questo modo semplifichiamo la vita dei contribuenti e contrastiamo l’evasione. Taglio del cuneo fiscale: per ridurre più incisivamente la differenza fra il costo del lavoratore per l’impresa e il netto percepito in busta paga dallo stesso lavoratore. Dalla parte delle donne: introdurre misure per un’effettiva parità salariale tra uomini e donne, per fare in modo che di fronte alle stesse qualifiche e alle stesse mansioni le donne abbiano una retribuzione reale non inferiore a quella degli uomini. Nuovo Statuto dei lavori, delle lavoratrici e dei lavoratori: per garantire a dipendenti e autonomi gli stessi diritti e le stesse tutele. Riforma degli ammortizzatori sociali in senso universale: anche per autonomi, partite Iva, liberi professionisti e per le nuove tipologie di lavoro. Rafforzamento del Reddito di cittadinanza: misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive. Monitoraggio delle misure anti-frode. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: sperimentazione di una riduzione dell’orario di lavoro soprattutto nei settori a più alta intensità tecnologica. Le imprese che aderiscono al programma ottengono esoneri, crediti di imposta e incentivi aziendali per l’acquisto di nuove dotazioni tecnologiche e nuovi macchinari. 

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