BOLLETTINO PROTEZIONE CIVILE 19 GIUGNO/ Dati coronavirus: +251 casi e 47 morti

- Davide Giancristofaro Alberti

Bollettino Protezione civile, i dati sul coronavirus del 19 giugno 2020: +251 casi e 47 morti, gli aggiornamenti sull’epidemia in Italia

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Giuseppe Conte in riunione con la protezione civile (LaPresse)

Ci sono 251 nuovi casi di coronavirus in Italia secondo il nuovo bollettino diffuso dalla Protezione civile. Di conseguenza, il totale delle persone che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia sono 238.011. A tal proposito, la Protezione civile precisa che «Regione Abruzzo ha effettuato un ricalcolo dei casi totali, sottraendo due errati positivi e che la regione Sicilia ha sottratto dai casi totali 397 unità». Rispetto a ieri i morti sono 47, quindi il bilancio delle vittime sale a 34.561 decessi. Il numero complessivo di dimessi e guariti invece sale a 181.907, con un incremento di 1.363 persone rispetto a ieri. Il numero delle persone attualmente positive quindi scende a 21.543, con una decrescita di 1.558 assistiti rispetto a ieri. Tra le persone attualmente positive 161 sono ricoverate in terapia intensiva, con un decremento di 7 pazienti rispetto a ieri; 2.632 persone sono ricoverate con sintomi (-235); 18.750 persone, cioè l’87% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Ma il bollettino della Protezione civile specifica nel dettaglio anche i casi attualmente positivi per regione. Sono 14.045 in Lombardia, 2.178 in Piemonte, 1.219 in Emilia-Romagna, 582 in Veneto, 423 in Toscana, 249 in Liguria, 988 nel Lazio, 560 nelle Marche, 125 in Campania, 255 in Puglia, 56 nella Provincia autonoma di Trento, 150 in Sicilia, 85 in Friuli Venezia Giulia, 407 in Abruzzo, 75 nella Provincia autonoma di Bolzano, 17 in Umbria, 30 in Sardegna, 4 in Valle d’Aosta, 34 in Calabria, 53 in Molise e 8 in Basilicata. (agg. di Silvana Palazzo)

BOLLETTINO PROTEZIONE CIVILE: OGGI NUOVI DATI

E’ atteso dopo le ore 18:00 di oggi, venerdì 19 giugno, il nuovo bollettino della Protezione Civile con i dati aggiornati sull’epidemia di coronavirus. I numeri comunicati ieri devono fare riflettere in quanto, per la prima volta dopo due mesi e mezzo, per l’esattezza dal 7 aprile, i pazienti ricoverati nelle terapie intensive sono tornati a salire. Sia chiaro, l’incremento è stato di sole cinque unità, ma resta comunque un campanello d’allarme da non sottovalutare. Nel contempo, sono saliti anche i contagi nuovi, ieri 333, nonché le vittime, altre 66, di cui 36 nella sola Lombardia. Bene invece Valle d’Aosta, Umbria, Molise e Basilicata, dove i casi nuovi sono stati zero, nonché Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, tutte regioni senza vittime. Un’Italia che continua ad essere spaccata in due, con Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna (e ieri anche la provincia di Trento), con numerosi casi ancora segnalati, mentre il centro e il sud che sono ormai ad un passo dal covid-free.

PROTEZIONE CIVILE, GIMBE: “SERVONO PIU’ DATI”

La Fondazione Gimbe ha cercato di dare un senso ai casi in aumento, senza però trovare la risposta: “I dati forniti dalla Protezione Civile – le parole del presidente Nino Cartabellotta – documentano un lieve incremento dei casi nell’ultima settimana rispetto alla precedente, ma non permettono alcun monitoraggio accurato in questa fase dell’epidemia. Invitiamo dunque le Regioni a trasmettere tutti i dati richiesti e chiede al ministero della Salute di renderli pubblici, sia in formato open per i ricercatori, sia in un formato di facile comprensione per i cittadini”. Servono maggiori indicatori per comprendere tale incremento, anche se non è da escludere che le numerose scene di assembramento viste in ogni angolo del Belpaese, possano aver contribuito a questi aumenti recenti. Da segnalare infine le parole del direttore di The Lancet, la rivista scientifica più prestigiosa al mondo, che ha spiegato: “Quante vite si avreste salvato e con un lockdown anticipato a febbraio? Diverse migliaia e anche di più – ha detto perentorio Richard Horton – questo è un virus con contagi esponenziali. Un ‘lockdown’ anticipato di una o due settimane può significare fino al 50 per cento di vittime in meno”.

PROTEZIONE CIVILE, iL BOLLETTINO DEL 18 GIUGNO



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