REPORT, LEGA DOPO PUNTATA: “QUERELIAMO”/ Video, anche la procura di Genova indaga

- Niccolò Magnani

Puntata Report contro la Lega: 49 milioni, la gestione Centemero e altri contratti “anomali”. Salvini “non mi occupo di quattrini, non sono preoccupato”

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Matteo Salvini, leader Lega (LaPresse)

Dopo l’inchiesta di Report andata in onda ieri sera, e anticipata da Repubblica domenica scorsa, la Lega annuncia una querela. «La solita narrativa fatta di omissioni, imprecisioni e pure invenzioni, salvo poi specificare che probabilmente è tutto legale», dice il tesoriere della Lega. Il conduttore della trasmissione di Raitre Sigfrido Ranucci ha replicato: «Trasparenza è fare chiarezza su alcuni passaggi di denaro e alle nostre domande Centemero non vuole rispondere». L’inchiesta raccontava gli intrecci societari con i relativi passaggi di denaro in società legate ai commercialisti della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni. Sulla vicenda Centemero non risponde, ma spiega che «sono mesi che ho dato pubblicamente risposte, punto a punto, alle solite fesserie. Si vadano a vedere il mio blog; io non ho tempo di rispondere a chi non ha alcuna intenzione di ascoltare». Stando a quanto riportato da Repubblica, gli investigatori della procura di Genova, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, stanno anche loro indagando proprio sui 480 mila euro di fondi pubblici dati alla cognata di Di Rubba. (agg. di Silvana Palazzo)

REPORT, INCHIESTA SU FONDI LEGA

Dopo la vicenda Armando Siri e i 49 milioni di euro dei “fondi”, il programma di Raitre Report torna a trattare della Lega ma questa volta sul fronte della gestione attuale, con alcuni elementi scoperti dalla trasmissione che metterebbero in discussione l’attuale tesoriere Giulio Centemero e ai suoi collaboratori Andrea Manzoni e Di Rubba. La tesi di Report riguarda nuovi elementi che metterebbero ancora più in “imbarazzo” il partito di Matteo Salvini in particolare sui rapporti tra commercialisti, partecipate e società fiduciarie che avrebbero stipulato un contratto da 480mila euro per la comunicazione istituzionale sui social con una barista bergamasca, cognata di Alberto Di Rubba (direttore amministrativo del gruppo parlamentare della Camera e amministratore della Pontida fin, immobiliare della Lega). Secondo quanto filtrato da Sigfrido Ranucci e dal suo team investigativo a Report – riportato da Repubblica – ci sarebbero diverse “anomalie” nelle spese che viaggiano tra le vecchie e nuove gestioni della Lega, da Umberto Bossi fino all’attuale organizzazione e struttura di Matteo Salvini. Centemero, Di Rubba e Manzoni avrebbero gestito diverse commissioni attorno alle immobiliari vicine al Caroccio: non solo, vi sarebbe anche una parte legata proprio alla tal Vanessa Servalli, la barista protagonista del lungo servizio di Report questa sera.

SALVINI REPLICA “NON MI OCCUPO DI QUATTRINI”

«Nel maggio 2018 la società Vadolive, di cui la donna è titolare, sigla un contratto con il gruppo parlamentare della Lega di Salvini al Senato per curarne la comunicazione sui social: quel denaro in realtà sembrerebbe destinato a Luca Morisi, spin doctor di Matteo Salvini», riporta Repubblica, anche se un testimone a Report racconterà «Il contratto è stato interrotto dopo qualche mese ma una parte dei soldi incassati dal gruppo della Lega, 87 mila euro, sono poi stati girati ad alcuni membri dello staff del ministro Salvini. Che però già all’epoca avrebbero dovuto avere un incarico fiduciario presso il ministero». Interpellato oggi, prima della messa in visione del servizio, il Ministro degli Interni nonché leader leghista Salvini replica così all’inchiesta di Report: «480mila euro usati per la comunicazione social finiti ad una barista? Io mi occupo di fare il Ministro dell’Interno e il Segretario del Movimento, fortunatamente di quattrini non mi occupo». Davanti al rischio di un altro “tormentone” politico in merito alla scomparsa di questi 49 milioni di euro divenuti ormai “famosi”, Salvini ha poi replicato ai cronisti dell’Ansa «non sono preoccupato da niente. Tanto, se si mette insieme l’Espresso, la Repubblica, la Corte dei Conti, non so quante decine di miliardi di euro dovrei avere in giro per il mondo. Una più, una meno, non mi tocca».



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