Pupi Avanti “Mio figlio Alvise ha il Coronavirus”/”Tutta la famiglia positiva e io..”

- Hedda Hopper

Alvise Avati ha il Coronavirus, Pupi Avati racconta il suo dramma in un’intervista: “La sua famiglia positiva, sono disperato”

pupi avati intervista ai lunatici
Pupi Avati, intervista Ai Lunatici su Radio 2 (foto: web)
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Sono milioni le persone in tutto il mondo che continuano a raccontare storie drammatiche e a prova che il Coronavirus non guarda in faccia niente e nessuno arriva anche quella di Pupi Avati. Il regista ha raccontato la sua disperazione e la sua impotenza quando ha scoperto che l’amato figlio Alvise Avati, che vive e lavora a Londra, è risultato positivo al Coronavirus insieme alla moglie e al figlio di 12 anni. Unico rimasto “immune” è l’altro figlio di Alvise di 11 anni. Il cineasta ha raccontato questi momenti difficili a Il Corriere della Sera raccontando della sua reclusione e di come i figli gli lascino la spesa in ascensore per non farlo uscire: “I due figli che abbiamo a Roma ci lasciano la spesa in ascensore. L’altro, che si occupa di effetti speciali per il cinema, è a Londra e si è ammalato di Coronavirus con tutta la famiglia. Per fortuna, dopo 18 lunghissimi giorni, stanno meglio e hanno ripreso una vita quasi normale. Non sentivano sapori né odori, avevano la febbre a 39, prendevano il paracetamolo, la febbre scendeva, poi risaliva. Avevano tosse, ma hanno sempre respirato bene. Ora, sentono solo una spossatezza infinita”.

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PUPI AVATI RACCONTA IL DRAMMA DEL CORONAVIRUS

Pupi Avati alla fine racconta anche della sua voglia di fare qualcosa, di voler portare la famiglia di suo figlio in Italia ma anche di non esserci riuscito per via delle restrizioni e di quello che sta succedendo in tutto il mondo: “Mio figlio mi ha risposto: papà, da voi ci sono mille morti al giorno. In effetti, non aveva senso e non si poteva. Dopo, col supporto del console italiano, non ci siamo mai sentiti soli”. Il regista ammette di non essere nuovo a questa “confidenza con la morte” che lui ha ricevuto in dono dalla cultura contadina ma si dice un po’ colpito dal silenzio che sente a Piazza di Spagna e poi il suo pensiero va all’immagine solitaria del Papa a Piazza San Pietro: “Oltre quella piazza, so che non ci sarà niente di più emozionante. Descriverla è impossibile, è una delle rare cose che vedi e per le quali non hai parole, perché sei sotto la dismisura della parte ineffabile della vita”. Ma uno come lui come passa il suo tempo? Scrivendo e mettendo in cantiere nuovi progetti tra cui il film su Dante Alighieri e quello sui genitori di Vittorio Sgarbi e studia clarinetto.

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