Quando e come potremo tornare ad abbracciarci?/ La “tecnica speciale” di Pregliasco

- Alessandro Nidi

Abbracciarci: da quando sarà possibile? I virologi sono concordi nel procedere per gradi e Pregliasco sviluppa una tecnica: visi all’esterno e…

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(Foto LaPresse)

In tempi di Coronavirus, in molti si stanno ponendo la medesima domanda: quando potremo tornare ad abbracciarci? Un quesito al quale gli esperti hanno tentato di rispondere in queste ore, con il virologo Roberto Burioni, docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che sul proprio profilo Twitter ha scritto: “Le cose vanno meglio, ma datemi retta: con gli abbracci e soprattutto al chiuso andate con i piedi di piombo”. Una dichiarazione da leggere in risposta a quanto accaduto in Gran Bretagna, dove è stato dato il via libera ai locali al chiuso e agli abbracci, seppure con prudenza e moderazione.

Affermazioni con le quali si è trovato d’accordo l’infettivologo Massimo Galli, il quale ha ricordato che l’immunità di gregge sarà raggiunta solo quando si inizierà a inoculare il vaccino ai soggetti più giovani. A loro si è unito anche Fabrizio Pregliasco, altro volto noto della sanità nazionale, che su “Il Corriere della Sera” ha spiegato: “Serve andare per gradi, ovvero osservare il contesto, preferire spazi aperti e badare anche alla durata dei saluti, che resta un elemento fondamentale”. Di fatto, meno si rimane a contatto e più cala il rischio di contrarre il virus Sars-CoV-2.

ABBRACCIARCI ANCORA: QUANDIO SI POTRÀ?

Sulla possibilità di tornare ad abbracciarci, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, sempre su “Il Corriere della Sera” ha osservato che “se i due visi rimangono ben separati, si può fare. L’abbraccio sta in mezzo, per gradiente di rischio, tra il bacio e la stretta di mano Bene avvicinarsi con le teste rivolte all’esterno, oppure, tra nonni e nipoti, abbracciarsi da dietro, stringendo i bambini alle spalle”. Fondamentale anche la scelta del destinatario del gesto, che deve essere selezionato tenendo a mente l’importanza di tutelare i soggetti fragili e a rischio, gli anziani e, non ultime, le persone che non sono state ancora sottoposte a vaccinazione. Opinioni poi ribadite nelle ore seguenti in occasione del suo intervento in collegamento audiovisivo all’interno del contenitore radiofonico “Un giorno da pecora” su Rai Radio Uno.



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